“L’arbitro”di Zucca pronto a fischiare l’inizio del festival

Il 27 agosto aprirà la sezione Giornate degli Autori Il regista di Oristano parla del film e degli attori

A quattro anni dal successo del suo cortometraggio “L’arbitro”, Paolo Zucca porta a termine l’operazione di realizzare un film ispirato a quell’opera breve grazie alla quale vinse il David di Donatello e tanti altri premi. E il film, dallo stesso titolo, con protagonista Stefano Accorsi, avrà l’onore di inaugurare il 27 agosto le Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia che si aprirà ufficialmente il giorno dopo: «Una cosa importante, non automatica soprattutto per un'opera prima. E stanno già seguendo tanti inviti per altri festival: mi hanno già chiamato dalla Corea e dalla Francia».

A proposito di Francia. Si era parlato di Cannes qualche mese fa.

«Sì, il film ha suscitato l'interesse del festival di Cannes, ma poi non si è concretizzato. Comunque Venezia va benissimo, uno dei festival più importanti al mondo. Inoltre il film ha già un’uscita, il 12 settembre, è sarà distribuito dalla Lucky Red. E il fatto che sia distribuito da loro forse è ancora più importante della partecipazione a Venezia. In Italia per come sono le cose oggi avere un buon distributore, su tutto il territorio nazionale, non è certo automatico».

Situazione non facile. Proprio durante la presentazione delle Giornate degli Autori il mondo del cinema si è fatto nuovamente sentire contro i tagli del governo.

«Basta pensare che a livello nazionale, dopo che il premier Letta aveva dichiarato che non avrebbe tolto un euro alla cultura, oltre al taglio del Fus con l'accetta sono state dimezzate le risorse del tax credit».

E a livello regionale?

«Premesso che il mio film è stato anche finanziato dalla Regione, servirebbero delle certezze, un sistema meglio strutturato. Per avanzare una serie di proposte da fare sia all'assessorato sia alla Film commission sta nascendo un gruppo che sia chiama Moviementu. Ci stiamo incontrando con altri registi sardi e operatori del settore che vorrebbero vivere di cinema come accade per esempio in Puglia dove hanno fatto delle politiche intelligenti che favoriscono il cinema. I presupposti ci sono».

Torniamo al film. Quali sono state le maggiori difficoltà nel passaggio dal corto al lungometraggio?

«La cosa più complicata la scrittura. Tirare fuori una sceneggiatura che fosse ben strutturata, che avesse il suo ritmo, che fosse frizzante, ma non banale. Un lavoro estenuante, ma gratificante, bello».

In che genere può essere inquadrato?

«Il film ha come tono prevalente la commedia, però rimane tutto lo spirito sia grottesco, sia epico e sia in qualche modo autoriale che c'era nel corto. Una commedia che non vuole rinunciare a una sua ricerca di tipo formale».

Nel cast ci sono tre noti comici sardi.

«Beh, Jacopo Cullin è prima di tutto un attore molto preparato e di grandissimo talento. Con lui è stato facilissimo».

E con Geppi Cucciari e Benito Urgu?

«Con Geppi abbiamo lavorato per togliere dal personaggio la Geppi che tutti conoscono. E con Benito lo stesso. Sono stati bravissimi».

Protagonista è invece Stefano Accorsi.

«Un grande professionista. Lavorare con lui è molto gratificante. Conosce molto bene la macchina da presa con tutta l'esperienza che ha e mi ha dato anche dei consigli preziosi».

Perché il bianco e nero?

«Motivi diversi. Uno dei principali che il bianco e nero consente di astrarsi dalla realtà. Volevo assolutamente evitare che il film fosse concepito come una rappresentazione concreta, oggettiva. Si tratta di un'opera di fantasia, senza un luogo preciso, anche se il film è girato e ambientato in Sardegna».

Dove avete girato?

«Il film racconta storie incrociate. Quella principale riguarda l’arbitro Cruciani che passa dall'ambire ad arbitrare la finale di Champions League alla terza categoria sarda. E abbiamo

girato molte fasi della storia a Cagliari, anche se poi nel film non risulta essere il capoluogo».

E la parte riguardante la terza categoria?

«Il contesto geografico dell’Atletico Pabarile, la squadra protagonista del film, è il basso Montiferru: Milis, Seneghe e Bonarcado».

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