Vecchioni cittadino onorario di Mamoiada

Coronamento di un profondo legame tra l’artista e il centro barbaricino: «Ora mi sento un vero sardo»

MAMOIADA. «È un sogno che si avvera». Roberto Vecchioni è cittadino di Mamoiada. Ieri mattina il consiglio comunale gli ha consegnato le chiavi della città. «Sognavo di essere vicino alla Sardegna - racconta l’artista brianzolo - già nel lontano 1962, quando per la prima volta arrivai nell’isola». Da allora quel legame con la terra dei nuraghi si è saldato a poco a poco. Inaugurato ai tempi delle numerose trasferte nel nord della regione, in visita dell’amico Fabrizio De Andrè, questa "simpatia" si è trasformata in un innamoramento vero e proprio. «Perché - spiega Vecchioni- è come se ti sentissi parte di una grande anima e vorresti parteciparvi. La cultura del vostro popolo ti prende, ti cattura».

Il conferimento dell’onorificenza, "l’isolanza", come preferisce chiamarla lo stesso artista, è solo l'ultimo passo di una fraternità costruita tra il paroliere-poeta e il centro barbaricino, ricca di tanti episodi e momenti. L’autore di Samarcanda, qualche mese fa, ha vestito perfino i panni di Issohàdore. Privilegio riconosciuto solo ai cittadini di Mamoiada. La commozione e la contentezza traspaiono nitide, mentre il primo cittadino Graziano Deiana legge le motivazioni, poste alla base del tributo: «Si è voluto dare merito al professore della vicinanza dimostrata nei confronti del nostro paese, della sua serietà e del suo impegno». «Io sono un uomo semplice, preferisco mille volte essere cittadino della vostra comunità che cittadino di New York», ha detto Vecchioni. Non ci si può che credergli. «Oggi -spiega- ho ricevuto uno di quei segni che porto sempre con me, che descrivono la mia vita, fatti di tante persone che mi vogliono bene. Ogni sera,mentre vado a dormire, pensando a ciascuno di quei segni, penserò anche a Mamoiada». «Oggi - aggiunge Luigi Crisponi, assessore regionale al turismo - ti è stato consegnato il passaporto barbaricino, ses un ommine de gabbale, uno di noi, poiché appartieni a questo entroterra aspro

e ruvido». «Una Sardegna selvatica e non patinata - evidenzia Gigi Sanna - la Sardegna dei Mamuthones e degli Issohàdores, che a Morgan faranno pure paura ma che sono simbolo di pace». «Porta questa Sardegna a Sanremo - è l’invito della storica voce degli Istentales. Atteros annos menzus».

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