I migliori amici dei bimbi autistici? Gli asinelli sardi

L’esperienza di una psicologa cagliaritana a Calenzano: ha comprato tre somari e li fa accudire ai piccoli pazienti

CAGLIARI

È finito negli Annali dell'Istituto superiore di Sanità. All'università di Sassari è stato il testimonial di una tesi di laurea perché se hai difficoltà nei rapporti interpersonali, se – per dirla col termine scientifico – hai “disturbi della comunicazione”, un valido sussidio si chiama onoterapia, cioè la cura con l'asino. Ancora meglio se hai l'aiuto di un palmare sul quale trovi immagini che, indicandole col dito, ti fanno entrare in sintonia con gli altri. E vivi il mondo che ti circonda. Quell'animale docile e il web sono così diventati complementari e si stanno rivelando un ottimo aiuto per chi ha difficoltà nelle relazioni umane perché – spiega la psicologa sarda Elisabetta Cannas – «per le sue semplici caratteristiche, come la lentezza, il pelo morbido, l'assenza di movimenti bruschi, il muoversi solo in presenza di una relazione con il suo conduttore, la sua flessibilità e la sua capacità di negoziare, l'asino è particolarmente adatto nella terapia con soggetti con Disturbo pervasivo dello sviluppo o semplicemente che presentano difficoltà nella relazione».

Educato. Non solo. L'asino non è un animale «addestrato ma educato», come fosse nel suo Dna. Così nasce il progetto “Asino per tutti”. E ora l'uso di un dispositivo informatico (vedi il testo in basso in questa pagina) rende tutto meno difficile. Con applicazioni che partiranno nella prima settimana di settembre in un centro specializzato, a Croci di Calenzano, nei pressi di Firenze dove la Cannas segue un gruppo di pazienti utilizzando, oltre i metodi classici della psicologia, anche quelli più pratici e piacevoli delle passeggiate e dell'incontro con i somarelli. Ovviamente sardi: «Li ho comprati dai nostri allevatori che affollano da decenni le colline toscane». Con un sogno: «Poter utilizzare – con tutte le autorizzazioni del caso – anche gli asinelli bianchi dell'Asinara». Quali nomi hanno? «Totò e Amelia. Il terzo, in limba, l'ho chiamato Trèsi».

Uno su mille. Quello dell'autismo – sindrome non sempre facile da accertare e da accettare – sta diventando un problema se è vero che – per le statistiche ufficiali – i soggetti coinvolti erano fino a pochi anni fa un neonato su mille. Le classi sociali più coinvolte e colpite sono quelle medio alte. E i numeri non sono certo in decrescita. Con gli studi più recenti e accreditati (la Sardegna non fa eccezione visto che in diversi centri – Cagliari, Nuoro e Sassari tra i più attivi – si stanno costituendo molte associazioni di famiglie coinvolte) si è scesi a uno ogni 400 e, nei casi meno gravi, a uno ogni 50. Non è una sindrome in aumento ma in emersione, precisano gli specialisti, perché ogni disturbo legato alla sfera della comunicazione era frettolosamente bollato come follia o schizofrenia.

Rain Man. No, è un'altra cosa. Seria. Ce lo avevano fatto capire alcuni film come “Rain Man” con Tom Cruise e Dustin Hoffman, anche “Forrest Gump” e – forse meglio di tutti – il lungomentraggio “Snow Cake” di Marc Evans. La terapia sta facendo passi in avanti. Elisabetta segue un bel gruppo di autistici in Toscana ai quali, dalla seconda settimana di settembre, offrirà il palmare made in Sardinia, balzato agli onori accademici a Sassari e finito nelle letteratura di molte riviste scientifiche. «L'asino – spiega la Cannas – avrà sempre la funzione di mediatore, di supporto e di facilitatore della relazione. Il palmare Alpaca colmerà invece la lacuna presente nella comunicazione con lo psicologo che si serve dell'onoterapia. Il paziente potrà comunicare la scelta dell'asino, le direzioni da prendere, gli stati d'animo, semplicemente sfogliando il dispositivo Alpaca e lasciando a casa i tomi cartacei ingombranti e fastidiosi specialmente quando si lavora con un animale così grande. Tutte le immagini utili nell'onoterapia sono state inserite in un piccolo dispositivo che il bambino o l'adulto potranno portare in tasca. E la comunicazione è agevolata, il soggetto si rende conto di entrare in sintonia, in simbiosi con gli altri e sta meglio». Chi governa gli asini? «Naturalmente io. Sveglia alle 7, per dare il fieno e riempire i secchi per l'acqua, per due volte al giorno, poi gli incontri con i ragazzi e gli adulti in terapia, lavori di gruppo e tante passeggiate con gli asini, sono momenti di vero relax e interazione, i risultati si notano. E ci si sente utili alla società». Il percorso terapeutico è coinvolgente: la lentezza e la tranquillità dell'asino ben si adattano al bambino che rispetta i tempi del suo amico a quattro zampe. «Le mani e il naso sono il canale principale per la conoscenza, nasce amicizia perché l'asino ha un olfatto sensibilissimo. Il bambino che usa spazzola e striglia si sente non solo utile ma capito e amato e si muove con maggior agilità. È entusiasmante osservare i momenti di crescita comunicativa, vedere il bambino o l'adulto – prima imbronciati – sorridere. È una autentica negoziazione quasi maieutica, avviene e se ne deve prendere atto. Nel rapporto fra l'asino e l'uomo man mano viene modulato anche il tono di voce del soggetto in terapia».

Passioni. Per Elisabetta Cannas, cagliaritana, 33 anni, è stato l'approdo quasi naturale delle sue passioni e dei suoi studi. Dopo le elementari alla “Meilogu” approda alle superiori, sceglie il liceo psico-pedagogico De Sanctis, all'università Psicologia e varca il Tirreno «perché la specializzazione che io volevo mancava sia a Cagliari che a Sassari». Ed eccola alla Sapienza di Roma, studi regolari, le interessa la criminologia, anche la tesi va verso quella direzione con un docente di origine sassarese, Carlo Serra, scomparso di recente. Titolo: “Unabomber e la rappresentazione sociale: due regioni a confronto”. Le regioni sono ovviamente quelle del Nord Est – Friuli-Venezia Giulia e Veneto – dove il fenomeno Unabomber e le violenze connesse, compresi gli attentati dinamitardi tra gli anni '90 e Duemila, era tanto inestricabile quanto preoccupante. Col titolo di psicologa in tasca fa il servizio civile alla Federazione italiana delle comunità terapeutiche di Roma. Ma si rende subito conto che stare dietro una scrivania non le va proprio a genio.

Sintonia. Patita com'è della rete, in Internet si imbatte sugli asini in via d'estinzione. Legge degli allevamenti di Ortueri e di Mandas in Sardegna, dell'azienda Bellosi a Castiadas, del convegno sulle proprietà del latte d'asina tenuto alla Camera di commercio di Sassari. L'interesse cresce ed eccola crearsi il lavoro di psicologa con l'ausilio dei somarelli. «I primi due li ho comprati nel 2008 da un allevatore di Serramanna, una era gravida e così l'allevamento cresce pian piano. Ne seguo i movimenti e mi rendo conto subito dei possibili risultati terapeutici. L'asino è un animale veramente flessibile e intelligente, entra in sintonia con chi gli sta vicino. Quando poi ho scoperto il palmare Alpaca sul quale, digitando in modo corretto, si possono trasmettere sensazioni o semplici indicazioni, ho proprio pensato di utilizzarlo. Oggi mi dedico a tempo pieno a questa attività. Che di soddisfazioni ne dà tante. In questo periodo sto seguendo cinque casi. Ma è bene non illudere nessuno perché i problemi sono davvero tanti e complessi e i casi sono sempre uno diverso dall'altro. C'è ancora tanto da studiare e da sperimentare. Anche se l'onoterapia i suoi successi li sta raggiungendo».

Crisi devastante. Ha mai pensato di fare lo stesso lavoro in Sardegna? «Ci sono stata anche da poco, ho parlato con colleghi di Sassari e Cagliari. Mi sono imbattuta in una crisi economica che non immaginavo così devastante. Molti amici, decisamente preparati, vivono senza alcun tipo di prospettiva, semmai con lavori saltuari da otto euro all'ora. E anche nell'isola la sindrome dell'autismo sta diventando seria, non può essere sottovalutata. Ma l'approccio non può essere né saltuario né volontaristico. No. Lavorare da libero

professionista in questo settore prevede che gli utenti riconoscano la tua professionalità e ti retribuiscano in modo adeguato. In Toscana questo avviene, lo capiscono i singoli, lo capiscono le amministrazioni pubbliche, le Asl in modo particolare. So che in Sardegna non è la stessa cosa».

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