Arabi e turismo, corrono con i cavalli i sogni targati Dubai

Entusiasmo, scambi culinari e contatti commerciali ad Arborea: oggi entra nel vivo l’Endurance Lifestyle 2013 - FOTO

ARBOREA. Mentre sette tour operator di Dubai e quaranta della Sardegna si scambiano informazioni e contatti per aprire una pagina del turismo inedita sul fronte degli Emirati Arabi Uniti, là nel prato verde, cento metri più avanti della sala congressi, viene eretto l’alloggio del principe ereditario di Dubai, Rashid Al Maktoum. Il figlio dell’emiro, affermato campione della disciplina sportiva che sposa cavallo e ambiente, domani sarà all’Horse country per partecipare al Sardegna Endurance Lifestyle 2013. Lo sceicco è arrivato ieri all’aeroporto di Olbia alle 16.35 con il suo jet privato. Una quarantina di persone al seguito, molti componenti della famiglia, tanti assistenti e i cavalieri che prenderanno parte alla manifestazione equestre. Niente amazzoni, seppure le donne che praticano equitazione e endurance siano ormai consuetudine negli Emirati. Un tempo era vietato alle bambine e alle nubili (per ragioni di “tutela della femminilità”).

L’alloggio. Shaeikh Hamdan non trascorrerà la notte in questa tenda-palazzo, montata e allestita in una settimana. L’impresa delle pulizie è impegnata negli ultimi ritocchi su questi mille metri quadrati di edificio bianco a un piano. Lampadari con grappoli di luci. Sala ricevimenti con una decina di tavoli rotondi, lucidissimi. Bagni con rubinetteria d’oro. Soggiorni e terrazzi chiusi da vetrate a porte scorrevoli, con poltrone in vimini grigio. Qui, dopo il suo arrivo in elicottero in uno sterrato adeguatamente spianato poco oltre il paese, sabato il principe si tratterrà e probabilmente riceverà alcuni ospiti istituzionali.

L’economia. Questo sport nazionale negli Emirati lo sceicco vorrebbe vederlo riconosciuto come disciplina olimpica. Mentre persegue la sua battaglia, insieme ad altre famiglie reali, lo sceicco dà uno sguardo alla Sardegna per capire quale beneficio possano reciprocamente scambiarsi. Arriva da Dubai con un messaggio che dice del suo interesse primario per il proprio Paese e per l’isola: «In primo luogo il sostegno alla fase di crescita che stiamo progettando per il nostro emirato, facendo in modo che i settori chiave della nostra economia siano ancora più forti e in grado di garantirci competitività». Qui s’innesta l’occhio di riguardo per la Sardegna. «A Dubai non si ha una precisa percezione della Sardegna, si sono anche stupiti di vederla così grande. Conoscono solo le grandi città italiane. Questa occasione permette di approfondire la conoscenza, ma soprattutto di estendere il flusso turistico dagli Emirati alla Sardegna anche alla popolazione media, oltre quindi la fascia della ricchezza», spiega Jessica Scopacasa, responsabile dell’Antenna Enit di Dubai.

Fascino e interesse confermati da Nadia Affaoui, tour operator di Dubai: «Sì, i nostri colleghi hanno mostrato molto interesse, i contatti sono stati favorevoli, speriamo di poter dare seguito organizzativo favorevole». Aspettativa che nutre anche Andrei Kastramin, russo, operatore che si occupa di aprire il fronte degli Emirati verso il proprio Paese.

Investimenti. Lo sceicco è interessato a investimenti più consistenti in terra sarda? Difficile dirlo. I tour operator hanno visitato l’altro ieri i siti minerari del Sulcis Iglesiente e faranno altrettanto in Costa Smeralda. «Certo, possiamo considerare questa occasione come il giusto approccio e una premessa per eventuali sviluppi in altri settori – ipotizza Mauro Marzocchi, segretario generale delle Camere di commercio italiane negli Emirati arabi –. Ci sono molte affinità, e dalle parole del presidente Cappellacci si capisce la volontà di un atteggiamento più costruttivo su questi mercati».

Comunque il rapporto Sardegna-Emirati è tutto da edificare: lo dicono i numeri, che tuttavia fanno prevedere a Marzocchi uno scenario d’ottimismo. L’export italiano negli Eau durante il 2011 è stato contraddistinto dal segno “più” per il 38 per cento. L’anno successivo è cresciuto di un ulteriore 16.5%. Che, tradotto, vuol dire affari per 5 miliardi e 510 milioni in un anno (mercato prevalentemente orientato sulla meccanica): affari superiori di 600 milioni rispetto al Brasile, all’incirca eguali al Giappone, più alti del 60 per cento dell’India. E l’isola? Esporta negli Emirati arabi per 86 milioni.

Puledri e cucina. Dubai è già al gusto di Sardegna: nella città fatta di grattacieli ci sono 147 ristoranti italiani. Grandi prospettive per la bottarga, per i formaggi, per i dolci. Ma anche altro. «Non tutto è crisi, c’è chi lavora, produce e opera per costruire meglio. Questo significa mettere in campo occasioni come oggi», osserva Agostino Cicalò, presidente regionale della Confcommercio. I cavalli sono il piatto forte del menù (oggi il Forum allevatoriale): risorsa rilevante in Sardegna che genera redditi e lavoro. L’Horse country di Arborea, 34 ettari, mille posti letto, un impianto tra i migliori d’Europa per l’equitazione, la dice lunga su questa tradizione. Grande domanda per l’anglo-arabo-sardo, sia per l’allevamento e sia per la riproduzione, ma disponibilità contratte. Negli ultimi tre anni è nato il 65 per cento di puledri in meno. Di questo soffrono gli allevatori. E sulla loro richiesta di aiuto ha puntato Cappellacci prendendo in mano questa manifestazione.

La polemica. Le osservazioni sull’utilizzo corretto della lingua inglese nel materiale illustrativo sollevate da Mario Diana, sono state accolte «con disappunto» da Pasquale Ittiresu, presidente della sezione equini Apa di Sassari, che rilancia: «Era ora che la politica regionale, dopo tre anni di incontri, tavoli di lavoro, decreti e finanziamenti virtuali, finalmente, grazie all’evento endurance, concretizzasse quanto promesso per salvare il cavallo sportivo dall’estinzione».

Le carote. Quando i tour operator si salutano, sono ormai le 18. Il camion per trasporto cavalli arriva all’Horse Country. Eccoli, i nove puledri straordinari dello sceicco. Sono arrivati da Londra su un aereo privato all’aeroporto di Elmas. Accolti con affetto da trenta groom (stallieri) vengono rinfrescati e ospitati nei box. Qui saranno rifocillati con biada fresca e nutriti con le carote confezionate in sacchi a rete arrivate insieme a loro da Londra, con la probabile convinzione che quelle locali non siano adatte ai cavalli reali, nonostante di carote siano ingordi gli stessi anglo-arabi-sardi.

In tema di alimentazione ci deve essere qualcosa da mettere a punto in questa nascente relazione che pure è stata seminata con un iniziale milione di investimento (200mila euro dalla Regione, 100mila da un privato, 700mila dall’impegno degli sponsor). Infatti la tavola per gli ospiti del settore

turistico è stata imbandita dalla struttura alberghiera dell’Horse con vini di Mogoro, bottarga di Cabras, formaggi di Marrubiu, lorighittas di Morgongiori e altre bontà della cucina sarda. Ma lo staff dello sceicco è arrivato con catering dall’Inghilterra.

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