Primarie o “sanguinarie”? È guerra tra i grillini

Il documento circolato nel web sulla scelta dei candidati alimenta le polemiche I presunti sottoscrittori si difendono: è solo una bozza, non l’abbiamo firmato

SASSARI. C’è chi le chiama già le sanguinarie e chi chiede a gran voce l’espulsione di quanti starebbero tramando contro trasparenza e democrazia. Oggetto: le primarie (sanguinarie) interne al Movimento 5 Stelle in vista delle Regionali del 2014 e il documento-regolamento datato 21 agosto, attribuito all’esponente algherese di M5S Alessandro Polese e fatto circolare domenica sul web dall’attivista gallurese Gian Mario Marongiu. Tra i grillini il caso è esploso in un attimo e si è portato dietro veleni e scambio di accuse reciproche all’interno di un movimento che sembra navigare in acque piuttosto agitate.

Le accuse. Gli attivisti contestano il progetto di affidare a un gruppo di persone (le liste certificate) il compito di decidere come saranno individuati i candidati. E poco interessa se, nel documento, c’è scritto che gli stessi candidati saranno selezionati attraverso procedure interne “trasparenti e partecipate”. Non basta, dicono su Facebook i grillini, contestando la segretezza del documento, la mancata condivisione della proposta (non se n’è parlato neanche a Laconi il 31 agosto durante l’incontro regionale) e la possibilità che qualcuno sia escluso da una competizione che deve essere aperta a tutti attraverso la Rete.

Il documento. Tre pagine e mezzo, in testa i nomi dei rappresentanti delle 5 liste certificate. Si tratta di Giorgia Di Stefano (Alghero), Mario Puddu (Assemini), poi Valerio Mereu (Quartucciu): errore, perché il consigliere di Quartucciu non è Mereu ma Bruno Flavio Martingano. Infine un consigliere senza nome di Senorbì (dovrebbe trattarsi di Michele Schirru) e di Sennori (l’esponente del M5S è Antonio Piu). Tra le regole, quelle che provocano probabilmente le maggiori tensioni sono le prime due: essere iscritto e certificato al blog nazionale da prima del 31 dicembre 2012e avere svolto almeno nell’ultimo anno attività documentabile a favore del Movimento in maniera continuativa. Poi, alla fine, l’elenco dei presunti sottoscrittori del documento, i tre citati più i due consiglieri anonimi. Ma neppure una controfirma per dare la prova che si tratta di un documento definitivo e condiviso.

I presunti autori e sottoscrittori. Alessandro Polese, considerato l’autore del documento, non risponde al telefono. Già candidato alle ultime comunali di Alghero, esponente storico del Movimento, sceglie il silenzio. Parlano, invece, alcuni dei presunti sottoscrittori, accusati da un folto gruppo di attivisti di avere tradito i principi del Movimento. DiceMario Puddu, da pochi mesi sindaco di Assemini: «Quel documento l’ho ricevuto ma non l’ho sottoscritto. Aspettavo di parlarne con il gruppo di Assemini, qualsiasi decisione sarebbe stata presa tutti insieme. Ma un elemento è fondamentale: le regole nazionali dicono che è questa la procedura da seguire? Oppure no? Deve essere Grillo a dirci come devono essere individuati i candidati alle Regionali e chi correrà per la presidenza». Ad ogni modo, Puddu non boccia il documento: «È in parte condivisibile, perché garantisce trasparenza e allo stesso tempo tutela gli attivisti di lungo corso. Ci sarebbe infatti da discutere sull’opportunità che anche gli ultimi arrivati possano essere candidati». Anche Giorgia Di Stefano, consigliere comunale 5 Stelle ad Alghero, precisa che il documento oggetto della discordia «è solo una bozza, una delle tante circolate in questi giorni. Infatti non è corredata da alcuna firma perché non è stato raggiunto tra le liste certificate l’accordo di massima sul testo». La Di Stefano va oltre: «Si tratta di una proposta legittima e democratica, includente e non escludente come dice chi teme forse una selezione severa che non farebbe il gioco di quanti vogliono le primarie aperte a qualunque approfittatore».

Guerre fratricide. Michele Schirru, consigliere comunale di Senorbì, non ci va leggero. A nome dell’Associazione 5 Stelle di Senorbì conferma di avere ricevuto e analizzato la bozza. E rilancia: «Riteniamo che solo i gruppi locali possano esprimere al meglio le candidature. Sono loro che conoscono e si possono fidare del proprio candidato». Anche perché il calendario corre: «Premesso che siamo a settembre, dov’è il programma?

Nelle assemblee regionali abbiamo assistito a lotte tra fazioni, a guerre fratricide. Le elezioni sono ufficialmente a febbraio, ma chi dice che la giunta non cada e si vada a votare fra 30 giorni?». Non c’è tempo da perdere, dunque. Ma la sensazione è che l’accordo non sia dietro l’angolo.

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