Soddu: «L’isola ai piedi degli emiri»

Dibattito su cultura e politica: l’intervento dell’ex presidente della Regione

ARZACHENA. «Dalla cultura alla politica» era il tema del dibattito che ha preceduto l’apertura della mostra “Gli atlanti” dedicata ai piccoli comuni dell’isola. E la politica, con richiami forti al futuro della Sardegna, è diventata protagonista della mattinata nell’auditorium di Vigne Surrau (un piccolo capolavoro di architettura immerso tra 40 ettari di filari). Non solo perché molti dei cinquanta sindaci coinvolti nel progetto di Ligios erano presenti, ma anche perché il pubblico era composto per larga parte da amministratori o ex di piccoli o grandi comuni. Lo stesso padrone di casa, Tino Demuro delle Vigne Surrau, è stato sindaco di Arzachena, e così Salvatore Ligios in gioventù nel suo paese, Villanova Monteleone.

In apertura, l’intervento della storica dell’arte Sonia Borsato si concentra sul rapporto tra immagine e politica: un’attrazione fatale che in Italia vanta una lunga tradizione, da Mussolini a Berlusconi. Al contrario, quello di Ligios con i cinquanta sindaci è un viaggio alle radici dell’impegno.

Lo storico Manlio Brigaglia sottolinea come gli amministratori ritratti siano perlopiù giovani, ma segnala il fatto che le donne non siano più di quattro. Si domanda se in realtà non siano propri questi i paesi ideali da amministrare, in una nazione dove impera lo scaricabarile delle responsabilità.

A parlare poi è Silvio Manca, sindaco di Bidonì, paese di 150 anime, che da tempo denuncia il problema dello spopolamento dei paesi dell’interno. Racconta la sua esperienza di amministratore, in paesi dove spesso non c’è neppure un negozio di genere alimentari, e servirebbe dunque un regime fiscale particolare perché si tratterebbe di un «servizio sociale». Ma ammette che i piccoli comuni possono incentivare queste e altre attività, perché al contrario dei grandi «con il Fondo unico godono di discrete risorse finanziarie».

A seguire, Antonello Passiu, sindaco di Villa Sant’Atonio e rappresentante dell’Anci, chiede la ripresa della mobilitazione per queste comunità, destinate gradualmente ad estinguersi.

Chiude Pietro Soddu, politico di lungo corso nella fila della Dc prima (per sette volte presidente della Regione) e del Partito popolare poi. Anche lui ha cominciato come sindaco di un piccolo comune, Benetutti, ad appena 21 anni. La sua analisi non si ferma ai paesi minori, ma abbraccia la situazione generale della Sardegna, che Soddu vede in piena agonia. Come uscirne? Ricompattandola, dice, abbracciando la modernità con la consapevolezza della propria identità, «come fanno Paolo Fresu nella musica o Michela Murgia nella letteratura», con lo sguardo rivolto al futuro e non al passato. Senza alimentare falsi miti o inventare tradizioni posticce. Stoccata finale al presidente Cappellacci e anche ai politici

di Arzachena: folle, dice Soddu, aver nominato Sardus Pater l’Aga Khan, pur con i suoi meriti. Ancora di più prostrarsi come «tahitiani con le corone di fiori» ai piedi dell’emiro di turno. «Ci affidiamo ai miracoli, ma dobbiamo essere noi i profeti del cambiamento», conclude. (p.me.)

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