Appalti G8 alla Maddalena, la cricca rinviata a giudizio

Roma, diciotto imputati per gli appalti: tra loro l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Il sindaco Comiti: «La nostra isola si costituirà parte civile, vogliamo che i danni siano risarciti»

ROMA. Va a processo il «sistema gelatinoso» che anche La Maddalena ha conosciuto bene in occasione dei lavori per il G8 del 2009 poi trasferito all’Aquila appena colpita dal terremoto. La cricca, il gruppo di imprenditori e pezzi dello Stato accusati di avere pilotato appalti milionari che ruotavano intorno al G8 e ai cosiddetti «Grandi eventi», dovrà affrontare un nuovo processo a Roma. Il gup Massimo Di Lauro ha deciso per il rinvio a giudizio di 18 persone tra cui l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, gli imprenditori Diego e Daniele Anemone, l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci.

Oltre a loro, alla sbarra anche i funzionari pubblici Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola e l’ex commissario straordinario ai Mondiali di nuoto Roma 2009 Claudio Rinaldi. Il processo è stato fissato per il prossimo 20 gennaio davanti alla ottava sezione penale del tribunale capitolino. Gli imputati, a seconda delle diverse posizioni, devono rispondere dei reati di corruzione e associazione per delinquere.

L'indagine sulla «cricca» mosse i primi passi a Firenze nel 2008: al centro degli accertamenti la Scuola per marescialli dei carabinieri costata 450 milioni di euro e non ancora inaugurata. Per le vicende legate a quell’appalto, Balducci e De Santis sono stati già condannati per corruzione. Successivamente l’inchiesta «Grandi eventi» fu trasferita a Perugia perché tra gli indagati figurava anche l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro. Il magistrato nel luglio 2011 ha patteggiato davanti al gup 8 mesi per rivelazione di segreti d’ufficio: avrebbe infatti informato i componenti della cricca delle indagini in corso nei loro confronti.

Da Perugia il successivo trasferimento dell’inchiesta a Roma: nel capoluogo umbro è rimasto solo il filone per il capo di imputazione che riguarda Anemone, Balducci e l'avvocato Edgardo Azzopardi nella parte dell'utilizzazione di segreti d'ufficio rivelati da Toro. Ieri il gup romano ha accolto la richiesta dei pm Roberto Felici e Ilaria Calò, titolari del fascicolo che rappresenta uno dei numerosi procedimenti nati intorno alle irregolarità intorno all'aggiudicazione dei lavori per le opere del 2010.

L'impianto accusatorio ha definito la condotta di Bertolaso illecita per il reato di corruzione. Secondo i pm di piazzale Clodio, l'ex numero uno della Protezione civile nella veste di pubblico ufficiale avrebbe favorito Anemone in cambio di denaro e favori di vario genere, anche di tipo sessuale. Dopo l'udienza Bertolaso ha lasciato la cittadella giudiziaria di Roma senza voler lasciare dichiarazioni ai cronisti: in diverse occasioni, anche in un recente interrogatorio, ha più volte ribadito di non aver mai preso tangenti per gli appalti del G8, di non aver mai compiuto scelte economicamente svantaggiose per la pubblica amministrazione e, soprattutto, di non aver mai favorito alcun imprenditore nell’affidamento delle opere.

A Balducci e Anemone, oltre a diversi episodi di corruzione, viene contestata (insieme ad altri 12 imputati) l'associazione per delinquere. Il processo ruota intorno alla figura del costruttore Diego Anemone. Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di avere fatto parte di un sistema in grado di condizionare l'assegnazione di alcuni dei lavori pubblici più importanti degli ultimi anni, dal G8 che doveva tenersi alla Maddalena alle opere per i 150 anni dell'unità d'Italia (tra le quali il completamento dell’aeroporto internazionale di Perugia), passando per lo stadio

centrale del tennis del Foro Italico (Mondiali di nuoto a Roma nel 2009).

Il prezzo della presunta corruzione – sostiene l’accusa – sarebbero state ristrutturazioni di immobili, assunzioni di domestici e di figli, auto di lusso ma anche favori sessuali con pagamento di escort a domicilio.

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