Tognolini, il poeta e le “Rime raminghe”

Tuttestorie, l’autore presenta i suoi «componimenti per qualcosa e qualcuno»

di Roberta Sanna

CAGLIARI

Un titolo come “Rime Raminghe” si addice al poeta, scrittore e autore televisivo Bruno Tognolini, che la Transumanza Poetica, sua la definizione, la pratica da ventitré anni girando scuole e biblioteche in tutt’Italia, «quasi andassi a trovare i lettori uno ad uno». Qui al Festival Tuttestorie «che è specialissimo davvero, lo dico non solo come ideatore e autore ma come frequentatore di altri festival», Tognolini c’è anche per presentare il suo ultimo libro che raccoglie cinquanta delle “Rime d’Occasione”, scritte per qualcosa o qualcuno negli ultimi quindici anni. All’inizio l’occasione era data da un avvenimento ma l’iniziativa era sua, «come Foscolo per Luigia Pallavicini caduta da cavallo. Non credo che l’abbia richiesta lei, o il cavallo. Scrivevo quando occorreva, insomma». Poi sono arrivate le tante richieste. «Rime Raminghe è la casa dove sono andate a rintanarsi, dopo aver girato nel mondo ed essere state usate».

Una sorta di poesia applicata, dice, e lui un “Poeta Per”. «In greco si dice epì, come ho imparato al Liceo Dettori. Ecco quindi l’Epitalamio per le nozze di Manuela Fiori: era per lei ma è andata in giro con successo per tanti matrimoni». Anche durante la lunga stagione di rime su commissione (470 titoli in 11 anni per La Melevisione) «mi veniva già da pensare di poterle usare fuori. E così è stato. La famosa filastrocca per la morte del nonno, con cui mi riesce di far piangere mezza Italia, è stata scritta per una di quelle puntate coraggiose su argomenti difficili. Io l’ho detta in giro, ed è diventata raminga come le altre prima di trovare posto nel libro». In giro e sulla rete. Sul suo sito per certe Rime lo ringraziavano in tanti. «Perché trovavano una risonanza. Ad alcuni manca lo splendore di uno sfondo visionario su cui proiettare la propria vita». O mancano le parole per parlare alla classe della morte di una collega maestra. «Le lacrime le raccolgo così, come l’attidadora che cantava le lodi del morto e faceva scendere le lacrime, e il pianto scioglieva il cuore impietrito dal dolore».

Poi ancora le richieste dei librai, quelli indipendenti di Sassari che protestavano per gli sconti delle grandi catene. “Un chilo di libri quant’è?… qui da noi dai librai scatenati/ci sono lettori non solo clienti”. E pochi mesi fa i librai di Bergamo per la loro fiera l’hanno scritta per intero su un enorme striscione. «Succede così: sono scritte per qualcuno ma poi servono a qualche altro». Le occasioni son quasi tutte venute da adulti, e così l’editore Salani l’ha pensato questo libro, senza illustrazioni, magari per quegli adulti, nucleo forte dei lettori di Tognolini, che hanno bambini vicini. Ma dunque – direbbe l’ingenuo - sono filastrocche o proprio poesie? «Per questa differenza mi viene in mente la fisarmonica, e per la poesia il pianoforte, due strumenti che condividono la stessa tastiera di tasti bianchi e neri, ma con un uso diverso». E lo spiega così, parafrasando De Andrè. «Se la tua gente sa che sai suonare, suonare ti tocca. E quando ti chiedono di far festa serve la fisarmonica, difficile che ti chiamino con il pianoforte». Con un doveroso distinguo, però. «Ci sono fisarmonicisti come Piazzolla e pianisti da piano bar. È vero, la mia è poesia sulla fisarmonica» Si intuisce un «Ma…»che arriva in forma di rivendicazione della regola d’arte, della letterarietà. «Sono poesie per bambini, ma è poesia, genere letterario che ha le sue ascendenze nella tradizione letteraria italiana. C’è alle spalle un addestramento tecnico che viene dalle radici della nostra poesia, l’allenamento del rimatore, una sapienza artigianale da rivendicare». Non è una ridicola protesta corporativa, spiega. «Sembra un po’ buffo che sotto quelle rime ci siano Petrarca, Dante, Ariosto, ma è così, ci sono le basi della bellezza sostenuta da una tecnica raffinata in secoli».

Belle e solide affermazioni, quindi questo è il poeta per bambini, o meglio il Poeta Per. E i bambini? «I bambini sono un mistero e devono esserlo. Per motivi generazionali, storici e altro, sono “alieni” a cui diamo, chi il meglio e chi il peggio, e che rispondono a loro modo. Quando gli si da bellezza, onestà, sincerità, forza e dolcezza, rispondono sempre». Con gli applausi no, fanno perdere tempo. «Quando finisco di dire la filastrocca arriva un fremito. Un’onda, un fiato, sospiri, esclamazioni, piedi che scalpicciano.

Sono come carte assorbenti di doni, di storie elaborate dai costruttori di teatrini, da noi, Piccoli Zii contro Grandi Fratelli ignoranti. Come mescoleranno ciò che arriva da questi incontri, dal festival, con play station e videogame, che altri adulti portatori di narrazioni gli erogano? Come risponderanno se non mescolando

le une con le altre, facendo una loro ricombinazione e spiazzandoci? Per me è importate esserci, insieme ai narratori della Microsoft o della Nintendo, della moda e della tv, insieme ad altri poeti transumanti, a mescolare questa nostra spezia. Come lo zafferano, ne basta appena un pizzico».

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