AL “CETLI” DI CIVITAVECCHIA

In Italia da oltre 25 anni si distruggono “armi sporche”

SASSARI. C’è un qualcosa di non detto nella vicenda delle armi chimiche siriane. Quasi un’ipocrisia politica. Perché nessuno, in questi giorni di paura, tensione e proclami, ha mai detto che nel...

SASSARI. C’è un qualcosa di non detto nella vicenda delle armi chimiche siriane. Quasi un’ipocrisia politica. Perché nessuno, in questi giorni di paura, tensione e proclami, ha mai detto che nel nostro Paese si “inertizzano” armi chimiche da circa 25 anni. Tra l’autostrada A12 e il Monti della Tolfa, a una manciata di chilometri da Civitavecchia, c’è infatti una struttura militare, il Cetli di Santa Lucia, della quale pochi parlano. L’acronimo sta per Centro tecnico logistico interforze nucleare, batteriologico e chimico. Nato negli anni Trenta come poligono chimico, vi si sperimentava la micidiale Yprite sulle pecore. Dopo quei test, il regio esercito italiano utilizzò su larga scala il “gas mostarda” nella campagna di Etiopia. Ironia del destino: il compendio di Santa Lucia dal 1989 si è specializzato nella distruzione di quelle armi odiose che prima produceva. Qui, infatti, oggi si distruggono armi con yprite, fosgene, arsenico e adamsite. Lasciti dell’immenso “arsenale sporco” fascista, ma anche armi chimiche americane e austriache: a Santa Lucia si sta lentamente “trattando” il carico tossico della nave americana John Harvey, bombardata e affondata nel porto di Bari dai tedeschi nel dicembre del 1943. Ma anche l’arsenale austriaco dello Spielberg. Nel centro Cetli ci sono attualmente ancora migliaia di tonnellate di sostanze altamente tossiche e almeno 20mila proiettili chimici. Il sistema adottato è quello della scomposizione delle sostanze che poi vengono impastate con il cemento. Si formano così grossi blocchi che

successivamente vengono scaricati nelle campagne laziali. Per evitare il rischio di un inquinamento delle falde acquifere, si è pensato ultimamente di bruciare i veleni con un particolare inceneritore: un ossidatore termico. Insomma: per bruciare dei veleni, se ne creeranno altri. (p.m.)

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