E c’è chi vota Canton Marittimo

Boom di schede annullate con un invito agli svizzeri: «Comprate la Sardegna»

CAGLIARI. Era nata come una provocazione: cari sardi, con quest’Italia della politica corrotta e clientelare che schiaccia la nostra identità, non abbiamo più speranze. Allora la Svizzera, terra di pace e di organizzazione sociale, dove tutti pagano le tasse e lavorano: diventiamo un cantone, il Canton Marittimo. Facciamo in modo che la Svizzera acquisti la nostra terra perché possiamo viverci in autonomia, con dignità e prospettive. Sosteniamo l’idea e annulliamo la scheda elettorale rilanciandone il nome. Un’impresa velleitaria? Potenza delle idee e del web, 1800 sardi hanno accolto il suggerimento e Canton Marittimo è diventato d’improvviso un soggetto politico. Schede annullate e “firmate”, duemila adesioni in poche ore alla pagina facebook, la bandiera svizzera ritoccata coi quattro mori sui maggiori giornali elvetici in un gioco che col passare delle ore diventa sempre più serio.

Un crescendo di consensi che neppure Andrea Caruso, il promotore di questa lucida follia internettiana, aveva osato immaginare: «Ci avevo pensato un giorno mentre bevevo una birra con gli amici - racconta divertito - allora pensavo di proporre la Sardegna alla Merkel. Vicino a me c’era un tedesco, io parlavo a voce alta e lui aveva ascoltato tutto. D’un tratto si è presentato e mi ha detto: a noi tedeschi la Sardegna piace molto, ma non credo che la Germania sarebbe interessata all’acquisto. Io proverei con la Svizzera». Detto e fatto, direbbe Cappellacci. Subito il lancio sul web. Bastava aggiungere nella bandiera i mori con la benda, la Sardegna dentro la Svizzera: perfetto. Persino la leppa tradizionale trasformata nel classico coltellino svizzero ma senza perdere le sue caratteristiche. Le elezioni regionali sono state l’occasione per andare sull’obbiettivo: «Votare per i partiti tradizionali non ha più senso - avverte Caruso - ho proposto di votare Canton Marittimo e devo dire che sono compiaciuto di quanti hanno seguito il suggerimento». Spiega Caruso, che nella vita fa l’odontoiatra a Cagliari: «Mentre l’Italia ci mortifica con la sua inefficienza cronica e ci tratta come l'ultima ruota del carro, un paese come la Svizzera, efficiente, economicamente solido, con un forte senso comunitario e un'organizzazione politica di tipo federale, dove tutti i cantoni hanno una propria costituzione, un proprio parlamento e organi giurisdizionali autonomi, quindi molto più rispettoso delle autonomie territoriali di quanto non lo sia l'Italia, sarebbe la nazione ideale a cui appartenere per un isola come la Sardegna».

Consultare la pagina Facebook del gruppo è uno spasso: è in corso un dibattito serissimo sulla «qualità» storica della Svizzera, ci sono numerosi cittadini elvetici che gioiscono, entusiasti solo all’idea di poter abbracciare i sardi come connazionali. Maurice Stefanoni scrive «siete accolti a braccia aperte». Poi: «L'idea di avervi come cantone marittimo mi piace tantissimo. La vostra terra è magnifica e non merita un governo come quello che avete. Il vostro territorio e il vostro mare devono essere preservati ed in Svizzera in questo c'é molta sensibilità e cura per le nostre bellezze naturali, con la Sardegna sarebbe il massimo. Auguri e forza!» scrive Luca. Pierfrancesco: «Sardi, popolo di lavoratori. Svizzeri subito. Per voi le porte sono aperte. Ricordate, noi svizzeri non siamo razzisti e xenofobi a meno che siate dei lazzaroni o approfittatori dei soldi dello Stato. Vi aspettiamo». Fioccano i post coi giornali e siti elvetici che raccontano l’iniziativa con evidente interesse, non solo

giornalistico. Caruso risponde con gentilezza ad ogni obiezione e si spinge a rassicurare gli svizzeri sulla possibilità che la Sardegna miri solo ad essere mantenuta dalle potenti banche d’oltralpe: «Il nostro obiettivo è avere una guida e un punto di riferimento affidabile, non una mamma».

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