Paolo Mancosu, dalla matematica a Boris Pasternak

di Giacomo Mameli Paolo Mancosu, 54 anni, filosofo della matematica negli States, sassarese di nascita, oristanese di famiglia, dice: «La mia avventura tra Giangiacomo Feltrinelli e Boris Pasternak?...

di Giacomo Mameli

Paolo Mancosu, 54 anni, filosofo della matematica negli States, sassarese di nascita, oristanese di famiglia, dice: «La mia avventura tra Giangiacomo Feltrinelli e Boris Pasternak? Gli inglesi hanno una parola, serendipity, non facilmente traducibile in italiano. L'idea è quella di un incontro fortuito ma altamente significativo con un libro o una persona. Ecco: il mio libro sulla storia della pubblicazione del Dottor Živago è proprio il frutto in un incontro di questo genere. A ripensarci bene ci sono sempre delle condizioni di possibilità perché la sorte possa trovare terreno propizio su cui agire. Nel mio caso tutte risale ai miei interessi per il russo e l'Unione sovietica». Interessi e misteri che Mancosu svelerà oggi per la prima volta in Sardegna. Figlio di una insegnante (Antonia Angela Masala) e di un geometra della ex Cassa per il Mezzogiorno (Porfidio Mancosu che lavorava a Sassari e poi a Oristano), studia al liceo scientifico di Oristano.

«Ho avuto ottimi professori: Giorgio Pinna in italiano e latino e Gianpaolo Musio in matematica e Fisica. Col loro stimolo ho imparato cosa vuol dire appassionarsi per il sapere. L'anno di quarta liceo l'ho passato negli States (Omaha, Nebraska). Gli anni del liceo non sono solo di studio. Lo sport mi appassionava molto, facevo molta atletica leggera (lungo e 400 metri). E ricordo l'importanza di Francesco Garau per la vita sportiva oristanese. Dall'atletica ho imparato l'etica del lavoro duro e una virtù che ha spesso determinato le mie scelte: il senso dell'emulazione. L'atletica è stata per me una grande scuola. Mi impegnai molto anche come giocatore e dirigente di una squadra di baseball oristanese: un'esperienza mitica. Negli ultimi tre anni di liceo si svilupparono molto forti gli interessi per la letteratura, la matematica e in particolare per la filosofia della scienza. Ma fino alla quarta liceo ero convinto che avrei fatto l'ingegnere minerario».

L'università a Milano, alla Cattolica. Laurea in Logica matematica con 110 e lode con una tesi su risultati recenti della teoria dell'incompletezza e dei modelli non standard dell'aritmetica. Pochi soldi.

«Mi davo da fare facendo ripetizioni e insegnando in una scuola guida di Piazzale Lotto». Poi il salto a Stanford. Qui fa il dottorato (finanziamento dalla multinazionale Itt) che completa nel 1989. Visita l'Unione Sovietica nel 1990 come ricercatore all'Istituto Steklov dell'Accademia delle Scienze di Mosca.

A Stanford recupera interessi storico-filosofici sulla filosofia della matematica che portano a una serie di pubblicazioni che poi sfoceranno nel primo libro "Philosophy of Mathematics and Mathematical Practice in the Seventeenth Century" (Oup 1996).

Come descrivere quegli anni? «Pieni di amicizie interessanti, di grande crescita intellettuale e professionale, ma forse anche i più duri. Vista l'incertezza del futuro diversifico il mio portfolio. Faccio consulenze per il Telelab di Roma raccogliendo informazioni negli Stati Uniti, spesso rappresento l'azienda in riunioni con sorelle consocia. te. A ripensarci, mi sembra surreale. Passavo cinque giorni della settimana a Stanford da studente; poi sparivo in riunioni d'affari all'Hilton di New York o a Pasadena, in un ambiente completamente diverso».

Un sardo di successo: Stanford, Oxford, Yale e poi nel 1995 il trasferimento a Berkeley. Ordinario nel 2006. Ottiene importanti sovvenzionamenti per la ricerca che gli permettono di passare vari anni all'estero: in Germania (a Berlino), in Francia, negli Stati Uniti (a Baltimora nel 2000-2001 e a Princeton nel 2008) e ora nuovamente in Germania.

È membro permanente affiliato dell’Institut d'histoire et de philosophie des sciences del Cnrs di Parigi. Professore invitato all'Ècole Normale Superieure di Parigi, alla Scuola Normale a di Pisa, e alla Ludwig-Maximilians-Universität a Monaco di Baviera. Conferenziere globetrotter. Più di 150 conferenze in più di trenta Paesi tra cui Russia, Giappone, Brasile, Argentina.

E oggi? A Berkeley è professore ordinario di filosofia, ha diretto il dipartimento di filosofia (2010-2013) ed è stato direttore del Gruppo di logica e metodologia della scienza (due volte). Insegna quattro corsi all'anno (due per semestre) tra cui un seminario per gli studenti di dottorato la cui tematica cambia ogni anno. In autunno terrà un seminario sul “Tractatus” di Wittgenstein. «Gli studenti di Berkeley sono un gruppo molto diversificato sia etnicamente sia come retroterra culturale, economico e sociale. Mi piace lavorare con loro».

E lo scoop Feltrinelli-Pasternak? «Avevo già cominciato ad interessarmi alla storia delle edizioni in russo del “Dottor Živago” lavorando in archivi statunitensi. Nel febbraio 2012 mando a Carlo Feltrinelli un messaggio chiedendogli accesso agli archivi della casa editrice. Dopo due mesi Feltrinelli mi invita a Milano per consultare alcuni materiali che mi possono essere utili. Nel giro di due settimane sono in via Romagnosi alla Fondazione Feltrinelli. All'inizio si procede con prudenza, pochi folders ma che già contengono utili informazioni. Carlo fiuta che ho in mano più di quanto io mi renda conto di avere. A settembre mi convince a scrivere un libro per gli Annali della Fondazione Feltrinelli introdotto da una sua generosa prefazione. Questo romanzo

del romanzo è una storia senza fine. Difatti pochi giorni fa mi è arrivato inaspettato un messaggio di posta elettronica da Sergio d'Angelo, lo scout letterario di Feltrinelli che aveva trafugato il manoscritto dello Živago da Mosca a Berlino per darlo a Feltrinelli. L'avventura continua».

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