Port Authority di Olbia, indagati Sanciu e il ministro Lupi

Sulla nomina del commissario decisa dal ministro accertamenti della Procura di Tempio. L’ipotesi è concorso in abuso d’ufficio. Ai raggi-x qualifiche e competenze dell’ex senatore

TEMPIO Il ministro delle infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi e il commissario dell’autorità portuale di Olbia Fedele Sanciu sono stati indagati dalla procura della Repubblica di Tempio, per concorso in abuso in atti d’ufficio. A far scivolare per la seconda volta nelle grane giudiziarie il ministro dei trasporti è stata la nomina a commissario dell’Autority portuale per il Nord Sardegna del buddusoino Fedele Sanciu, ex senatore del Pdl, ex presidente della provincia Olbia -Tempio e, dal settembre scorso, a capo dell’Ente più importante della Gallura, una poltrona che da sola vale qualcosa come 250 mila euro l’anno.

L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Riccardo Rossi, riguarderebbe le qualifiche e le competenze del commissario nominato nel settembre scorso da Maurizio Lupi il quale, su una rosa di pretendenti all’ambìto posto di presidente dell’Autorità portuale gallurese inviatagli dalle province di Sassari, Nuoro e Olbia-Tempio e dalla Regione aggirò l’ostacolo nominando un commissario e affidando il prestigioso incarico a Fedele Sanciu. Il quale, stando alle prime indiscrezioni trapelate su un’inchiesta che si preannuncia dirompente, non avrebbe le competenze specifiche tantomeno i titoli accademici per poter ricoprire l’incarico.

Da qui la nuova tegola giudiziaria caduta sulla testa del ministro appena riconfermato nell’esecutivo guidato da Matteo Renzi. Maurizio Lupi era già finito sotto inchiesta per una vicenda analoga accaduta a Cagliari, quando nominò a capo dell’Autorità portuale del capoluogo regionale l’ex senatore del Pdl Piergiorgio Massidda, il quale era carente di titoli e competenze per rivestire quel ruolo, e non li aveva neppure quando fu forzatamente indicato quale commissario dell’Autority portuale cagliaritana.

Per quella vicenda il ministro è in attesa delle decisione che il tribunale dei ministri isolano, presieduto da Gemma Cucca (a latere ci sono i magistrati di cassazione Gaetano Cau e Antonio Minisola) dovrà adottare sul caso, e i tempi si fanno sempre più stretti. Nei giorni scorsi gli uffici della procura della Repubblica di Tempio hanno formalizzato l’iscrizione sul registro degli indagati del ministro e dell’ex senatore. Ad entrambi è stato inviato l’avviso di garanzia mentre per il ministro Lupi c’è stata anche la comunicazione alla Camera dei deputati che dovrà avviare un iter burocratico che potrebbe durare diversi anni. L’iscrizione al registro degli indagati non implica alcuna valutazione dei fatti da parte del pm Riccardo Rossi, il sostituto responsabile del fascicolo processuale aperto sulla nomina all’autorità portuale.

La procedura, come già accaduto per Cagliari, diventa obbligata e complessa: gli atti preliminari del procedimento devono essere inviati a Roma. Quindi i tre giudici del distretto sardo (probabilmente lo stesso tribunale dei ministri che si occupa della analoga vicenda cagliaritana) avranno il compito di esaminare gli atti e di indagare.

Alla conclusione dell'inchiesta - che può durare al massimo novanta giorni - se dovessero emergere elementi d'accusa nei confronti del ministro, gli atti andranno ancora a Roma per essere sottoposti alla valutazione del Senato. Difficile a quel punto prevedere i tempi delle conclusioni: il parlamento non ha vincoli insuperabili e in genere si esprime dopo mesi e in qualche caso dopo anni di distanza. Solo in presenza di un eventuale ok di palazzo Madama il fascicolo ritornerà a Tempio: a quel punto sarà il tribunale ordinario della Gallura a giudicare il ministro Lupi. Per Fedele Sanciu,

che non riveste alcun incarico parlamentare, la procedura è invece quella seguita per tutti i cittadini italiani. L’indagine ha preso avvio da una serie di esposti che avrebbero messo in luce le diverse discrepanze in una nomina contestata da più parti.

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