Truffa fotovoltaico, nuovi indagati

Caso Teknosol: perquisizioni a tappeto, 4 accusati di associazione a delinquere

CAGLIARI. È scattata l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e alla tentata truffa alla Regione per quattro degli indagati nell’inchiesta sulle forniture di pannelli fotovoltaici, che partita da Cagliari e Oristano si sta allargando ormai a tutta l’isola.

È il pm Daniele Caria a contestare la pesantissima imputazione a tre persone legate alla società Teknosol, che offriva gli impianti a costo zero a ignari clienti - poi costretti a pagare pesanti ratei di mutuo - e a un ingegnere che lavorava per la ditta con incarichi di studio e di progettazione riferiti alle pratiche urbanistiche. I nomi: l’amministratore Alberto Calzetta, il socio Andrea Cutrano con la moglie Elisa Pusceddu e il professionista Andrea Casu, esterno alla società. È indagato, ma solo per il concorso nella truffa, anche Omero Pinna, dipendente dell’ufficio postale di Sinnai. Ai quattro indagati principali, difesi dall’avvocato Antonio Incerpi, sono stati perquisiti ieri gli appartamenti e gli uffici: gli uomini del commissario Ugo Calledda, del nucleo investigativo del Corpo forestale, hanno raccolto un corposo materiale, atti e documenti, che sarà ora esaminato in collaborazione col pm Caria. Questo ramo d’inchiesta è stato aperto dopo la segnalazione arrivata dal servizio energie alternative della Regione: una dirigente ha manifestato dubbi sulla legittimità di centinaia di richieste di contributo arrivate dalla Teknosol e partite tutte insieme - 225 raccomandate, il timbro indica la stessa ora e lo stesso giorno, il 5 febbraio 2013 - dall’ufficio postale di Sinnai. La Regione contribuisce con 700 euro a chilowatt alla realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici casalinghi, quelli che Teknosol offriva senza curarsi troppo - così è emerso dalle indagini - del funzionamento e della reale installazione. Stando alle accuse i responsabili della società, in combutta col dipendente delle Poste, avrebbero scaricato sull’ufficio regionale una valanga di richieste di contributi riferiti al bando di febbraio 2013, da assegnare in base all’ordine di arrivo delle richieste agli uffici della Regione. Contributi che sarebbero finiti nelle tasche dei responsabili di Teknosol anzichè ai clienti, che in media attendevano un rimborso di 4200 euro a testa per impianti da sei chilowatt. In realtà la Regione è riuscita a salvare i soldi pubblici sospendendo la graduatoria e quindi l’erogazione dei contributi. Un centinaio di clienti del Cagliaritano cui erano stati promessi impianti a costo zero - tutelati dall’avvocato Michele Schirò - e molti altri dell’Oristanese, tutelati dall’avvocato Donatella Oppo, quando i soldi non sono arrivati hanno preso atto dell’imbroglio e si sono rivolti alla Procura dando origine alle inchieste principali condotte dai pm Guido Pani, Rossella Spano e Marco Ulzega, mentre il pm Caria ha preso in mano la tranche che riguarda la truffa alla Regione e ha contestato l’accusa di associazione a delinquere, per poi disporre le perquisizioni.

Gli impianti «venduti» sul mercato sardo sarebbero circa 700, il costo oscilla fra i 35 e i 40 mila euro per ciascuno. La truffa - sempre

stano alle accuse, le indagini sono ancora lontane dalla conclusione - ammonterebbe a quasi tre milioni di euro e riguarderebbe anche l’attività di una seconda società sovrapposta alla disciolta Teknosol. In tutto gli indagati sono tredici. (m.l)

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