Il “tesoro” in una sede che deve crescere al centro di un sistema

C’è un progetto per l’ampliamento del museo di Cabras Servirà a valorizzare il patrimonio archeologico del Sinis

ORISTANO. C’è qualcosa di romantico, oltre che di misterioso, nelle espressioni del viso dei Giganti. Come è romantica l’idea che nella grande stanza che li accoglie, sull’ala nord del museo civico, possano volgere lo sguardo oltre lo stagno, che sta lì a pochi metri dalle finestre, e spingerlo verso la collina, dove hanno riposato per millenni, prima di essere riportati alla luce dall’aratro di un inconsapevole mezzadro.

Questa, lungo la strada che da Cabras conduce alle spiagge del Sinis, sarà la loro nuova casa. In sei, per ora, fanno ritorno a Cabras (oltre a due modelli di nuraghe). Ritornano non nei campi di Monte Prama, dove sono stati ritrovati, ormai 40 anni fa, ma nel museo civico. E non senza polemiche. Il partito che avrebbe voluto tenere unita la famiglia dei Giganti esce sconfitto dal dibattito che si è alimentato negli ultimi anni. Alcuni Giganti a Cabras, altri a Cagliari. Il museo lagunare, è stato detto, non è fatto per accogliere una collezione tanto vasta e importante, anche per le dimensioni. E comunque il museo archeologico di Cagliari è quello a cui la legge affida la custodia dei reperti. Una legge un po’ datata, per la verità: «Un regolamento del 1913 stabilisce che i beni archeologici trovati devono afferire al museo pertinente per territorio – ricorda l’archeologo Raimondo Zucca –. In questo caso Cagliari. Solo il ministero può derogare».

Ci sarà tempo, eventualmente, per ridiscutere questi aspetti. I Giganti sono gente paziente: hanno atteso per millenni sottoterra e per decenni nei magazzini della Soprintendenza, in un lungo e anonimo esilio al termine del quale sono tati trasferiti nella “clinica” di Li Punti, dove i restauratori hanno svolto un lavoro che ha dato risultati stupefacenti. Ora i Giganti avranno l’onore del palcoscenico. Anzi: “dei palcoscenici”. Uno a Cabras e uno a Cagliari.

Il museo civico di Cabras è stato inaugurato il 28 dicembre 1997. È stato realizzato alla periferia del paese, proprio sulla riva dello stagno. È gestito dalla cooperativa “Penisola del Sinis”. Nelle sale del museo è in esposizione una raccolta di materiali archeologici che provengono in maggior parte dagli scavi effettuati nel’area del sito di Cuccuru Is Arrius e ovviamente dall’area di Tharros.

Tharros, Monte Prama e il museo diventano così i vertici di un “triangolo magico” di archeologia e storia che spazia dal nuragico sino al periodo Giudicale. Da queste parti è facile sollevare una pietra e trovare una scheggia scaraventata dinnanzi agli occhi dell’osservatore attento da un remoto passato. I popoli dei nuraghi, i fenici, i romani hanno vissuto e scritto pagine della loro storia tra queste basse e dolci colline. E se l’area archeologica di Tharros, in parte ancora inesplorata, è da lungo tempo un sito noto e importante, non si è ancora riusciti a dare organizzazione e forza di sistema a un complesso di monumenti legati all’archeologia, alla storia e alla cultura che ha pochi eguali.

Tharros, ma anche la zona di Cuccuru Is Arrius, l’ipogeo di San Salvatore, di origine nuragica e dedicato al culto pagano delle acque. E ancora la chiesa di San Giovanni di Sinis, di epoca Paleocristiana, oltre a cinque torri costiere. Un vero “Eldorado della cultura”.

Nel 1974 c’è stato il fatto nuovo: la scoperta dei misteriosi Giganti, statue enormi ritrovate in modo casuale nella zona di Monte Prama, lungo la strada che da San Salvatore porta a Putzu Idu.

Crocevia di questo intricato sviluppo di strade che arrivano da diverse epoche storiche dovrebbe essere il museo in riva allo stagno. Inadeguato, s’è detto. L’attuale impianto è stato adattato per accogliere gli ospiti illustri. Quella che per anni è stata usata come sala conferenze è stata riadattata. Sono sparite le poltroncine e il tavolo della presidenza.

Ma esiste un progetto per ampliare la struttura. Prevista una nuova ala: lo spazio non manca, la progettazione è alla fase finale, dovrebbero esserci anche i soldi: due milioni di euro. «L’inaugurazione di sabato – dice il sindaco di Cabras, Cristiano Carrus – rappresenta il primo passo alla valorizzazione

del patrimonio di Mont’e Prama. Un processo che si concluderà con l’esposizione definitiva di tutte le statue, ad eccezione delle tre che saranno esposte nel museo nazionale di Cagliari».

C’è da attendere ancora, quindi. Ma attenzione a non sfidare la millenaria pazienza dei Giganti.

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