Il sequestro di Titti Pinna: altri due indagati

Anche un vigile urbano di Bonorva e una donna di Macomer nell’indagine-bis della Dda

SASSARI. C’è anche un vigile urbano, all’epoca dei fatti in servizio al comando della polizia municipale di Bonorva, tra gli indagati per il sequestro dell’allevatore Titti Pinna. La notizia è trapelata dopo la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini nell’inchiesta-bis sviluppata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari.

Francesco Angius, 60 anni, bonorvese (difeso dall’avvocato Luigi Concas) è la persona che - secondo quanto accertato dall’accusa - il 21 settembre 2006 (appena due giorni dopo il sequestro di Titti Pinna) si era messo in contatto con la famiglia per trasmettere la richiesta dei rapitori.

Il riscatto. Il vigile urbano avrebbe chiesto di sapere quanto fossero disposti a pagare per la liberazione dell’ostaggio e di avere ricevuto l’incarico da parte di persone che non conosceva. Angius avrebbe chiesto al padre di Titti Pinna se fossero disponibili «a dare 150 o 100 mila euro...». Il vigile urbano aveva anche detto di essere stato avvicinato, quando era ancora buio, nella sua azienda di “Mandrucola”, da un uomo comparso alle spalle che gli aveva intimato di non girarsi. Secondo le conclusione del procuratore aggiunto della Dda Gilberto Ganassi, Angius avrebbe agito «nell’interesse e su incarico dei rapitori» che conoscevano bene le disponibilità finanziarie della banda: «...qualcuno i soldi li ha...».

Intercettata. Indagata anche una donna, Francesca Sanna, 54 anni di Macomer (difesa dall’avvocato Rosaria Manconi). E’ la stessa che viene intercettata dagli investigatori il 26 settembre 2006, al passaggio a livello di Mulargia, dove si svolge l’incontro dei rapitori con padre Pinuccio Solinas che si adopera per favorire la liberazione di Titti Pinna. In quella occasione, secondo l’accusa, avrebbe svolto il compito di contribuire all’organizzazione dell’abboccamento, presidiando la zona in modo che i rapitori non corressero il rischio di essere bloccati dalle forze di polizia che stavano presidiando la zona. Una volta concluso l’incontro con il frate, avrebbe dovuto recuperare i rapitori e trasportarli a bordo della sua auto. Contestata la partecipazione all’ideazione ed esecuzione del sequestro, «prendendo e mantenendo i contatti con Salvatore Atzas (custode dell’ostaggio nel suo ovile di Sedilo, già condannato), con Giovanni Maria “Mimmiu” Manca e con gli altri componenti della banda, prendendo parte alle successive trattative.

I due in carcere. L’avviso di conclusione delle indagini dell’inchiesta-bis - che ha visto impegnati gli agenti delle squadre mobili di Sassari, Cagliari e Oristano con i carabinieri del Ros - è stato notificato alle due persone finite in carcere nel blitz del 19 novembre 2013: Giovanni Maria “Mimmiu” Manca, 52 anni di Nuoro ma residente a Bonorva, e Antonio Faedda, 43, nato a Grosseto e residente a Giave. Entrambi detenuti a Buoncammino, sono difesi dagli avvocati Lorenzo Galisai, Salvatore Asole e Gianmarco Mura. Sono accusati di avere fatto parte del gruppo di prelievo che il pomeriggio del 19 settembre aveva rapito Titti Pinna

nella sua azienda di Monte Frusciu a Bonorva. E di avere trasportato l’ostaggio fino all’azienda di Lochele di Salvatore Atzas. Manca avrebbe partecipato alla gestione delle trattative, fin dalla prima telefonata fatta fare da Titti Pinna alla famiglia.

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