Domus de Janas in pericolo Barracciu: «Interverremo»

Ieri il sopralluogo del sottosegretario nel sito archeologico a rischio Dopo l’allarme lanciato dal web e la lettera-appello del sindaco Senes

BONORVA. Una vertigine affacciarsi alla piccola apertura, poter toccare le delicate spirali incise nella pietra, vedere da vicino la meticolosa decorazione rossa del basamento, 5000 forse 6000 anni ci dividono dal giorno che questi sardi antichissimi decisero di onorare i loro morti costruendogli una casa, un piccolo villaggio dove poter continuare a vivere in un altro mondo.

Un brivido che coglie anche il sottosegretario del ministero dei Beni culturali, Francesca Barracciu, che esplora, chiede, come tutti è incredula della bellezza del luogo e delle condizioni delle Domus de Janas di Sa Pala Larga di Bonorva. Si è precipitata subito a vedere di persona spinta dalla lettera del sindaco Giammario Senes e dall’interrogazione della deputata Giovanna Sanna. Le denunce sugli atti di vandalismo e lo stato di abbandono del sito hanno mobilitato il web, con i numeri altissimi che i social permettono di raggiungere in poche giornate.

L’archeologa. Tocca a Luisanna Usai, funzionario archeologo della Soprintendenza, spiegare le difficoltà che la gestione di un sito del genere comporta. «L'unica soluzione, consigliata anche dai restauratori, era coprire il tutto per salvaguardare le pitture dall'umido e principalmente dalla luce». Una difesa pacata ma ferma: «La fruizione di monumenti così fragili va pensata e pianificata, senza un progetto è impossibile aprire a tutti». L'archeologa difende l'operato della Soprintendenza, non ci sta a che diventi il bersaglio del linciaggio in rete: «Ben venga la passione e l'interesse, ma che arrivi con un po' di buonsenso e cultura».

Lavoro e territorio. Il sindaco Senes pensa a soluzioni che creino lavoro, è questa l'emergenza del territorio. Guarda a un percorso sensoriale, a ricostruzioni fruibili, ad esperienze già in funzione nel mondo con tecnologie d'avanguardia. «Il nostro è un territorio ricchissimo, si deve creare un percorso archeologico che includa anche le altre realtà». E Giammario Senes è un uomo coraggioso, ha difeso l'acquisto dell’enorme tenuta Mariani. Centinaia di ettari che furono tenuta di caccia dei Savoia ospiti della nobile famiglia Aymerich, oggi al centro di una lunga battaglia legale con allevatori che, secondo il Comune, pascolano abusivamente e impediscono il rilancio del parco. Senes ha ricevuto diverse intimidazioni anonime, e per tutta risposta ha scelto di trasferire il consiglio comunale all'interno delle strutture del fondo Mariani. Si oppone al termodinamico, una struttura a specchi che darebbe qualche introito immediato ma che rovinerebbe il territorio per sempre. Un amministratore che ha avuto il coraggio di dire no a tre milioni cash per sposare una visione con una prospettiva più lontana. «Ma tra un po' – dice – avrò i disoccupati sotto le finestre del municipio; queste nostre ricchezze devono dare reddito, accade in tanti luoghi e dovrà essere una realtà anche da noi».

La valorizzazione. Le domus sono abbarbicate su un costone sopra una piccola valle verdissima, l'orizzonte abbraccia il vasto altipiano e si perde fino ai pascoli lontani. Per arrivare fin qui, il luogo dove gli antichi salutavano i loro morti, i fuoristrada si sono dovuti arrampicare tra boschi di sughere e grandi querce, biancospino e ginestre, macchie di orchidee selvatiche. Una cascata gonfia il rio che scorre nel fondovalle. Un posto da mozzare il fiato. Il luogo classico che fa sognare strutture e turismo legati alla cultura. E la Barracciu ci crede. «Partiamo dalla tutela – dice – . Effettivamente la copertura che proteggeva le domus si è danneggiata. E' necessario in primo luogo provvedere ad un drenaggio dell'acqua e ad una adeguata protezione. Come rappresentante del ministero assicuro che questi interventi saranno effettuati in maniera rapida e tempestiva». «Per quanto invece riguarda la loro valorizzazione – dice la sottosegretaria – i tempi saranno più lunghi, va verificata la fruibilità diretta, che non ne comprometta lo stato. Bisogna realizzare un progetto di valorizzazione scientificamente corretto, che coniughi la tutela e la conservazione con l'esigenza che beni come questi diventino volano per lo sviluppo. Il governo è convinto che sia questa la direttrice politica. Dalla cultura, dal patrimonio, il turismo e il lavoro». Francesca Barracciu sembra decisa, ma chi non ha detto cose del genere negli ultimi decenni? «Sì, ma noi le faremo, e le faremo proprio perché siamo politici e pragmatici», sostiene con la sua “mirada fuerte”, lo sguardo pieno di fermezza con cui ha affrontato la Santanchè in tv .

Web e appassionati. Intanto la coscienza dell’enorme patrimonio e l’amore per il territorio e la storia, sono in crescita verticale in tutta l’isola, anche grazie alla riscoperta dei Giganti di Mont’e Prama. Le polemiche e le spinte che vengono dalla società – amplificate dalla rete – chiedono alle istituzioni conoscenza e tutela, come mai era accaduto.

Tra i maggiori attivisti anche nel caso di Pala Manna la rete di Nurnet. Un gruppo che si batte perché un patrimonio megalitico di oltre 10 mila nuraghi, 65 fonti e pozzi sacri, 3500 domus de janas non debba restare sconosciuto. Alla luce del fatto che realtà come l’Isola di Pasqua o Rennes le Chateau – ben più irraggiungibili e con meno da offrire – fanno registrare oltre 200 mila visitatori all’anno (cifre ben superiori agli 80 mila del sito di Barumini). Un mondo di appassionati che crede che la conoscenza debba

essere condivisa, e che sia importante anche quella popolare ed empirica. Impegnati nella mappatura del patrimonio nuragico e nella creazione di una rete sociale che contribuisca a generare un flusso di dati e di conoscenza popolare che convinca il mondo che la Sardegna è un’isola da visitare.

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