Gli archeologi: «Urgente garantire la tutela»

Marcello Madau: «O si riesce a tenere aperto il sito, oppure è molto meglio sigillare tutto»

SASSARI. L’ipogeo di “Sa pala larga” è considerato uno dei più singolari esempi di arte funeraria prenuragica dell’isola. Gli scavi, che avevano interessato la parte sud occidentale del rilievo da cui la necropoli prende il nome, sono proseguiti tra il settembre del 2008 e l’aprile del 2009, riportando alla luce altre due sepolture, la VI e la VII, articolate in più vani e precedute da una dromos. L’impianto aveva presentato da subito problemi di conservazione tanto che _ nella recente comunicazione pubblicata su “Erempzias”, rivista della Soprintendenza per i beni archeologici per le Province di Sassari e Nuoro _ Luisanna Usai e gli specialisti che con lei si erano occupati dei lavori, avevano evidenziato, da subito, la necessità di promuovere quanto prima un intervento conservativo in grado di rendere sicuro e fruibile il sito.

«In attesa di mettere in opera gli indispensabili interventi conservativi _ spiega l’archeologa _ è stato necessario chiudere l’accesso in maniera da evitare non solo il danneggiamento di eventuali scavatori abusivi, ma anche di conservare stabili condizioni climatiche, unica misura possibile per salvaguardare un monumento». L’interno delle tombe, infatti, oltre alla particolare friabilità della roccia, presenta preziose decorazioni che fanno della sepoltura un unicum «per l’accurata lavorazione _ spiega ancora Luisanna Usai _ e per la qualità artistica dei motivi decorativi raggruppati tutti insieme in ambienti piuttosto ridotti in particolare per l’altezza».

La decisione della Soprintendenza aveva fatto discutere tanto che di recente la questione è ritornata alla ribalta e da più parti ci si interroga ancora sull’opportunità di tenere chiuso un sito così importante.

Marcello Madau, archeologo, docente dell’Accademia di Belle Arti,spezza una lancia in

favore della scelta fatta a suo tempo: «La questione è semplice _ conclude infatti Madau _ o si hanno forza e risorse adeguate per tenere aperti i monumenti, e ciò significa che il sito è raggiungibile e sorvegliato, oppure è senz’altro meglio chiuderli per garantirne tutela e conservazione».

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