Tesori introvabili tra segnali fantasma

Dai Giganti di Cabras a decine di siti e musei difficili da scoprire: il sistema informativo sardo è un deserto

NUORO. Delusi. Smarriti. Disorientati. I visitatori a caccia di monumenti e altri tesori si perdono, letteralmente, nella ricerca delle vie che portano ai beni del patrimonio culturale. E dire che le testimonianze della storia non mancano. Dai settemila nuraghi alle mille chiese, dai 140 musei alle decine di siti fossili e archeologici, dalle rovine del passato alle tracce lasciate dai primi sardi con i dolmen e le domus de janas, dappertutto nell’isola un patrimonio straordinario attende solo di essere valorizzato al meglio. Ma di evidente, nella segnaletica come nelle indicazioni su internet, c’è davvero poco. Anzi: riuscire a districarsi tra cartelli fuorvianti e mappe virtuali sbagliate spesso può rivelarsi un’impresa impossibile.

L’ultimo caso? Cabras. Le deviazioni per il paese dei Giganti di Monte Prama non sono visibili neppure sulla Carlo Felice, la statale più trafficata. A meno di non conoscere già questo spicchio di Sardegna e sapere dove girare, si ritrova al buio tanto chi arriva da Sassari quanto chi parte da Cagliari. Una volta raggiunta la zona del museo, le difficoltà non diminuiscono: senza il cortese aiuto di qualcuno, è come girare in mezzo a una nebbia fitta. Cabras non è Manhattan, eppure la stessa sensazione di spaesamento si prova in parecchie situazioni analoghe per trovare altri meravigliosi luoghi della nostra memoria.

Il tour. Un viaggio di qualche centinaio di km nel cuore dell’isola consente di capire meglio. È un percorso emblematicamente significativo sulla 131 e dintorni. Partenza da Porto Torres. Direzione di marcia Oristano. Sosta a Cabras. Ripresa. Svolta all’altezza di Abbasanta, verso Nuoro. Poi, da lì, spostamento sino a Ottana e Bolotana, sulla Nuoro-Macomer. E alla fine ritorno a Sassari, sempre sulla Carlo Felice, con un’attenzione particolare alle segnalazioni per le zone archeologiche circostanti.

Pronti, via. A Porto Torres ben segnalato l’Antiquarium, ma non sempre con rigore nelle aree portuali principali. Uguale discorso per la basilica di San Gavino e le chiese di Balai (vicina e lontana). Identici problemi per trovare le indicazioni per i beni storici dell’Asinara, a meno di non varcare subito la porta dell’ufficio turistico al centro della città. Troppo vicini al bivio i cartelli per Monte d’Accoddi: qualsiasi automobilista che non sappia dove si trova la ziqqurat sarà costretto a brusche frenate. Inutile pensare di trovare qui corrette indicazioni per le bellezze aragonesi di Castelsardo o per quelle catalane di Alghero. Prima degli svincoli per Sassari, ovviamente, nessuna mappa per capire come arrivare almeno al complesso di Li Punti dove sono stati restaurati i Giganti, al Duomo, alla Fontana di Rosello, al museo Sanna, a tanti altri punti del centro storico sassarese. E mai, come altrove lungo tutte le strade dell’isola, gli orari di apertura delle aree e dei monumenti.

Inerzia e dimenticanze. «Non soltanto sono mal segnalati i nostri beni culturali, ma persino le singole località – commenta il docente e archeologo Marcello Madau - Personalmente lascerei in vita solo la cartellonistica precisa, quella che ti porta davvero da qualche parte». «Ma il sistema informativo istituzionale è carente anche in Rete – incalza Madau – E ci vogliono comunque giusti filtri e servizi di vigilanza per accedere in posti che spesso si trovano in proprietà private». «A me a ogni modo è capitata una quantità impressionante di volte di non riuscire a raggiungere un posto se non grazie a qualche abitante della zona: il contrario di quanto accade ovunque, Corsica compresa, dove spesso i percorsi più difficili sono indicati con frecce sui sassi o altri pannelli», conclude l’archeologo, convinto che in Sardegna esista «un dato generale quasi di tipo antropologico» da valutare con cura in tutte le circostanze.

L’itinerario e i paradossi. Dopo i cartelli per Saccargia, Nostra Signora del Regno ad Ardara, San Pietro del Crocifisso a Bulzi e la chiesa ozierese di Sant’Antioco di Bisarcio, sulla 131 si scoprono impensabili incongruenze. Come avvisi pubblicitari istituzionali per la Giara di Gesturi e la Comunità montana di Guspini, che da questo punto distano tra i 150 e i 250 km, senza una mappa che dica come arrivarci. Segnalati discretamente il museo d’arte contemporanea di Banari, le testimonianze del passato di Siligo e, poco più avanti verso il Marghine, la cattedrale di San Pietro di Sorres.

Persi nel nulla. Tutto cambia per la Valle dei nuraghi: allo svincolo per Bonnanaro, si gira ma per capire dove andare bisogna arrivare sino in paese. Tornati sulla 131, vicino al bivio per il capoluogo barbaricino non esiste la minima mappa che dalla Carlo Felice consenta di capire dove si trovano i tanti siti del Nuorese.

Immondizie. Se i cartelli sono carenti o mancano, abbondano i rifiuti ai lati della 131. Un degrado contro il quale un si sono battuti il movimento per l’AligaDay e il suo principale promotore, Gavino Guiso. Il quale, da Macomer, ha organizzato molte manifestazioni per la pulizia delle strade sarde. Constatando così come il deficit d’informazioni leggibili rappresenti una costante in qualsiasi zona. «I casi sono talmente numerosi che è difficile rammentarli tutti – dice adesso Guiso – Ma, sia da privato cittadino sia nel corso delle nostre iniziative, di frequente non sono riuscito ad arrivare a destinazione se non con l’aiuto di google maps».

Promozioni mancate. Quasi a metà della 131, deviazione per Casa Gramsci, a Ghilarza. Ma che fine ha fatto quella per il museo degli strumenti etno-musicali di don Dore a Tadasuni? Poco più in là, giustamente messi in rilievo da enormi cartelli, i più grandi di questo tipo sulla 131, il nuraghe Losa e il pozzo di S. Cristina. Per il resto, chi vuole arriva a Cabras si armi di TomTom, molta pazienza e tanta fortuna. Per individuare un cartello che indichi il paese dei Giganti bisognerà arrivare sin quasi alla periferia di Oristano. E da lì entrare a Cabras sino a un generico segnale “Museo”. Poi, seguire la freccia. Come in una commedia dell’assurdo, si piomba in un bivio senza suggerimenti e, nei successivi 100 metri, in un secondo incrocio sempre privo di ragguagli utili. Insomma, per raggiungere questo benedetto complesso che ospita i guerrieri e i pugilatori restaurati, bisogna passarci davanti: e intuire dai manifesti con le teste scolpite e i grandi occhi delle sentinelle che quella è la destinazione.

Chance dimenticate. In compenso, c’è un profluvio di manifesti che promuovono bottarga e vernaccia. Ma forse, vista la situazione, è davvero il caso di mangiarci, e berci, su. Magari accompagnando però le prelibatezze locali a una domanda: dov’è finito chi cinque anni fa alla Regione parlò dei Giganti come testimonial della Sardegna del futuro? Certo, la risposta - per la serie in vino veritas - richiederebbe un interlocutore affidabile.

Percorsi. Andando verso Nuoro le cose non migliorano. Sulla 131-Dcn, evidenziate le deviazioni per Santu Antine, a Sedilo, e per il museo Nivola di Orani. Mentre di Fordongianus i cartelli ricordano la chiesa di San Lussorio. Ma, in maniera inspiegabile, tacciono sulle antiche terme romane.

Proiettili. Poco più all’interno, verso Ottana, a titolo di compensazione per quest’omertà di notizie in chiave culturale, tanti segnali stradali crivellati di pallettoni rendono illeggibili perfino i nomi di certi paesi contribuendo così alla scarsità d’informazioni più generale nella toponomastica. Dei monumenti di Gavoi, Fonni, Olzai, Teti, Sarule, Bolotana, Teti, Tonara sapranno sicuramente tutto i loro abitanti: invece dai pannelli su questa superstrada gli automobilisti in avanscoperta resteranno sconfortati.

Stesso quadro deludente sino a Macomer (dove addirittura in centro, poco tempo fa, sono comparsi cartelli zeppi di clamorose sviste) e poi verso Sassari.

«Non farsi trovare mai»: che sia questa la vera costante resistenziale sarda?

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