Azzena, un pioniere dell’industria

Il libro di Bruno Addis che ricostruisce la vita dell’impreditore sassarese

SASSARI. La storia comincia con la geniale intuizione di un imprenditore illuminato che un bel giorno decide di investire sui due prodotti che da sempre avevano retto l’economia dell’isola, ma imprimendo all’attività un’impronta europea. Tutto questo nel momento cruciale della nascita di quella borghesia imprenditoriale che presto avrebbe dato alla città il primo assetto urbano. Un’impresa destinata a segnare profondamente il tessuto socio-economico di una Sassari ancora fortemente impregnata da quella cultura agro-pastorale che la nuova industria avrebbe poi soppiantato. Sono solo pochi cenni della straordinaria vicenda umana e professionale di Salvatore Azzena Mossa, patriarca del molino di Santa Maria, classe 1856, ricostruita nel volume realizzato da Bruno Addis per l’editore Carlo Delfino e presentato l’altro ieri nel salone del Circolo sassarese da Paolo Fadda e Marco Tarantola. Rievocare i fatti che hanno caratterizzato quella stagione prolifica significa, per dirla con le parole di Paolo Fadda, curatore della collana I grandi dell’imprenditoria in Sardegna: “Gettare luce su un periodo misconosciuto della storia sarda eppure determinante per le sorti economiche e sociali dell’isola”.

Siamo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, quando Sassari conta 35 mila abitanti e grano e olio sono l’eccellenza della produzione locale. Le attività legate alla trasformazione di quei prodotti determinano buona parte degli introiti. Nel 1898, dopo avere avviato con successo una serie attività in proprio, Salvatore Azzena Mossa, esponente di un’agiata famiglia tempiese, rileva la gestione dello stabilimento di Santa Maria. Comprende subito che quella può essere la svolta per la sua vicenda professionale e per la crescita della città. Così introduce l’alta macinazione all’ungherese sostituendo il vecchio sistema a palmenti con i modernissimi cilindri e conferendo all’azienda un taglio industriale decisamente europeo.

“Fu tra i primi _ prosegue Paolo Fadda _ a capire che l’impresa senza un mercato di riferimento è destinata a vita breve e a intuire che la nascita del nuovo ceto operaio avrebbe fatto lievitare la domanda di grano e olio, fino ad allora prodotti in regime di autosufficienza”. Segnali di un cambiamento epocale che Azzena Mossa coglie subito e che interpreta con la mentalità del pioniere. Le famiglie degli operai appena inurbati hanno urgente bisogno di botteghe in cui comprare i generi di prima necessità: pane, pasta e olio. Sassari comincia a diventare città operaia e il successo personale dell’imprenditore procede di pari passo alla crescita sociale.

Nelle cronache di quegli anni, il nome di Salvatore Azzena Mossa è ricorrente e all’impegno professionale si aggiunge quello politico. Esponente del nuovo ceto imprenditoriale, democratico e progressista, fu consigliere comunale per diciotto anni, ma anche consigliere e presidente della Camera di commercio, fondatore dell’Unione degli industriali e cofondatore del Policlinico sassarese e del quotidiano La Nuova Sardegna. Una storia emblematica e avvincente che l’autore ha ricostruito con passione e rigore consultando una preziosa messe di documenti

e testimonianze. “Non è un caso _ ha concluso Marco Tarantola, per vent’anni direttore di Confindusria del Nord Sardegna _ che in quel periodo Sassari abbia potuto esprimere personaggi di tale levatura perché l’humus era certamente favorevole alla nascita di una nuova classe imprenditoriale”.

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