domani a roma

P3, Cappellacci sotto processo

È accusato di abuso d’ufficio. Attesa per le rivelazioni di Carboni

ROMA. Ugo Cappellacci deve rispondere solo di una decisione: la nomina di Ignazio Farris alla direzione dell'Arpas. Per quella è scattato il rinvio a giudizio con l'accusa di abuso d'ufficio, accusa che mette in relazione l’ex governatore con l’affarista Flavio Carboni e le sue complesse operazioni imprenditoriali. Per la Procura di Roma e per il gup Elvira Tamburelli quella nomina è avvenuta in seguito alle pressioni di Carboni, che insieme ai suoi amici Denis Verdini e Marcello Dell’Utri voleva mettere le mani sul business delle bonifiche e dell’eolico in Sardegna. Per assecondare i desideri di Carboni e del suo giro Cappellacci non avrebbe esitato a forzare i criteri che regolano le nomine pubbliche, piazzando all’agenzia regionale per l’ambiente esattamente l’uomo indicato dall’imprenditore di Torralba.

Lo stesso che appena pochi giorni prima del voto regionale sardo, con un tempismo almeno sospetto, ha «rivelato» al cronista di Report di aver aiutato finanziariamente Cappellacci nella campagna elettorale del 2009. I rapporti fra Carboni e Cappellacci saranno il centro del dibattimento pubblico che si apre domani davanti ai giudici della quarta sezione penale di Roma, presidente Laura Di Girolamo. Un processo affollato di imputati eccellenti e dai profili politici eclatanti. Nell’aula del tribunale si dovranno esaminare a fondo quei rapporti, le amicizie con Verdini e Dell’Utri che Cappellacci, la rete di presunte complicità che la Procura di Roma ha messo a fuoco nella ricostruzione di quegli anni - dal 2009 al 2010 - in cui la Sardegna sembrava trasformarsi, agli occhi della cricca di politici-affaristi della penisola, in una sorta di terra di conquista.

Per il pm Palazzi gli atti dimostrano come Cappellacci abbia partecipato al cenacolo dei potenti capeggiato da Carboni, Verdini e Dell'Utri, un sodalizio che voleva impadronirsi degli appalti per le bonifiche del Sulcis e disseminare nell'isola impianti eolici, considerati redditizi e di facile gestione. Solo quando da Firenze è trapelata la notizia dell'inchiesta giudiziaria sulla P3 il governatore sardo, per l'accusa, è tornato sui propri passi firmando una delibera-veto sullo sviluppo delle energie alternative in Sardegna. Un tentativo, secondo la Procura, di chiamarsi fuori da un gioco che s'era fatto pericoloso. Ma a inchiodarlo all'accusa di abuso d'ufficio resta un atto inconfutabile: la nomina di Ignazio Farris a direttore generale dell'Arpas, l'uomo indicato da Carboni perché le pratiche di autorizzazione dei progetti targati P3 viaggiassero su un canale preferenziale. Certo è, per la Procura, che firmando quella delibera nell'estate 2009 il governatore della Sardegna ha messo il placet della Regione su un'operazione opaca. Il via libera è stato una sponda perfetta per quella che secondo la Procura non era che un'associazione a delinquere rivolta a «condizionare

il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonchè di apparati dello Stato e di enti locali, con l'obiettivo di rafforzare la propria capacità di penetrazione negli apparati medesimi mediante il collocamento in posizioni di rilievo di persone a sé gradite».

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