Nell’isola l’imprenditore diventa vignaiolo

Il Vinitaly 2014 conferma la tendenza: in Sardegna crescono le cantine e la qualità del prodotto

INVIATO A VERONA. Cala il sipario, su Vinitaly 2014, un’edizione ricca e che oggi avrà la benedizione del premier Matteo Renzi, a sottolineare l’importanza strategica del vino per l’economia del Belpaese. Un’edizione interlocutoria. Nel senso che i segnali che arrivano dalla kermesse sono interessanti ma ancora contradditori.

Dopo il pianto greco che abbiamo sentito negli anni passati, ecco, finalmente, segnali positivi e incoraggianti, soprattutto per quanto riguarda l’export. Un discorso che coinvolge in pieno anche le aziende vinicole sarde, grandi e piccole, storiche o debuttanti che siano.

Segnali incoraggianti arrivano dal mercato statunitense: «L’unico che tiene anche nel tempo – ha detto l’altro giorno al dibattito sul Vermentino, l’esperto Lucio Caputo – mentre il mercato cinese sembra promettente ma incostante quello americano è un punto di riferimento solido. Lo era in passato, lo è oggi e lo sarà nel futuro». Una cosa è certa: mai prima di ora, anche negli stand della Sardegna, si sono visti così tanti cinesi e russi. Ma questi ultimi, ci confidava un operatore gallurese, cominciano a comportarsi come alcuni italiani: non pagano o tendono a dilazionare i termini del pagamento. E cominciano a insistere tanto sugli sconti. Ma non c’è dubbio che ai russi il vino sardo piace. A trattare, nei diversi stand sardi, si vedono soprattutto giovani donne, eleganti e poliglotte, e con un buon palato in grado di apprezzare le differenze tra un Vermentino di Gallura e uno di Sardegna.

Verso Tirana. «Da quando abbiamo organizzato il Consorzio Contrade d’Italia, con un’azienda toscana e una dell’Oltrepò Pavese – dice Sergio Crasta presidente della Cantina di Berchidda – il ritmo dell’export per noi è cambiato. A rafforzare la spinta propulsiva all’iniziativa è la forte immagine della Toscana che all'estero piace sempre molto. La novità viene dai mercati nuovi e più prossimi: Belgrado ma anche Tirana dove cominciano a circolare tanti soldi che la gente vuole spendere per migliorare le loro condizioni di vita. E poi continuiamo a fare prodotti a marchio per la grande distribuzione. Proprio oggi abbiamo chiuso un contratto importante con la Esselunga».

Le nuove aziende . Una tendenza che si sta sempre più rafforzando nel Padiglione Sardegna è quella degli imprenditori che operano in campi diversi e che si sono fatti stregare dall’enologia. Dopo Tino Demuro (edilizia) che insieme ai fratelli ha messo su ad Arzachena la prestigiosa Vigne Surrau, ecco anche Paolo Fresu (mense e catering) che si è tolto lo sfizio di produrre un nettare di Moscato di Sorso e Sennori, dal gusto irresistibile e irripetibile. E quest’anno ha vinto l’Oscar al concorso Douja d’Or, un premio che lo ha fatto conoscere in molti mercati. Ma le bottiglie sono poche.

Un altro esempio da imitare è quello di Pietro Pittalis (albergatore) di Dorgali che dopo i rossi da sogno che già faceva con la famiglia, con l’etichetta Atha Ruja, ha aggiunto altre due etichette che ha presentato a Vinitaly l’elegante Muristellu (tre anni di maturazione in cantina e una in vetro) e il più sbarazzino Vigna Sorella.

Ecco un altro sogno realizzato: è quello Roberto Sassu (edilizia) e della sua famiglia che ha realizzato l’azienda Tenuta Asinara. Un progetto nato con la benedizione del principe degli enologi italiani, Giacomo Tachis e che sembra una favola: salvare gli asinelli bianchi dell’Asinara e progettare dei vini in sintonia con la storia meravigliosa di quest’isola. E come tutte le favole che abbiano alla base il desiderio di bellezza e di cultura devono essere incoraggiati. Anche perché i vini prodotti nelle vigne di Marritza sono più che affascinanti come i nomi che hanno: Herculis insula, di taglio bordolese, il brioso spumante birbante e poi l’Indolente rosso e l’Indolente Bianco (gran menzione a Vinitaly).

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