Delitto Carta: ergastolo per Niveo Batzella

L’imprenditore ucciso ad Assemini con un colpo alla nuca. Condannati anche gli altri tre imputati

CAGLIARI. C’è la condanna all’ergastolo per Niveo Batzella (58 anni) di Assemini, che il giudice Giampaolo Casula ha ritenuto colpevole dell’omicidio di Gianluca Carta, titolare di un night club di Assemini, ucciso con un colpo di pistola alla nuca la notte del 18 maggio 2011. Trattandosi di giudizio abbreviato, il giudice ha inflitto all’imputato anche la pena accessoria dell’isolamento diurno, che è stata poi «scontata» nel calcolo della sanzione finale in base al rito. Accogliendo in buona parte le richieste del pm Maria Virginia Boi il giudice ha inflitto diciott’anni di reclusione al nipote Gianfranco Batzella (41) di Sestu e ad Enrico Lecca (25)di Assemini, mentre esce dal primo grado di giudizio con una condanna a sedici anni Michele Piras (25) di Assemini. Tutti e tre, per l’accusa ora confermata dalla sentenza, hanno partecipato al delitto con ruoli diversi. Per lo stesso omicidio è ancora sotto processo col rito ordinario Paolo Coraddu (25 anni) di Decimoputzu, considerato il mandante. La prova che ha inchiodato Niveo Batzella - difeso da Riccardo Floris – alle proprie responsabilità è stato il fucile a canne mozzate trovato nella sua abitazione: il proiettile che ha ucciso Carta è stato esploso con quell’arma, la conferma è arrivata dal perito balistico Giulio Madeddu nel corso del processo a Coraddu, davanti alla Corte d’assise. Ma nel corso dell’inchiesta sono state le pesanti ammissioni di alcuni imputati a definire nei dettagli il quadro del processo, già chiaro in base alle intercettazioni telefoniche.

Carta venne sequestrato tra le quattro e le sei del mattino, poi rinchiuso nel baule di un’auto. Poi fu trascinato in campagna dove avvenne l'esecuzione. Il suo corpo venne trovato da una guardia giurata a More Corraxe, una località del comune di Sestu. All’origine del delitto, secondo la ricostruzione dell’accusa, una doppia vendetta: Coraddu doveva punire Carta per alcune confidenze fatte ai carabinieri su una piantagione di cannabis, i Batzella per l’attentato al Maxim di Assemini, una decina di colpi esplosi contro il locale. In procedimenti diversi, Niveo Batzella è anche accusato di aver pianificato il sequestro dell’imprenditore cagliaritano Sandro Podda e di essere l’assassino di Sergio Tronci, l’operaio di Assemini bruciato vivo dopo essere stato chiuso nel bagagliaio della sua auto nel 2004. Nel corso dell’udienza

di ieri l’avvocato Floris ha chiesto l’annullamento del processo perché i brogliacci di alcune intercettazioni telefoniche non sarebbero stati resi noti alla difesa. Il giudice Casula ha respinto l’istanza con un’ordinanza emessa insieme alla sentenza. (m.l)

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