Culingionis ogliastrini, guerra sull’Igp

A scatenare la polemica è la scelta fatta da alcuni produttori di utilizzare i fiocchi di patate prodotti nel nord Europa

LANUSEI. Culurgionis, culigiones, culurzones: che confusione. E che polemiche sulla proposta di far tutelare questa antica ricetta della Sardegna dalla denominazione di tutela Igp, indicazione geografica tipica (la registrazione del discipinare è ormai una questione di ore).

A scatenare il putiferio è l'idea di alcuni produttori di poter utilizzare fiocchi di patate (invece di patate) nel ripieno della pasta che come sanno i gourmet è costituito anche da formaggio pecorino fresco e menta. L'idea non piace ai puristi e ai custodi della più antica tradizione ogliastrina. «Non è un discorso di nostalgia o di astratto rispetto della ricetta tradizionale – dice Aldo Manunta, direttore della Coldiretti di Nuoro e dell’Ogliastra –. Noi vorremmo salvare i sapori ma anche l’economia dei nostri territori. Gli ingredienti per la preparazione dei culingionis devono essere sardi e possibilmente della zona di produzione di questa pasta ripiena. Non olandesi come nel caso dei fiocchi di patate che qualche produttore vorrebbe impiegare». Negli incontri, dibattiti e discussioni che hanno impegnato i contendenti della diatriba “fiocchi sì-fiocchi no” qualcuno ha detto che la Sardegna non produce una quantità sufficiente di patate da impiegare nella lavorazione dei culingionis. Ma per Simone Cualbu, presidente della Coldiretti di Nuoro e Ogliastra è una argomentazione priva di senso.

«Il discorso – dice – è presto fatto. Per i circa 3-4 mila quintali di culingionis prodotti ogni anno in Sardegna basterebbe la produzione di poco più di dieci ettari coltivati a patate».

«Il disciplinare di produzione – dice l’imprenditore Vito Arra di Lanusei a nome del comitato promotore dell’Igp – non prevede l’indicazione della provenienza della materia prima utilizzata per il semplice fatto che la normativa europea non lo consente».

«È nelle intenzioni del Comitato – ribadisce Arra – utilizzare materia prima locale e fare in modo che la denominazione divenga un’opportunità per la Sardegna tutta, non solo per l’indotto che può generare, per i posti di lavoro che si creeranno, ma anche per il circolo virtuoso per il settore primario, per quello turistico e in generale per la notorietà che tutte le denominazioni attribuiscono ai territori a cui sono legate. La provenienza delle materie prime, dalle patate all’olio, dai formaggi alle semole, non è indicata unicamente a causa di un tecnicismo, dunque. Che esista una precisa intenzione dei produttori di Culingionis, di utilizzare il più possibile materia prima sarda, è dimostrato dal fatto che del Comitato siano soci fondatori un’impresa casearia e una di produzione agricola di cereali e di patate, che hanno sede ed operano in Ogliastra».

«Altre imprese del primario sarebbero ben accette in qualsiasi momento, se ne facessero richiesta – ribadisce Arra –. Non solo il Comitato è interessato ad accordi di filiera con agricoltori sardi che rendano i Culingionis un prodotto il più possibile isolano, ma proprio in questi giorni gli imprenditori aderenti stanno lavorando a questo scopo».

Vito Arra dice che a lui non piace mettere in campo una produzione di Culingionis se poi non potrà avere la certezza di una fornitura sicura di patate.

A nulla servono le assicurazioni che ha dato la Coldiretti: Arra non si rassegna.

«Nessuno – prosegue l’imprenditore – mi

ha dato la garanzia che potrò avere patate sarde di 60-90 giorni nelle quantità che mi servono. Non possono venirmi a dire che ci si può comunque rifornire dai mercati di Bologna o del Continente. Eh no, cari signori, così non va. Allora tanto vale che mi prenda i fiocchi di patate olandesi».

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