La passerella infinita dei politici: bravi solo a vendere promesse

La delusione di Michele Cossu, in prima linea nella protesta «Tutti ci hanno dato garanzie, nessuno ha mosso un dito»

PORTO TORRES. «Me l’aspettavo, ma quando leggi la lettera ti rendi conto di quanto sia grave. È come se ti venisse notificato un ordine di carcerazione, perché perdi un diritto. Quello di lavorare». Michele Cossu è giovane ma ha la faccia triste di chi ne ha vissute tante, sognava di continuare a fare l’operaio specializzato in fabbrica, ma da anni ha cominciato a fare i conti con una realtà contraria. E ora che ha la lettera di fine lavoro tra le mani vorrebbe vedere la faccia dei politici. Di tutti quelli che hanno fatto passerella, stretto mani e dispensato abbracci. Non è una questione di colori, di partiti e di incarichi, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

«Sono abituato a parlare con le persone, valutarle per quello che fanno e non per ciò che dicono. Ecco, la delusione più grande è che quasi tutti ci hanno preso in giro. Quello che mi fa più male oggi, invece, è l’indifferenza di coloro che sembravano particolarmente affezionati alla nostra vertenza e poi sono spariti».

Si comincia dall’allora presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci e si arriva sino al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, passando per sindaci e assessori, ministri e segretari di partito, dirigenti nazionali del sindacato. È una lunga lista.

«Cappellacci l’abbiamo incontrato più volte – racconta Michele Cossu – ogni appuntamento era una rassicurazione seguita dalla conferma di un intervento nei confronti del Governo nazionale. I risultati dicono come è andata a finire. Il senatore Beppe Pisanu, invece, ci mise in contatto con Berlusconi che annunciò in diretta un suo interessamento nei confronti del proprietario della croata Dioki, interessata alla Vinyls. Il cavaliere disse che era un suo amico, poi abbiamo scoperto che aveva anche lui qualche guaio con la giustizia».

Ma il quadretto emblematico, Michele Cossu lo dedica all’allora ministro dello Sviluppo economico (nel governo Berlusconi) Paolo Romani: «Venne a trovarci all’Asinara, disse che lui era abituato a metterci la faccia, sosteneva l’ipotesi del fondo svizzero Gita. Sembrava convinto del fatto suo, ci aveva quasi sfidato: “Non sono mica un pirla io”, ci raccontò. Invece era davvero così. Ma lui è stato persino premiato, oggi è presidente dei senatori di Forza Italia, ha fatto carriera».

Tra i «venditori di promesse», Michele Cossu inserisce Corrado Passera, che arrivò a Porto Torres da ministro (allo Sviluppo economico, dopo Romani): «Parlò di chimica verde, delle grandi possibilità e avanzò la proposta di attivare il tavolo nazionale che invece è rimasto lettera morta. Ennesima delusione».

Tra coloro che hanno raggiunto l’Isola dei cassintegrati, all’Asinara, anche il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso (allora numero due con delega per l’Industria): bocciò l’accordo che chiudeva gli impianti, disse che le categorie nazionali dei chimici avevano agito con troppa fretta e senza il consenso dei lavoratori. I lavoratori apprezzarono il suo decisionismo, specie per ciò che disse a Cagliari allo sciopero generale che portò in piazza 50mila persone: «È stata una manifestazione straordinaria, che dovrebbe far riflettere la politica sarda perché i lavoratori sono stanchi di promesse, hanno bisogno di risposte concrete e di un Governo regionale e nazionale, che si assuma le responsabilità». Bene - sottolinea Michele Cossu - cosa è cambiato?»

Infine il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che accolse al Quirinale una delegazione dei lavoratori della Vinyls e si interessò ripetutamente alla vertenza.

«Ci aveva garantito il suo appoggio – commenta Michele – e mise in risalto il fatto che la conquista del progetto della chimica verde era stata possibile grazie alle lotte degli operai della Vinyls. Allora ci sembrò un bel riconoscimento, una speranza in più, una luce in fondo al tunnel. È il finale che non torna, considerato che siamo gli unici a essere rimasti fuori da quello che è considerato il futuro, tra bonifiche e chimica verde».

Non ce l’ha con nessuno Michele Cossu, ma denuncia che «la politica non ha voluto fare niente». E quella lettera che

stringe tra le mani è la patata bollente tornata indietro dopo essere stata maneggiata da tante persone inconcludenti: «Sento dire da Renzi degli 80 euro in più in busta paga, mi sembra un segnale. Ma devi avere una busta paga, non la notifica del licenziamento».

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