Vinyls, la vertenza-simbolo finisce con 88 licenziati

Porto Torres, cala il sipario sui cinque anni di lotte per difendere uno stabilimento produttivo raccontate con grande impatto mediatico dal gruppo Facebook "L'isola dei cassintegrati", che aveva per slogan l"unico reality reale, purtroppo" 

PORTO TORRES. Una storia finita Venerdì Santo, quando sono state recapitate le 88 lettere di licenziamento ad altrettanti lavoratori (ex) della Vinyls Italia SpA. Il curatore fallimentare Mauro Pizzigati, con una breve comunicazione di una quindicina di righe, ha infatti informato tecnici e operai che dal prossimo 7 luglio cesserà ogni rapporto di lavoro con la Vinyls, cessazione connessa «all’assenza di prospettive atte a ricollocare il personale oggi alle dipendenze della società fallita in altre realtà produttive, stante l’assoluta mancanza di manifestazioni di interesse da parte di terzi all’assorbimento del personale Vinyls Italia SpA».

Un epilogo che non ha sorpreso nessuno anche se «l’amarezza è tanta», raccontano lavoratori e dirigenti sindacali. Una fine annunciata cinque anni fa, e che ha portato alla nascita di una protesta straordinaria e pacifica, quella dell’Isola dei cassintegrati, che ha avuto risonanza mondiale. La fine della Vinyls ha radici lontane nel tempo, che risale a quando inspiegabilmente si interruppero le trattative per l’acquisizione dello stabilimento di Assemini per chiudere il “ciclo del cloro”da parte della multinazionale inglese Ineos. Un fallimento che ha coinvolto parzialmente lo stabilimento di Assemini dove si produce il cloro e si “imbottigliava” il Vcm, e travolto gli impianti di Marghera, dove però le forze politiche venete di concerto con organizzazioni sindacali, istituzioni e associazioni di categoria sono riuscite a salvaguardare quasi tutti i posti di lavoro grazie a un accordo di programma sulle bonifiche industriali.

Un fallimento, come hanno sempre sottolineato le organizzazioni sindacali, inspiegabile dal punto di vista industriale ed economico. «Questa è stata una vertenza particolare – sostiene il segretario della Uiltec-Uil Giovanni Tavera –, una vertenza nel corso della quale i lavoratori si sono sostituiti alla classe politica spiegando le ragioni per le quali bisognava mantenere in vita il ciclo del cloro. E invece è stata chiusa una realtà produttiva importante con il risultato che siamo costretti ad acquistare il Pvc da altri paesi». Una vertenza che ha tracciato strade nuove rispetto alle tradizionali lotte sindacali, che ha prodotto la nascita di nuovi simboli della lotta operaia, come la Torre Aragonese diventata anche un museo della lunga vertenza, o come l’Isola dei Cassintegrati che «ha portato la nostra vertenza dall’altra parte del mondo», sottolinea Pietro Marongiu, il “tiranno” dell’Isola che non ha avuto alcun timore a confrontarsi pubblicamente con ministri, sottosegretari e presidenti della Regione.

Una vertenza che ha coinvolto un intero territorio, che ha portato sulla Torre Aragonese anche l’arcivescovo di Sassari padre Paolo Atzei che non ha esitato (in una sera di tregenda) a mettersi alla guida di una fiaccolata alla quale hanno preso parte duemila persone. Tutto questo è finito venerdì scorso, anche se il rapporto di lavoro si concluderà il prossimo 7 luglio (una data cara ai sardi, che ricordano la figura di san Costantino imperatore), poco più di tre mesi nel corso dei quali le organizzazioni sindacali cercheranno di ottenere altri sei mesi di proroga della cassa integrazione prima di passare alla mobilità, cioè al licenziamento degli 88 fra tecnici e operai rimasti in Vinyls.

Una vicenda che «lascia l’amaro in bocca per quanto è stato fatto – aggiunge Giovanni Tavera – per la pochezza di quasi tutti i politici che grazie alla Vinyls hanno sfruttato la grande visibilità mediatica della Torre Aragonese o dell’Asinara, per poi dimenticarsi completamente delle persone che lavoravano nell’impianto del Pvc. Politici, amministratori, ministri pirla (non l’ho detto io, l’ha detto lui, il ministro Romani), che non capivano l’importanza dello stabilimento. Ora resta una speranza e cioè che seppure lentamente il settore della chimica verde possa assorbire i lavoratori ex Vinyls. Sarà un processo lungo, ma credo che nessuno possa fare a meno delle professionalità e delle capacità tecniche e umane di questi lavoratori, molti dei quali non superano i trent’anni d’età».

Resta l’immagine di una orgogliosa dignità mai urlata, mai violenta, molto determinata a sottolineare i propri diritti ma senza andare oltre. Tanto da guadagnarsi il rispetto e la stima della massima istituzione repubblicana, quella del presidente Giorgio Napolitano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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