Grande e dimenticato: 100 anni fa a Sassari moriva Luigi Canepa

Compositore e garibaldino, autore di diversi melodrammi. Dopo il successo nazionale si spense povero nella sua città

SASSARI. Cento anni or sono, il 12 maggio, si spegneva a Sassari – dove era nato nel 1849 – il compositore Luigi Canepa, sicuramente il più importante musicista sardo di tutto il XIX secolo, protagonista assoluto della vita musicale della Sassari del tardo Ottocento.

Canepa fu apprezzato compositore di melodrammi, tenuti a battesimo negli anni Settanta del XIX secolo nei principali teatri milanesi (il Carcano e la Scala), e accolti dalla critica con giudizi lusinghieri. La sua prima opera – il “David Rizio” – venne scritta da un Canepa appena ventitreenne su libretto di Enrico Costa, mentre due anni dopo il Teatro alla Scala battezzava il dramma “I Pezzenti”, tratto da un lavoro teatrale di Felice Cavallotti. Subito dopo la prima esecuzione del suo terzo melodramma, intitolato “Riccardo III” e andato in scena ancora una volta a Milano, iniziava la fase sassarese dell’attività del compositore: gli anni compresi fra il 1880 e il 1884 saranno per lui fra i più ricchi di soddisfazioni e fra i più vivi della vita musicale cittadina. Nel 1880 si inaugurava infatti l’Istituto Musicale, le cui sorti saranno intimamente legate a quelle del compositore, e Canepa si insediava alla guida della ricostituita Banda Civica. Abbandonata quasi completamente l’attività compositiva, Canepa iniziò a svolgere l’attività di direttore d’orchestra nelle stagioni del Politeama, inaugurato proprio nel 1884, e di infaticabile promotore della vita musicale sassarese, che conobbe in quegli anni una grande espansione.

Ma la personalità di Canepa non si esaurisce nelle sue poliedriche attività musicali. I suoi trascorsi garibaldini (il musicista si era unito ai volontari guidati da Garibaldi nella sfortunata spedizione conclusasi con la battaglia di Mentana) lo portarono ad impegnarsi, pur per un breve periodo, nella vita politica della città. Nel 1891 Canepa si candidò infatti nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale, sostenuto sia dalla “corrente dei giovani”, intellettuali e progressisti che proprio un mese prima delle elezioni avevano fondato La Nuova Sardegna, sia dalla “lista della concordia”, che vedeva uniti in quelle elezioni i repubblicani capeggiati dall’avvocato Gavino Soro-Pirino e i moderati guidati da Salvatore Manca Leoni. Canepa fu eletto con ampio suffragio, e per alcuni anni svolse l’attività di consigliere, che gli valse l’aiuto di molti intellettuali che condividevano le sue stesse idee, tra i quali Filippo Garavetti.

Il suo aperto schierarsi nello scenario politico cittadino, il progressivo ritiro dell’amministrazione comunale dal sostegno all’Istituto Musicale e la concorrenza del Circolo Filarmonico guidato da Rosolino Siotto finirono per ridurre Canepa in una condizione economica molto precaria e di sostanziale emarginazione dalla vita culturale della città. L’ultimo momento di ritrovata gloria si manifestò nel 1903, quando fu messo in scena il suo ultimo lavoro teatrale, “Amsicora”, un’opera scritta per i goliardi dell’Università, che andò in scena anche a Bologna l’anno successivo. Canepa si spense dunque povero, ma con la ricchezza di un grande lascito spirituale che vive ancora oggi nel Conservatorio di musica, sorto sulle ceneri dell’Istituto Musicale da lui fondato, e in una tradizione musicale che deve molto alla sua attività. Ci auguriamo che tutte le istituzioni si

ricordino di lui in questo anno del centenario, e che non si debbano considerare ancora attuali le parole con cui il musicologo Giulio Fara, primo studioso dell’etnofonia sarda, definì Canepa a qualche settimana dalla sua morte sulle pagine della rivista Cronaca Musicale: «un dimenticato».

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