Caso Galsi, la Regione: «Si rinuncia al gasdotto non al metano»

In Sardegna sarà distribuito in altro modo e con un rilancio dei lavori sulle reti interne del gas

CAGLIARI. La Regione abbandona la compagine azionaria del Galsi ma non per questo cambia idea sulla metanizzazione della Sardegna: «Siamo convinti che il metano è indispensabile», afferma Francesco Pigliaru, «il nostro è un atto di chiarezza, non possiamo continuare a perdere tempo correndo dietro la bandierina del Galsi».

Con una delibera di giunta, è arrivata la decisione che, in realtà, era nell’aria da tempo: nel dicembre del 2013 la Sfirs che detiene l’11,5% del Galsi, aveva deciso di uscire dall’azionariato; decisione su cui l’autorità di controllo, (cioè il Centro di programmazione) aveva concordato.

Che cosa è accaduto rispetto a un gasdotto il cui sogno s’era iniziato con la giunta Pili ed era continuato con i governi di Soru e di Cappellacci?

Lo spiega Raffaele Paci, assessore alla Programmazione: «Tutti abbiamo creduto nel Galsi ma ora l’opera è diventata davvero improbabile. È cambiata la situazione politica in Algeria, è cambiato soprattutto il mercato del gas». Nella conferenza nessuno fa un riferimento diretto ma nelle incertezze del Galsi si è aggiunta anche l’inchiesta nazionale che ha coinvolto i vertici della Sonatrach, la compagnia di Stato algerina per la ricerca, lo sfruttamento, il trasporto e la commercializzazione di idrocarburi.

«Mancavano una serie di permessi», racconta Paci, «a cominciare da quelli della Regione Toscana», (sulle cui coste doveva arrivare il metano dopo aver attraversato la Sardegna). Inoltre erano diventati oscuri alcuni aspetti commerciali: «I precontratti prevedono l’acquisto di determinati quantitativi di metano a un prezzo fisso al di là dei consumi reali. E i contratti rigidi non sono più convenienti», spiega Paci. E poi un altro motivo ha indotto la giunta a uscire dal Galsi: «In questo momento la Sfirs può recuperare tutti gli undici milioni investiti nel progetto». Una somma che la giunta intende reinvestire nella metanizzazione dell’isola; undici milioni che sarebbero stati persi se gli altri azionisti decidessero di porre fine all’avventura del Galsi.

Infine un’ultima annotazione: se il metanodotto dell’Algeria dovesse andare avanti, il gas dovrebbe comunque passare per la Sardegna: «E noi saremmo pronti ad approfittarne», dice Paci.

Che farà la Regione? Punterà sui lavori per la costruzione della rete interna e allo stesso tempo individuerà (con un bando) un advisor che dovrà indicare la soluzione più conveniente. Una risposta potrebbe essere quella di far arrivare il gas con le navi metaniere (e poi servirebbe un rigassifigatore). «Le tecnologie vanno avanti, quelle che sembrano essere soluzioni ottimali in passato non lo sono più».

«Questa decisione ci permette di riavviare tutti i lavori in qualche modo bloccati sulle reti del gas», afferma l’assessore all’Industria Maria Grazia Piras, «le imprese si sono trovate in difficoltà e ora facciamo ripartire il progetto metano e gli 800 milioni di opere per i 37 bacini, 440 milioni circa di investimenti privati e 220 milioni di risorse pubbliche».

Maria Grazia Piras si è poi detta fiduciosa nel riuscire a strappare la proroga di un anno per la superinterrompibilità per le grandi aziende energivore «che potrà essere riconsiderata a fronte di questa decisione e della redazione del piano energetico».

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