Spesa pubblica, la Regione sopprime subito quattro province

L’assessore Cristiano Erriu annuncia l’imminente azzeramento degli enti intermedi istituiti nel 2001 e operativi dal 2005 e descrive la riforma Pigliaru per razionalizzare l’intera macchina amministrativa sarda

TONARA. Via le "nuove" province, drastica riduzione delle competenze delle "vecchie", «soluzioni condivise tra comuni e Regione nella consapevolezza che il carburante è poco». Parole dell'assessore Cristiano Erriu che ieri a Tonara ha illustrato a grandi linee la riforma della macchina amministrativa della Regione e degli enti locali alla quale la giunta Pigliaru metterà mano nelle prossime settimane. Lo ha fatto all'incontro "Efficienza e rappresentanza nei comuni dopo la riforma Del Rio", convocato dalla Comunità montana Gennargentu Mandrolisai e dal Consiglio delle autonomie locali della Sardegna. Con Erriu, in un dibattito coordinato dalla presidente della comunità montana, Lucia Chessa, anche l'assessore agli affari generali, personale e riforma della Regione Gianmario Demuro, e in chiusura dei lavori il ministro per gli affari regionali Maria Carmela Lanzetta, che sino a quattro mesi fa era sindaco di un paese calabrese. «So bene cosa vuol dire amministrare un piccolo Comune – ha detto Lanzetta rivolgendosi alla platea di sindaci arrivati da tutta l'isola – e mi batterò perché le vostre istanze siano tenute in considerazione dal governo».

Il referendum. Tema dell’incontro era il decreto Del Rio sugli enti locali, illustrato dal deputato Mauro Guerra, ma si è parlato soprattutto del futuro della Sardegna. «Sarà una grande riforma istituzionale», ha detto Erriu a proposito del disegno di legge cui sta lavorando la giunta Pigliaru che nelle prossime settimane andrà all'esame del consiglio. «Quando si poteva agire nella razionalizzazione della macchina amministrativa – ha continuato – non lo si è fatto, si è andati avanti di deroga in deroga. Il primo passo sarà la cancellazione delle nuove province (Olbia-Tempio, Ogliastra, Carbonia-Iglesias e Medio Capidano, istituite nel 2001 e operative dal 2005, ndr). Il motivo? «I sardi hanno già detto la loro votando per l’abrogazione in un referendum. Poi basta andare a vedere i conti, e al momento opportuno sarà utile tirarli fuori».

Ma qualche dato sin d'ora aiuta a comprendere le dimensioni di un fenomeno burocratico unico nel panorama nazionale. «Le province hanno ben 144 competenze, ma ne esercitano principalmente due: viabilità e scuola». Per farlo, gli otto enti intermedi sardi in totale hanno a disposizione 1760 dipendenti ai quali si aggiungono 442 dipendenti in house, ossia lavoratori di società esterne alle quali sono stati assegnati servizi di pubblico interesse (l'affidamento è diretto, cioè senza gara d'appalto). Poi ci sono i dirigenti: sono in tutto 60, "molto ben pagati ma non tutti utilizzati", dice Erriu. Ma la rivoluzione della macchina amministrativa che hanno in mente Pigliaru e i suoi è soprattutto «un'autoriforma», cioè il ridisegno di una Regione che è «gonfia di competenze, risorse e personale». E che, a cascata, genera e alimenta corposamente agenzie ed enti che operano nei territori.

Il ridisegno della Regione, ha continuato l'assessore, è cominciato con l'accordo con il Governo che prevede la deroga al patto di stabilità: «Dal primo gennaio 2015 la Regione sarda non avrà più un tetto di spesa, ma dovrà rispettare il pareggio di bilancio, sanità compresa. È insieme una grande opportunità e una grande responsabilità». Ancora sulle province. La vera incognita, Erriu non lo nasconde, è il futuro dei dipendenti. «La loro ricollocazione è delicata. Tutti vorrebbero diventare dipendenti regionali, ma non sarà possibile. Sarà argomento di riflessioni e di confronti sindacali. Una parte consistente andrà nei comuni, nelle unioni dei comuni o altri ambiti territoriali. Per le province che verranno soppresse immediatamente parliamo di 479 dipendenti, cui si aggiungono i lavoratori in house».

L’autonomia. Dall'assessore agli enti locali al responsabile degli affari generali, Gianmario Demuro, docente universitario prestato alla politica, costituzionalista. «Serve un'autonomia responsabile. La nostra viene da lontano, le sue basi sono state gettate da Lussu e Laconi nell'assemblea Costituente. Rispecchia un'identità molto forte, ma non chiusa in se stessa: è bello sapere che alla domanda "si può diventare sardi", il 70 per cento dei nostri corregionali abbia risposto "Sì". Serve un'autonomia che ci faccia sentire italiani ed europei nel rispetto della nostra specificità.

Sinora la Regione non ha fatto altro che applicare nell'isola leggi nazionali riscrivendole in peggio. Dobbiamo guardare a modelli autonomistici come le Province di Trento e Bolzano, o alla Regione Friuli. Ma è la macchina che va riorganizzata, non lo statuto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro