Il San Raffaele a Olbia: terremoto sugli assetti della sanità regionale

Attesa per i dettagli del progetto tra speranze e timori. L’Anaao: sulla ricerca importanti investimenti I dirigenti delle Asl di Nuoro e Sassari: «Aspettiamo di conoscere bene il piano prima di dare giudizi»

SASSARI. Nessuno discute sul “se”. Tutti vogliono capire il “come”. Ma l’ok al nuovo ospedale targato Qatar non si esaurisce in una questione di avverbi. Scuote nel profondo gli assetti della sanità regionale. È uno tsunami dagli effetti dirompenti. E appunto come un maremoto avrà contraccolpi che in Sardegna costringeranno a rimodulare l’intero sistema ricerca-assistenza. Almeno questa è la visione di tantissimi operatori sul campo: espressa in un quadro di opinioni e commenti che coinvolge Asl, università, sindacati, medici, infermieri, pazienti.

Disco verde. Secondo molti infatti la modalità del via libera all’ex San Raffaele di don Verzè, ora ribattezzato Bambin Gesù, non è un tema che possa riguardare solo la favorevolissima Olbia e la Gallura. E neppure potrebbe esaurirsi nelle “vibrate reazioni” reazioni e nei campanilismi in difesa d’interessi territoriali. Perché gli argomenti scottanti, secondo gli addetti ai lavori, non si fermano alle valutazioni politiche. Ossia alle analisi fatte dai partiti e all’attesa del “sì” del 24 giugno nei palazzi della Regione: con i diversi schieramenti all’interno di centrosinistra e centrodestra già orientati in maniera trasversale a sostegno oppure all’opposizione del maxi-progetto.

Business contrapposti. In maniera ugualmente ovvia, c’è un ulteriore fatto evidente: il piano Made in Medioriente sta provocando fibrillazioni tra i proprietari di cliniche private che nell’isola temono di vedere erose le loro posizioni.

Quale tipo d’impatto. Eppure, il centro del problema non sarebbe neanche questo. Come sottolineano nelle ultime ore parecchi esperti, il cuore della delicatissima faccenda è piuttosto rappresentato da un altro elemento. E cioè da quali scelte saranno fatte per dare vita al masterplan varato sull’asse Vaticano-Qatar. In poche parole, si riparla del “come” il Bambin Gesù e i suoi quasi 300 nuovissimi posti-letto contribuiranno a rivoluzionare gli equilibri esistenti, e da decenni consolidati. Con riferimento tanto al panorama regionale della salute (compresa la speranza per tanti ammalati di non dover più ricorrere a cure fuori dall’isola) quanto al business che da sempre condiziona decisioni e investimenti nell’isola in questo settore così cruciale.

Prudenza. A ogni modo, almeno in questa fase, spesso nell’esame della posta in gioco da parte di numerosi operatori sardi prevale una posizione sintetizzata nella frase-tipo: «Prima di un giudizio definitivo, stiamo a vedere che cosa succede con esattezza».

Attenzione. Ma il grandissimo interesse per l’imminente svolta, oggi, traspare comunque in qualsiasi corsia di clinica e ospedale. E tutto questo a prescindere dalle valutazioni individuali.

Aziende sanitarie. Il direttore generale dell'Asl di Sassari, Marcello Giannico, tiene però a sottolineare un preciso aspetto: «Le scelte che verranno fatte riguardo alla nuova struttura sanitaria privata del San Raffaele di Olbia sono soltanto di natura politica e interessano prevalentemente l'organizzazione sanitaria a livello regionale». «Aspetto perciò gli atti di programmazione - aggiunge – E nel frattempo porterò avanti il mio mandato esclusivamente sulla base degli atti d’ indirizzo finora indicati dall'assessorato regionale alla Sanità».

Lati positivi. Anche Antonio Maria Soru, suo collega ai vertici dell'Asl di Nuoro, preferisce la cautela di chi vuol vedere tutte le carte del mega-progetto prima di sbilanciarsi in una valutazione basata su dati parziali o frammentari. «In linea di massima posso però dire che ci troviamo di fronte a un’occasione da non perdere – rimarca il manager – In casi di questo tipo, infatti, tante volte si parte in un certo modo e poi al momento conclusivo si finisce in un altro. Confido nelle capacità di analisi dell’assessore regionale, Luigi Arru, e degli esperti nominati con il compito specifico di sopppesare ogni sfumatura. Più in generale sono convinto che i nostri medici sapranno confrontarsi con le realtà emergenti e che l’investimento del Qatar rappresenti un’importante conquista per tutta l’isola». «Spetterà poi alle conferenze provinciali con i sindaci e alla commissione regionale occuparsi della questione senza preoccupazioni e allarmismi», è la conclusione del direttore.

I medici. Nessun timore neppure da parte di Susanna Montaldo, la cagliaritana presidente dell’Anaao sarda, con oltre 600 iscritti il maggiore sindacato di categoria degli ospedalieri. «Uno dei nodi da sciogliere riguarda la completezza delle notizie: nei giorni scorsi abbiamo provato a chiedere lumi all’assessore Arru, ma ci ha riferito che per il momento non si conoscono le “specialità” previste per il nuovo ospedale», dice la dirigente sindacale. «Non si sa neppure con precisione se il Bambin Gesù sarà un centro generalista, pediatrico, misto o destinato ad altre branche ancora – prosegue – Come si fa quindi a capire se la rete ospedaliera attuale sarà indebolita o no?». «Quel

che invece mi appare più nitidamente definita è l’importanza degli investimenti sulla ricerca scientifica: ecco, per quel che concerne quest’aspetto, mi sembra che possiamo prepararci a sorprese positive e a giorni ne sapremo di più», afferma Susanna Montaldo.

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