L’Ordine dei medici: «I posti letto in più? A carico dello Stato»

Le perplessità di Sussarellu: pensiamo alla sanità pubblica «Ma ben vengano le contromisure per i settori scoperti»

SASSARI. «Una premessa, innanzitutto: la sanità pubblica resta prioritaria. E subito un’altra considerazione: il costo del Bambin Gesù non può essere fatto gravare sul nostro sistema di assistenza». Secondo il presidente dell’Ordine dei medici del Nord Sardegna, competenze estese da Alghero a Olbia, i posti letto in più dovranno essere considerati a carico dello Stato, e non della Regione. Agostino Sussarellu su questi aspetti non ha incertezze né perplessità. Da anestesista calibra le parole per evitare incidenti diplomatici com’è solito dosare i farmaci con estrema precisione. Ma da rappresentante della categoria detta con fermezza le condizioni per evitare quella che a suo dire potrebbe rivelarsi una pericolosa deregulation.

Quale dovrebbe essere allora il ruolo d’investitori come il Qatar?

«I privati? Ben vengano. Ma soltanto se la loro azione può servire a integrare le carenze della rete sanitaria pubblica».

Tuttavia si parla d’investimenti finanziari notevolissimi.

«Al di là delle garanzie che vengono date sulle assunzioni e sull’occupazione, mi domando però in che cosa si sostanzi concretamente il loro progetto. Ancora non conosciamo nei dettagli a quali reparti e a quali settori della ricerca facciano riferimento».

Su che cosa si dovrebbe puntare?

«Da chi viene a casa nostra mi aspetterei che chiedesse a noi di che cosa abbiamo bisogno. Se devo costruire una casa nella quale esiste già una cucina, non starei ad ascoltare un imprenditore che mi chiedesse di farne un’altra».

Che cosa vuol dire?

«Mi pare chiaro. È inaccettabile che si progettino reparti o cliniche in concorrenza con quelle presenti sul nostro territorio. Occorre piuttosto che a livello regionale si definiscano prima gli spazi dove l’intervento sarebbe al contrario più che necessario».

Perché il governo dovrebbe farsi carico del problema?

«Renzi ha accolto con entusiasmo gli investimenti ipotizzati dal Qatar. Esiste allora la possibilità di considerare quest’intervento internazionale come destinato a un polo d’eccellenza in capo all’intero servizio sanitario nazionale, con quel che significa un domani in termine di spesa pubblica».

Perché? Che cosa teme? Pensa che i costi diventeranno insostenibili?

«Noi abbiamo un piano sanitario bloccato da anni, nel quale peraltro si parlava già del San Raffaele dal 2008. Ed è piuttosto evidente un fatto: dovrà essere rivisitato presto anche alla luce di questi sviluppi. In ogni caso, i posti letto previsti per il nuovo ospedale, senza un provvedimento come quello che richiama il governo nazionale alle sue scelte, sarebbero calcolati a detrimento dell’intero monte fissato su scala regionale».

Con quali conseguenze?

«Beh, quello è un numero che deve tenere conto delle sforbiciate da spendig review stabilite appunto dallo Stato. Ecco, allora un’altra soluzione semplicissima: non considerare più i nuovi posti letto nel tetto da calcolare per i tagli programmati».

Insomma: lei ha paura che vengano sottratte risorse al servizio sanitario pubblico regionale.

«Mi sembra chiaro che si pongano quesiti allarmanti. Soprattutto nel momento in cui si sente sempre più spesso parlare del ridimensionamento dei piccoli ospedali sardi».

Invece qual è il suo parere sugli investimenti per la ricerca?

«Sono d’accordissimo su tutto quello che favorisce l’innovazione scientifica. Mi aspetto però

un accordo che coinvolga a pieno titolo le nostre due università. Così come la possibilità, attraverso specialità e reparti che non abbiamo nell’isola, di contrarre la mobilità dei pazienti oggi costretti a farsi curare fuori della Sardegna». (pgp)

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