Servitù, Pigliaru: ora più risorse per l’isola

Il governatore si presenterà al tavolo del Ministero con una serie di richieste: più fondi per la ricerca

CAGLIARI. Puglia e Friuli festeggiano con le ultime servitù militari addolcite, la Sardegna no. Di dolce non può esserci granché quando dal 1981, nell’isola, gli ettari sotto scacco sono rimasti ancora gli stessi, 30mila.

Con le altre due regioni, i militari sono stati molto più buoni nei due giorni della conferenza nazionale della Cecchignola. In Puglia hanno liberato una parte recintata del Parco nazionale dell’Alta Murgia, fra Barletta e la provincia di Bari, e lì non solo ridurranno le esercitazioni, collaboreranno con studi di ricerca pubblici e privati a un progetto per «la coltivazione di piante destinate a bonificare dai metalli pesanti i vecchi poligoni». Per questi motivi la Puglia, col governatore Nichi Vendola, ha fatto bene a firmare l’accordo col ministero della Difesa e poi dichiarare soddisfatto: «È cominciato un nuovo corso, con la fine delle prove di fuoco ci saranno investimenti importanti per lo sviluppo delle biodiversità».

È andata ancora meglio al Friuli. Già da anni la Regione governata dal Debora Serracchiani ha conquistato la riduzione drastica, nel numero e nell’estensione, delle servitù militari, con la restituzione immediata di «diverse strutture ormai inutilizzate dalle Forze Armate dopo il disfacimento del blocco dei Balcani». In più, sempre il Friuli, ha ottenuto dal ministero il pieno coinvolgimento dell’università di Trieste in diversi progetti destinati alla ricerca scientifica e tecnologica militare. Tanto coinvolta, l’università, da far dire al governatore friulano, ancora più entusiasta di Vendola: «Con soddisfazione, ora potremo contare sulle risorse del piano nazionale per la ricerca in arrivo dai prossimi fondi europei 2014-2020».

Tutto questo alla Sardegna non è stato concesso. Anzi, in più di un’occasione, durante la conferenza nazionale, i generali hanno ribadito che «i tre poligoni di Teulada, Capo Frasca e Perdasdefogu sono irrinunciabili e non possono essere ridotti». In altre parole, Francesco Pigliaru ha fatto bene a non firmare l’intesa, perché la controparte si è chiusa a riccio ancora una volta. O almeno è stato lo Stato Maggiore ad asserragliarsi come al solito fa, mentre per fortuna c’è stata l’apertura del ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Che ha capito le ragioni del gran rifiuto e si è detta pronta a mediare «in tempi stretti con l’avvio di un tavolo bilaterale» e «un ascolto molto attento alle richieste della Sardegna». Regione alla quale, ad esempio, basterebbe che nei tre poligoni si sparasse meno e «aumentasse il peso della ricerca scientifica». Prima di tutto con il trasferimento nell’isola di una parte consistente dei 90 milioni già messi a bilancio dal ministero proprio per la ricerca scientifica militare. Finora per la base di Teulada sono previste solo le briciole, mentre la fetta più grossa è destinata altrove. Al prossimo tavolo bilaterale, a questo punto, la Regione punterà a far sì che il 50 per cento di quelle risorse sia speso in Sardegna. Oppure che per il Parco nazionale di La Maddalena, i militari abbiano lo stesso riguardo avuto con quello pugliese dell’Alta Murgia e quindi abbondino, ad esempio, il deposito di munizioni a Guardia del Moro, per cui hanno chiesto invece il un rinnovo della servitù per altri cinque anni. Sono questi i punti forti del documento con cui Pigliaru si presenterà al tavolo voluto dal ministro Roberta Pinotti. Ora l’importante è che il tavolo sia organizzato subito e non chissà quando.

Le reazione. La presa di posizione della Sardegna è stato accolta con soddisfazione da tutti. Anche se il comitato dei professionisti «Sardegna Obiettivo 6» ha detto: «Il no all’intesa non basta. La Sardegna deve scendere in piazza, a Roma, per costringere

il Governo a restituirci almeno una porzione dell’isola militarizzata», sono state le dichiarazioni del coordinatore Roberto Frongia. Anche la Federazione dei Verdi ha chiesto alla Regione d’insistere: «Dobbiamo ridiscutere con lo Stato l’intera partita delle servitù militari». (ua)

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