Trekking sulle orme di Santa Barbara

Un itinerario di 380 chilometri nel Sulcis Iglesiente e nel Guspinese: 24 tappe nei luoghi di culto della patrona dei minatori

IGLESIAS. I minatori sanno sempre a che santo votarsi. Quando le cose vanno male, quando il lavoro in fondo ai pozzi spezza la schiena, quando dai fanti della politica non arrivano aiuti e risposte, si rivolgono a Santa Barbara e ricominciano a sperare.

Le miniere del Sulcis Iglesiente sono state chiuse una dopo l’altra. L’ultima in attività, quella della Carbosulcis, attende di compiere la sua agonia. Ora, i minatori chiedono alla loro santa patrona, che protegge da fulmini, saette ed esplosioni, un altro miracolo. Nuovo lavoro per chi lo ha perso o sta per perderlo, prospettive per i giovani che non l’hanno mai avuto, nella provincia più povera d’Italia.

Venticinque volontari e sedici giovani tecnici laureati dell’associazione Pozzo Sella di Iglesias hanno lavorato otto mesi per rilevare e tracciare il “Cammino minerario di Santa Barbara”. Un percorso in 24 tappe, lungo 380 chilometri, circa la metà di quello di Santiago di Compostela, che attraversa le testimonianze di archeologia industriale, nei luoghi delle miniere dismesse, lungo i tracciati delle vecchie ferrovie, tra i ruderi abbandonati dell’industria mineraria, toccando le tante chiese e cappelle dedicate alla martire.

«Il progetto – spiega Giampiero Pinna, presidente dell’associazione Pozzo Sella – nasce dal contributo di tanti volontari che, spinti dalla passione e dal desiderio di riscoprire e tramandare la memoria storica dell'epopea mineraria della Sardegna, hanno dedicato il loro impegno per individuare, recuperare e rendere fruibili gli antichi cammini minerari percorsi nei secoli e nei millenni passati da tanti uomini e donne che hanno operato nel bacino minerario del Sulcis Iglesiente Guspinese . La possibilità di utilizzare gli antichi cammini minerari per mettere in collegamento tutte le miniere e i villaggi minerari abbandonati della Sardegna sud-occidentale, ha consentito di individuare un itinerario che, con il suo sviluppo di circa 380 chilometri, può consentire la creazione di un'infrastruttura per la crescita del turismo sostenibile come avviene per i grandi itinerari europei».

Il Cammino di Santa Barbara si inserisce nei percorsi del turismo religioso promossi dalla Regione, accanto al Cammino di San Giorgio vescovo di Suelli, di Sant’Efisio , di Santu Jacu, e coinvolge venti comuni, le province di Carbonia Iglesias e del Medio Campidano e le diocesi di Iglesias e di Ales.

Il culto di Santa Barbara tra i minatori non è solo una professione di fede, è anche una dimensione identitaria e di unità. Negli anni ’50, quando le lotte operaie erano scontri duri tra ideologie e partiti, tra democristiani e comunisti, su un punto non era ammessa discussione: la devozione a Santa Barbara, patrona imparziale di minatori rossi e scudocrociati. «La grande varietà e ricchezza dei contesti geominerari, paesaggistici e naturalistici che si possono incontrare lungo l'itinerario – commenta Giampiero Pinna – trovano sintesi unitaria nella costante presenza, presso le vecchie miniere dismesse, gli antichi villaggi minerari abbandonati e i paesi nati attorno all'attività mineraria, degli edifici di culto e delle chiese dedicate a Santa Barbara. Proprio per questa ragione è stato dedicato alla santa patrona dei minatori il nome del Cammino con l'obiettivo di conservare e tramandare il valore di unità e di coesione che nei secoli passati ha caratterizzato il culto di Santa Barbara fino a farla diventare un simbolo identitario dei minatori

e della gente di miniera. In tal modo, ai valori di carattere storico, culturale, paesaggistico e ambientale presenti lungo l'itinerario si aggiunge quello di carattere religioso che conferisce ulteriore arricchimento e fascino spirituale allo stesso Cammino».

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