I collages della Szymborska La vita come in un teatrino
I ritagli che la poetessa ricavava dai giornali e inviava come augurio a fine anno Una mostra al Museo comunale allestita con il materiale recuperato a Cracovia
INVIATO A GAVOI. Tra settembre e ottobre nella sua casa di Cracovia non si poteva entrare. Il pavimento era pieno di ritagli recuperati da giornali, riviste, foto, vecchie cartoline. Immagini, titoli, figure privati del loro significato originale che, ricomposti e incollati su cartoncini, avrebbero acquistato un significato nuovo, quasi sempre irrisorio della realtà, delle debolezze umane, di vizi e virtù proprie dei suoi numerosi amici, che sarebbero stati i destinatari di quesi biglietti d'auguri per il nuovo anno.
Quei "collage", una cinquantina, destinati alla riservatezza finché Wislawa Szymborska era in vita (non volerva dventassero pubblici), sono stati recuperati e raccolti e riprendono ora vita nella mostra che il festival "Isola delle storie" dedica alla poetessa polacca Premio Nobel per la letteratura nel 1996 e deceduta nel 2012. Mostra allestita in un'antica casa di Gavoi che ospita il Museo comunale.
La rassegna, curata dal presidente della Fondazione Szymborska, Michal Rusinek, e allestita con il direttore dell’Istituto Polacco di Roma, Pawel Stasikowsky, racconta il volto ironico della poetessa, la sua capacità di affidare a una frase sibillina la costruzione di un mondo surreale, carico di un umoristico senso della libertà. Un humour che la avvicina a Woody Allen, il suo «regista preferito per l'ironia che trasferiva nei dialoghi», lo definiva lei.
Le battute la divertivano ma, come racconta Michal Rusinek, ma era solo una maschera con la quale celava il suo carattere riservato. Carattere sornione, come i gatti, dei quale amava le fattezze e il guizzo. Proprio un gatto, con una dentatura umana, è la figura che apre la rassegna dei collage. Non è un caso. Accanto c'è il manoscritto della poesia che ha dedicato a questo animale, l'unico testo scritto di sua mano, perché amava distruggerli. E una gatta, Kizia, è in primo piano nel ritratto fotografico nel quale la poetessa è insieme a Kornel Filipowicz, tra i prosatori polacchi più illustri, suo compagno per anni e padrone della gatta, «l'unico animale veramente riuscito al Creatore», diceva lei. Szymborska criticava severamente l'inclinazione, la tendenza diffusa di parlare delle cose proprie, dei rendere pubblici i fatti della vita privata. Lo si vede dove raffigura due papagalli e uno dice all'altra: «Il sesso è una cosa privata». Ma sbeffeggiava anche i filosofeggianti della vita: Sronca ad esempio due parrucconi con un lapidario quanto banale «l'uomo vive finché è vivo».
I collage colorano le pareti di tre sale e raccontano le osservazioni della poetessa dagli anni Sessanta in poi, perché allora inventò questo piccolo gioco. La crisi era tale che non si trovavano i cartoncini (gli amici glieli portavano dalla Svezia) né la colla, che le facevano arrivare dalla Germania. Szymborska irride le convinzioni sull'eternità della coppia. Con le sue figurine mette insieme due sposini e gli infligge la didascalia: «Cinque anni di garanzia». Una cartolina che gli sposi avrebbero dovuto scambiarsi tra loro prima del matrimonio, introducendo così una nuova usanza nel costume sociale.
Non mancano le allusioni politiche. Ecco una grossa testa di leone che comunica: «Senza nessun riguardo per i polacchi». Szymborska in gioventù aderì al socialismo nascente. «Ma senza capire che cosa fosse, senza nulla sapere di Stalin», dice il presidente della Fondazione. Poi prese le distanze. Un sentimento che forse ha voluto affidare al collage nel quale riproduce un uomo di spalle che dichiara il proprio orgoglio morale: «Non ho ceduto. Non ci sono andato. Non ci sono stato».
La mostra, allestita per la prima volta a Roma lo scorso anno, parte ora per Danzica.
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