Si schianta e muore mentre va al lavoro

Ingrid Hrovat, 37 anni, raggiungeva Porto Torres. Forse un malore all’origine dell’uscita di strada, inutili i soccorsi

PORTO TORRES. Ci hanno provato a salvarla. Per cinquanta minuti hanno cercato di fare ripartire il cuore, c’era solo un debolissimo segnale: inginocchiati per terra, con un telo bianco a coprire quella scena di speranza. Alla fine gli operatori del 118 e i vigili del fuoco si sono dovuti arrendere: per Ingrid Hrovat, 37 anni, originaria di Torino ma da tempo residente a Sassari in via Saffi, non c’era più niente da fare. La donna - madre di tre bambini, il più grande ha 11 anni - ha cessato di vivere poco dopo le 17,30 per le gravissime lesioni riportate in un incidente stradale che si è verificato alle porte della città.

Gli agenti della polizia stradale hanno ricostruito la dinamica di una tragedia inspiegabile: Ingrid Hrovat era alla guida della sua Ford Fiesta grigia, procedeva sulla 131 in direzione Porto Torres. All’altezza del bivio per Bancali e Sorso ha perso il controllo dell’auto che è finita tutta sulla destra, ha centrato il muro di confine di una villa con giardino e l’ha abbattuto in parte. Poi la Fiesta si è infilata nella campagna costeggiando il guardrail: se non ci fosse stato il muro probabilmente la donna si sarebbe salvata, ma c’è sempre un se che cancella la possibilità di difendere la vita.

L’allarme è scattato immediatamente e in pochi minuti sono arrivati i soccorsi: gli operatori del 118, i vigili del fuoco, gli agenti della polizia stradale. La situazione è apparsa subito particolarmente grave, la donna era incastrata tra le lamiere, aveva perso conoscenza. I vigili sono riusciti a liberarla, l’hanno distesa a terra per consentire al medico del 118 di prestare le cure. Sulla strada si sono fermate decine di persone, c’erano auto parcheggiate in direzione di Bancali e anche dall’altra parte verso Sorso. Sono arrivati alcuni conoscenti, il suo amico Davide Rais, incredulo e con le lacrime agli occhi. Tutti con il fiato sospeso a seguire le fasi della rianimazione: massaggio cardiaco, ossigeno. Tecniche ripetute con decisione, con la speranza di un segnale dalle apparecchiature che registravano un debolissimo segnale al quale aggrapparsi. Invece non è stato così, quel cuore di mamma non è più ripartito. E quando il medico si è alzato e il corpo della donna è stato coperto con un lenzuolo bianco, tutti hanno realizzato che la tragedia era compiuta. È il momento più terribile, quello della resa di fronte alla morte.

Gli agenti della polizia stradale hanno cominciato i rilievi, sentito i testimoni. Per alcuni minuti c’è stata anche una battuta nella campagna circostante, con la collaborazione dei volontari del Cisom. Perché si è temuto che Ingrid Hrovat potesse non essere sola al momento dell’incidente. Una eventualità esclusa più tardi.

Dalle prime valutazioni della Stradale, è emerso che la Ford Fiesta è finita contro il muro a velocità sostenuta. Sull’asfalto sgretolato nessun segno di frenata, un dato che ha portato a ipotizzare un malore della conducente dell’auto, oppure a una distrazione fatale. Le indagini dovranno chiarire la causa reale dell’incidente.

Il magistrato di turno, appena conclusi i rilievi, ha disposto il trasferimento del cadavere all’istituto di Patologia Forense di Sassari per la perizia necroscopica. Sotto sequestro la Ford Fiesta. Gli accertamenti sul luogo dell’incidente sono andati avanti per ore in un tratto di strada particolarmente pericoloso (in presenza di un incrocio a raso sul quale si arriva veloci e con la strada in discesa).

Ingrid Hrovat era diretta a Porto Torres, nel quartiere popolare del Satellite dove da poco aveva cominciato a dare una mano a un suo amico nella gestione del circolo «S’Incontru». Ci sapeva fare, aveva maturato esperienze nel settore della ristorazione, ma aveva lavorato anche come badante. Aveva una certa facilità nelle relazioni sociali e anche quel locale appena riavviato aveva beneficiato della sua presenza. Sui social network raccontava del circolo «S’Incontru» che sentiva un po’ anche una sua creatura. Invitava a trascorrere qualche ora in relax, tra una bibita fresca e partite a calcio balilla. E lì doveva arrivare ieri pomeriggio per continuare una esperienza che le aveva restituito serenità.

L’altro giorno, sul profilo Facebook, aveva postato la canzone di Giorgio Faletti «Signor Tenente», per ricordare la scomparsa del cantante-attore-scrittore.

Il primo luglio aveva parlato di «una giornata splendida, finalmente il circolo è aperto: si comincia a lavorare». Prima un pensiero di Martin Luther King Jr: «La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano».

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