Ardia, la corsa tra sacro e profano in migliaia per la discesa a piedi

Anche quest’anno a Sedilo si è rinnovato il voto, una marea umana ha preso parte alla cerimonia Nella manifestazione popolare si ricorda la battaglia che si svolse 1700 anni fa a Ponte Milvio

SEDILO. Quel che resta dell’Ardia sono i segni sul terreno del passaggio di un’incontenibile marea umana.

Quel che rimane, al termine della frenetica corsa intitolata a San Costantino, è la babele di lingue che formano le migliaia di nomi propri e di città scritti dai visitatori sul registro del santuario.

Le sue pareti, poi, raccontano di un’antica e profonda devozione popolare, un sentimento imperituro testimoniato da un numero imprecisato di ex voto che evocano esistenze travagliate, costellate di malattie, incidenti sul lavoro, provate dai conflitti mondiali del Novecento e dai pericoli corsi nelle missioni di pace in teatri di guerra.

Drammi collettivi, personali e familiari di cent’anni fa e del recente passato, come quello evocato da una richiesta d’intercessione per Rossella Urru o l’ex voto di Costantino Pinna. Così si firmava Titti Pinna nella tavoletta votiva consegnata al parroco qualche tempo dopo la liberazione.

Ieri l’Ardia ha fatto irruzione nella quotidianità dei sedilesi in maniera prorompente come sempre, e come le altre volte si è rapidamente dissolta nello spazio dei ricordi e delle sensazioni, procurando un vago senso di malinconia per la fine di un momento tanto atteso e fuggevole.

Ma ha lasciato anche un senso di sollievo per un voto sciolto, di appagamento per aver portato a termine una prova dignitosa o per essere stati interpreti di un atto di fede collettivo che si ripete con immutata intensità.

Centinaia gli interpreti, solo tre i protagonisti: il comandante in capo Gianni Cuscusa, la seconda e la terza bandiera Gian Pietro Manca e Giuseppe Pes, mattatori della rappresentazione della battaglia che 1702 anni fa oppose a Ponte Milvio le milizie di Costantino e di Massenzio.

L’Ardia non ha tradito la sua natura ibrida, in cui sacro e profano s’intrecciano; ha regalato momenti di raccoglimento e manifestazioni di goliardia per tutto il tragitto che separa il paese dall’anfiteatro. Qui la fanteria è arrivata poco dopo le otto annunciata dalla banda musicale e dalle scariche a salve esplose dai fucilieri.

Prima del corteo sono scesi una quindicina di cavalieri, che hanno corso alla spicciolata e a velocità moderata infrangendo il divieto. Poi è stata la volta della fanteria. Le retroguardie pressavano le scorte. Nessuna però eludeva la sorveglianza delle sentinelle, che respingevano i più facinorosi a suon di bastonate. Con il fulmineo scatto in avanti di Gianni Cuscusa l’Ardia è entrata nel vivo.

Le pandele sono sfrecciate sotto l’arco di Costantino e dietro si è riversata una fiumana di gente. Dalle prime file è partita la sfida degli ispuntigliadores, i corridori più arditi, quelli animati da un’unica missione: sopravanzare gli alfieri. Ma anche quelli in grado d’interpretare alla perfezione lo spirito della corsa e di cedere il passo al secondo vessillifero quando, al culmine della durissima salita, è stato colto da un affaticamento muscolare.

Il recupero è stato rapido e l’impresa è filata liscia. La rapida discesa a sa muredda e il ritorno al santuario hanno suggellato la prova impeccabile della prima pandela. L’uomo che ha atteso per 25 anni il momento di impersonare Costantino Magno ha onorato un antico patto idealmente stretto con il santo «E ho sciolto il nodo allo stomaco – ha commentato Gianni Cuscusa –. Tanti mesi di preparazione, tanta emozione, e poi è andata bene: non ho parole per quest’Ardia».

Le parole, di encomio, le ha riservate ai compagni. «Abbiamo fatto il nostro dovere – ha affermato Giuseppe Pes –». «Sono passati dieci anni dalla prima volta e la preoccupazione è maggiore per via dell’età, ma l’emozione è la stessa», è stata l’impressione di Gian Pietro Manca, uno che lo stendardo giallo oro l’aveva già impugnato.

La celebrazione

della discesa a piedi completa il rito collettivo iniziato un paio di settimane fa con i cavalieri che si sono esibiti in una discesa coraggiosa sui loro destrieri. Un rito che si ripete secondo canoni codificati da tempo e racchiude la storia, la fede e l’orgoglio di un’intera comunità.

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