I due allevatori: «Solo affari con Rocca»

Si difendono i pastori di Nughedu sentiti dalla Dda su una somma versata al marito della vittima

GAVOI. «Nessuna somma sospetta. Era tutto concordato: la cifra era molto meno, si aggirava sui 70mila euro, e in ogni caso era la contropartita perché avevamo acquistato del sughero da Francesco Rocca».

Hanno risposto così, i due allevatori di Nughedu San Nicolò, alle domande della Dda che chiedeva loro conto di una somma piuttosto consistente che il dentista gavoese aveva ricevuto dai due conoscenti del Sassarese nel 2007. Una cessione di denaro che è approdata proprio negli ultimi giorni in un supplemento di indagini attorno all’inchiesta sulla morte di Dina Dore.

La direzione distrettuale antimafia torna insomma a scavare sull’argomento-soldi, probabilmente perché, come già emerso in altre fasi dell’indagine, vuole accertare da dove, Francesco Rocca, si sarebbe procurato i soldi che secondo il superteste Stefano Lai, Rocca aveva promesso a Pierpaolo Contu per uccidere la moglie Dina. Finora, di quei soldi dei quali ha parlato Lai, non è mai stata trovata traccia: né nei conti di Rocca, né in quelli dei Contu. Ma la Dda vuole provare, evidentemente, che visti i diversi debiti del dentista gavoese, quest’ultimo aveva chiesto diverso denaro ad amici e conoscenti per poter pagare il killer. Tutte supposizioni, per ora, visto che non è stato trovato alcun riscontro.

Ma la caccia al denaro, comunque, va avanti e la prova evidente è data dal fatto che anche a processo abbondantemente avviato, la Dda ha disposto un supplemento di indagine proprio su questo fronte.

A far drizzare le antenne agli inquirenti, in realtà, è stato soprattutto il fatto che la cessione di denaro tra i due allevatori di Nughedu e Francesco Rocca sia avvenuta nel 2007, ovvero l’anno prima della morte di Dina Dore. Quei soldi, dunque, Rocca se li era procurati per pagare Contu? Finora le indagini non sono mai riuscite ad accertarlo.

I

due allevatori di Nughedu San Nicolò, sentiti nei giorni scorsi, hanno comunque giustificato la cifra pagata a Rocca: «Non si è trattato di un prestito – hanno spiegato – ma solo della contropartita per l’acquisto da Rocca di diverse quantità di sughero». (v.g.)

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