Rivoluzione sanitaria, spunta l’Asl unica

A settembre la commissione esaminerà nel dettaglio la proposta del Pd, ma la Giunta pensa a una sua bozza

CAGLIARI. Una proposta di legge su come riorganizzare la sanità c’è ed è quella storica del Pd, ma a settembre potrebbe valere poco o nulla. Qualcuno dice addirittura carta straccia; perché, alla ripresa dei lavori, sarà la Giunta a riprendere in mano il pallino fino a proporre una sua bozza di riforma «totale e complessiva» e non «più a pezzi». È questo l’ultimo bollettino ufficioso dal campo di battaglia che ormai è diventato lo scontro, dovunque e sempre, su Aziende sanitarie, ospedali e spesa sanitaria. Ora però ci sono le ferie e ieri, nell’ultima riunione della commissione Salute del Consiglio regionale, maggioranza e opposizione hanno concluso la discussione generale sulla bozza proposta dal Partito Democratico e avviato quello che i regolamenti della politica, chiamano il «passaggio agli articoli». In parole più semplici, dopo le vacanze comincerà il confronto, punto per punto, sulla proposta di legge che prevede una dodicesima Asl, è destinata a coordinare le urgenze, il Centro unico regionale per gli appalti e le spese, la trasformazione dei piccoli ospedali in ambulatori territoriali, eccetera e eccetera. Ma alla fine questo rituale, potrebbe non iniziare se dovesse entrare in campo la Giunta con un suo progetto.

A sollecitare questo possibile cambio di programma in corsa è tutta la minoranza, ma da settimane anche alcuni partiti di maggioranza premono perché a settembre il progetto del Pd a sia accontonato e si parli d’altro. La partita è aperta e anche il futuro degli attuali direttori generali delle Aziende sanitarie e ospedaliere, sono quelli nominati a suo tempo dal centrodestra, è ancora tutto da scrivere.

Gli emendamenti. Nell’attesa di capire come andrà a finire, c’è chi si è portato avanti già con il lavoro. I Riformatori hanno presentato oltre 200 emendamenti alla proposta di legge del Partito Democratico. Il più significativo è questo: un’unica Asl per tutta la Sardegna al posto delle attuali otto (resterebbero staccati solo i due policlinici di Cagliari e Sassari e il Brotzu) o delle 12 studiate dal Pd. L’ipotesi è dettagliata, nella spiegazione del coordinatore regionale dei Riformatori, Michele Cossa: «La Asl sarà unica, abbiamo pensato di chiamarla Azienda Sanitaria Sardegna, e servirà proprio a rafforzare il sistema sanitario e di assistenza nel territorio, per essere poi divisa in otto circoscrizioni, con i confini delle ex Province. Questo servirà a prendere davvero di mira i costi inutili delle Asl, dalle poltrone agli incarichi di consulenza, e a sottrarre anche la spesa al controllo delle maggioranze di turno. Solo così potrà finire l'era della moltiplicazione degli appalti che finora ha fatto fa salire i costi e soprattutto renderà più efficiente il servizio regionale». Passerà o non passerà l’Asl unica? Lo si saprà a settembre. Anche Forza Italia ha annunciato che alla ripresa, «presenterà una valanga di emendamenti», ma si dice «pronta al dialogo se nel frattempo dovessero cambiare le carte sul tavolo», sono state le parole del capogruppo in Consiglio, Pietro Pittalis. Alle grandi manovre settembrine parteciperà certo l’Udc, che potrebbe farsi avanti con una sua proposta di legge. Anche nella maggioranza c’è chi ha mente più di un emendamento. Il Centro Democratico ha confermato che proporrà «il trasferimento del servizio veterinario dalle Aziende sanitarie all’Istituto zooprofilattico». Il Partito dei sardi potrebbe rilanciare quel suo progetto delle Asl dimezzate, nel numero, presentato molto prima del Pd, ma poi messo da parte dalla commissione. Per questo e molto altro ancora, la battaglia è apertissima.

Il sindacato. Dopo le critiche della Cgil alla proposta del Partito Democratico, sono arrivate quelle della Cisl. Sono racchiuse in un decalogo di quello che la sanità in Sardegna non dovrebbe essere e invece è. Ecco l’elenco: inefficienze gestionali, caotica pluralità dei modelli sanitari, sistemi di controllo poco chiari, scarso spazio alla prevenzione, ancora poca formazione del personale, ridotti investimenti nell’innovazione, idee confuse sui nuovi assetti delle Asl, troppi lavoratori precari, infrastrutture superate e mancato rilancio dei «piani territoriali dei servizi alla persona».

Tutto questo – secondo la Cisl – deve essere eliminato, per ritornare all’efficienza: «È impensabile, ad esempio, che in Sardegna piccolo (inteso come piccolo ospedale)

sia sempre sinonimo di scarso funzionamento, mentre grande (il grande ospedale) sia sempre associato all’alta qualità. Non è così: basta con i tagli lineari e, allo stesso tempo, il sistema sanitario regionale non può continuare a essere stritolato fra spendig review e vincoli di bilancio».

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