Locarno, la giuria giovani premia Bonifacio Angius

Riconoscimento a “Perfidia”. Pardo d’oro al filippino Lav Diaz

SASSARI. «La cosa più bella di questi giorni a Locarno è stata la vicinanza del pubblico. In tanti ci hanno fermato per farci i complimenti e dirci cosa ne pensano del film». Arrivato per l’anteprima mondiale del suo film “Perfidia”, domenica scorsa, Bonifacio Angius si è voluto fermare nella città svizzera sino alla conclusione del festival, come ad assaporare tutte le emozioni della sua prima grande manifestazione d’importanza internazionale vissuta da protagonista. Ma oltre ai ricordi di una bellissima esperienza, Angius si porta a casa anche un premio: il regista sassarese è infatti uno dei tre autori scelti dalla Giuria dei giovani come miglior regista. Non uno dei riconoscimenti principali legati al concorso internazionale, nel quale “Perfidia” gareggiava (unico film italiano selezionato), ma un premio che testimonia comunque l’interesse suscitato dal lungometraggio di Bonifacio Angius.

D’altronde il valore del film era stato già certificato dall’accoglienza in sala e soprattutto dalle critiche, in maggioranza ampiamente positive, della stampa presente a Locarno a seguire il festival. «Per me era già una vittoria essere qui - racconta il regista sardo- Un concorso di altissimo livello con grandi autori come Lav Diaz». Proprio il regista filippino, maestro del cinema contemplativo, e uno dei favoriti alla vigilia, si è portato a casa il premio più ambito. La Giuria ufficiale dell’edizione numero 67 del Festival del film di Locarno - composta da Gianfranco Rosi, Thomas Arslan, Alice Braga, Connie Nielsen e Diao Yinan - ha deciso infatti di assegnare alla sua fluviale opera di oltre cinque ore “Mula sa kung ano ang noon” (From What Is Before) il Pardo d’oro come miglior film. Il Premio speciale della giuria è andato a “Listen up Philip” di Alex Ross Perry (Stati Uniti); il Pardo per la miglior regia a Pedro Costa per “Cavalo Dinheiro (Portogallo); il Pardo per la miglior interpretazione femminile ad Ariane Labed per “Fidelio, l’odyssèe d'Alice” di Lucie Borleteau (Francia); il Pardo per la miglior interpretazione maschile ad Artem Bystrov per “Durak” di Yury Bykov (Russia); la menzione speciale è andata invece a “Ventos de agosto” di Gabriel Mascaro (Brasile).

Il ritorno a casa di Bonifacio Angius durerà però pochi giorni. “Perfidia” è infatti pronto anche per l’anteprima americana al Festival di Montreal e il regista volerà per l’occasione in Canada. Il viaggio del film partito da Locarno è insomma solo all’inizio. «Dopo girerà in diversi festival europei - sottolinea il regista - In Germania e Francia, in particolare». L’autunno sarà anche la stagione del lancio in sala. La speranza è che il film possa avere un’adeguata distribuzione, sempre grande problema in Italia soprattutto quando si parla di cinema coraggioso, non conciliante, come quello di Bonifacio Angius.

La storia di Angelo (un bravissimo Stefano Deffenu che per alcuni giornali stranieri, come lo svizzero L’Hebdo, meritava il premio per la miglior interpretazione maschile) e di Peppino (l’altrettanto convincente Mario Olivieri), merita di essere vista da un pubblico vasto, e non solo in Sardegna. Per il lavoro di Angius sugli attori (danno il loro contributo oltre ai due protagonisti principali anche Noemi Medas, Alessandro Gazale, Andrea Carboni, Domenico Montixi). Per il suo carattere universale di racconto di una città di provincia non diversa da altre che ci sono in Italia. Per lo sguardo su una realtà di disoccupazione,

di solitudine, di visione clientelare che opprime la vita di molti luoghi e di tante persone. Per il rapporto tra padre e figlio, l’incomunicabilità tra generazioni, che il film indaga in modo efficace. Per le emozioni che regala in un’ora mezza con il suo contrasto tra tenerezza e violenza.

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