Il colosso americano investe sul San Raffaele

L’ad Marco Campione: «Vogliamo creare un centro di eccellenza internazionale» A fare da traino la Qatar foundation, con cui esiste da tempo una collaborazione

SASSARI. Il futuro del San Raffaele sarà ad alta tecnologia. I dollari del Qatar hanno riportato alla vita lo scatolone bianco alle porte di Olbia che sembrava destinato a ingiallire. Il know how di General Electric Healthcare sarà la scintilla che riaccenderà l’ospedale. GE, nel 2009 secondo Forbes era la prima società al mondo per profitti e asset, sbarca in Sardegna con un investimento multimilionario. A trainare il colosso che si occupa di altissima tecnologia medica è la Qatar foundation. Da anni esiste una joint venture tra Qf e la divisione scientifica del gigante americano. Collaborazione che ha portato allo sviluppo di macchine hi-tech che permettono di fare diagnosi per molte patologie con un altissimo livello di precisione.

Fonti riservate parlano di un investimento vicino ai 100 milioni di euro da parte di Ge Healthcare per perfezionare la nuova generazione di telemedicina. Una versione sofisticatissima, tanto precisa da dare la sensazione che il medico sia quasi davanti al paziente. Ma l'altissima tecnologia consentirà di sviluppare anche un sistema di comunicazione che metterà il nuovo San Raffaele di Olbia in contatto con tutti gli ospedali creati dalla Qf. L'amministratore delegato e presidente di General electric healthcare Italia, Marco Campione, non dà cifre. Preferisce mantenere ancora il massimo riserbo su questi aspetti. Ma non nasconde il suo ottimismo sul futuro del centro di eccellenza che sta per nascere nell’isola. E fa capire che Ge healthcare sarà tra i protagonisti della rinascita del San Raffaele di Olbia.

Quanto avete investito in questo progetto?

L’investimento in Sardegna è di assoluto rilievo. In questo momento sarebbe inutile ridurlo a una cifra. È impossibile da quantificare in questo momento l’impegno economico. Noi ragioniamo in modo più ampio. C’è un progetto di grande valore da portare avanti con partner di alto livello. Vogliamo creare un centro di eccellenza mondiale. E vogliamo farlo in Sardegna.

Quale tipo di investimento fa nell’isola General Electric Healthcare?

Questo è un progetto complicato ed entusiasmante allo stesso tempo. Lavoreremo per dare il nostro contributo nella creazione di un nuovo ospedale e di una piccola città della scienza e della ricerca. Siamo ottimisti. Ci sono tutte le condizioni per fare grandi cose. Il nostro rapporto con la Qatar foundation è consolidato. A questo si aggiunge la collaborazione scientifica con il Bambin Gesù e il via libera della Regione e del Governo. Non mettiamo in campo solo tecnologie. Molte delle apparecchiature dell’ex San Raffaele saranno prodotte da General Electric healthcare, ma daremo anche supporto nella pianificazione e nella progettazione della struttura. Abbiamo un obiettivo. È far entrare il San Raffaele in un network di centri d’eccellenza internazionali. Ospedali che si trovano sparsi in tutto il mondo. Noi siamo già presenti in Sardegna, ma è chiaro che con questo investimento la nostra attenzione sarà maggiore. Il nostro non sarà solo un supporto tecnologico e fisico. Sono sicuro che in questo modo verrà creato un circolo virtuoso che darà vita a un indotto importante. Posti di lavoro, altre aziende che investiranno in questa struttura.

Ma quali saranno i risvolti immediati, più concreti?

Faccio un solo esempio, anche se è riduttivo. La creazione di un centro di riabilitazione di avanguardia porterà tantissimi atleti a rivolgersi a questa struttura di eccellenza internazionale. Ma non ci sarà solo l’aspetto strettamente riabilitativo. Potrà diventare fondamentale anche durante il periodo di preparazione delle squadre sportive. Non solo di calcio. Il livello sarà internazionale. Degno di un centro di eccellenza. Il clima e le strutture che saranno create diventeranno un sicuro richiamo.

Ci saranno ricadute occupazionali dal vostro investimento?

Non voglio essere troppo ottimista, ma mi sorprenderei se non ci fossero ricadute occupazionali.

Con la Qatar foundation esiste già una collaborazione, quali sviluppi avrà con il progetto San Raffaele?

Il nostro core business è la diagnostica avanzata. È chiaro che in parte la nostra collaborazione è finalizzata a questo. Gli studi clinici portano allo sviluppo di diverse apparecchiature. L’ambizione è mettere il nuovo ospedale all’interno di un network internazionale di cui fanno parte grandi centri di ricerca. E portare avanti la telemedicina. In particolare le tecnologie che renderanno possibile le diagnosi a distanza.

Cosa ha spinto Ge Healthcare a investire nell’isola?

Qua si sono create le condizioni favorevoli. Cosa che in Italia non è sempre scontata. C’è una terra fantastica dal clima ideale, c’è l’impegno della Qatar foundation, c’è l’eccellenza clinica del Bambin Gesù, c’è il sostegno della Regione e del Governo centrale. Aspetti che ci hanno convinto a portare avanti la collaborazione con Qf per creare un centro di eccellenza. È vero sarà privato, ma darà sanità di altissima qualità a tutti i cittadini. Il futuro San Raffaele sarà un ospedale di riferimento a livello internazionale.

Avete avuto contatti con la Regione?

Non direttamente, ma abbiamo avuto modo di sapere che c’è grande attenzione sul progetto San Raffaele da parte della maggioranza attuale, ma anche di quella precedente.

Qual è il vostro obiettivo finale. Più

volte si è parlato della nascita di una Silicon valley della sanità.

La speranza è proprio questa. Da parte nostra ci sarà il massimo impegno. E confermiamo il nostro impegno perché l’ospedale possa aprire, come previsto, entro il primo trimestre 2015.

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