Il violino di Félix Lajkó chiude il festival “Isole che parlano”

PALAU. Il pirotecnico solo del violinista Félix Lajkó nel teatro naturale di Cala Corsara a Spargi, evento prodotto con l'Ente Parco di Maddalena, ha concluso domenica la XVIII edizione di “Isole che...

PALAU. Il pirotecnico solo del violinista Félix Lajkó nel teatro naturale di Cala Corsara a Spargi, evento prodotto con l'Ente Parco di Maddalena, ha concluso domenica la XVIII edizione di “Isole che parlano”, festival ideato da Nanni e Paolo Angeli, organizzato dall’associazione Sarditudine.

Quaranta barche in rada e quattrocentocinquanta spettatori trasportati dall'organizzazione hanno goduto del luogo e della musica, salutando con lunghi applausi l'intensa prestazione del virtuoso ungherese, una suite che ha scomposto e collegato generi musicali diversi annullando, con richiami al Metal, le barriere tra musica colta e popolare. Il Paganini della Voivodina ha catturato il pubblico con un'esecuzione impulsiva e opposta alla purezza dei linguaggi, una linea trasgressiva con richiami agli episodi più violenti della natura.

Spazio per un solo bis per poter lasciare l'isola prima dell'imbrunire. Il sabato si era chiuso con i 4 encore del duo formato da Laikó e Antal Brasnyo alla viola, una simbiosi musicale che ha entusiasmato l'affollata piazza Fresi.

“Isole che parlano” per i diciotto anni ha proposto un viaggio musicale seguendo il filo Archi e Risonanze, dai suoni meticci della Piccola Orchestra Gagarin, ai bordoni della tradizione norvegese di Benedicte Maurseth, al respiro mediorientale della viola d'amore del tunisino Jasser Haj Youssef, per chiudere con Lajkó e Brasnyo. Imperdibile l'intermezzo vocale della processione laica ai piedi della Roccia dell'Orso patrocinata dall'Unesco: protagonisti la paghjella dei corsi Attrachju e il canto arcaico del Tenore

San Gavino de Oniferi.

Centrali nel programma del festival i laboratori arte-infanzia ideati da Alessandra Angeli, con Alessia Marrocu, Jacopo Tartari e Simone Ciani, e la fotografia con la mostra di Romano Cagnoni, fino al 30 settembre al Centro di documentazione di Palau. (a.m.)

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