Mesina, prima bandito poi esattore

In tribunale il racconto dei ricatti per recuperare i crediti maturati con la droga

CAGLIARI. Brutto problema avere un debito con Graziano Mesina. Ne sa qualcosa Vittorio Denanni, allevatore di Chiaramonti, finito nel processone alla banda di presunti trafficanti capeggiata dall’ergastolano di Orgosolo per una vicenda tutto sommato piccola, che comincia nel 2009 e si conclude tre anni più tardi: acquistata una partita di cocaina da Mesina - nelle intercettazioni telefoniche si parla di vitelli - Denanni non paga i 37 mila euro pattuiti, cerca di tergiversare. Ma Grazianeddu gli sta alle costole, arriva a sequestrargli il figlio per prendergli i primi 20 mila euro, poi lo costringe a vendere una mandria di bovini per saldare il resto. Ed è di quest’episodio che si è parlato ieri nell’aula del tribunale, alla ripresa del dibattimento. Mesina non c’era, il pm Gilberto Ganassi ha ricostruito i fatti attraverso testimoni e rapporti di polizia giudiziaria. Domanda dopo domanda la storia si è ricomposta pezzo per pezzo anche in tribunale. Francesco Mascia, contitolare della Valdelsole carni di Guasila, ha raccontato di aver ricevuto diverse telefonate da Mesina che gli propose l’acquisto di vitelli e stavolta erano davvero vitelli: «Mi chiese di andarli a vedere a Chiaramonti e in caso di acquisto di versare a lui la somma - ha spiegato - ma gli risposi che la mia azienda paga chi è in possesso dei documenti di proprietà, come prescrive la legge». La trattativa non si chiude, l’ergastolano deve cercare un altro acquirente per le bestie di Denanni. Lo trova in Raimondo Asara di Luras, che tra aprile e maggio 2012 versa nelle mani di Mesina prima duemila euro in contanti e poi due assegni da settemila euro, in un bar vicino Ozieri. Nel processo compare anche un tentativo, poi abortito, di vendere un furgone: l’ex latitante orgolese si rivolge a Walter Zagone di Olbia, gli affida il mezzo, pattuisce il prezzo. Fra molti «non ricordo» e qualche difficoltà, Zagone ha confermato quanto riferì ai carabinieri: «Avevo trovato gli acquirenti, uno di essi s’era già impegnato con una finanziaria... ma Mesina cambiò idea e mandò a riprendere il furgone». Anche in questo episodio sullo sfondo c’è sempre la droga, Mesina gioca la partita in prima persona, è una sorta di manager dai modi essenziali che sfrutta la propria popolarità per ottenere scorciatoie e favori. Il presidente del tribunale Massimo Poddighe ha comunicato di aver dato il via libera al giudizio abbreviato per l’ultimo dei capi d’imputazione che gravano sulla posizione di Gigino Milia, prima complice e poi rivale di Mesina. Per le altre accuse resta in piedi la richiesta di abbreviato avanzata dal difensore Roberto Delogu, respinta dal gup Giorgio Altieri e riproposta al dibattimento con un secco taglio alla lista testi: il tribunale si esprimerà più avanti. Corrado Altea, l’avvocato accusato di associazione a delinquere, dopo l’avvocato Daniele Condemi ha revocato anche i difensori Salvatore Stara e Giuseppe

Duminicu e si è presentato in aula con due nuovi legali, Federico Delitala e Luca Cianferri, quest’ultimo storico difensore di Totò Riina. Con loro il consulente Mariano Pitzianti, che avrà il compito di esaminare il contenuto delle intercettazioni. Si va avanti il 21 ottobre. (m.l)

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