l’acquisto dell’ospedale

S. Raffaele, stallo nelle trattative Qf: «Pronti a costruire altrove»

OLBIA. Il San Raffaele potrebbe sorgere lontano dal San Raffaele. Nessuna confusione. Ma la Qatar foundation è pronta a chiedere al Comune altri terreni per costruire da zero la struttura di...

OLBIA. Il San Raffaele potrebbe sorgere lontano dal San Raffaele. Nessuna confusione. Ma la Qatar foundation è pronta a chiedere al Comune altri terreni per costruire da zero la struttura di eccellenza. Il motivo è semplice. L’accordo con chi ha nelle mani la struttura, le banche, non sembra così immediato come è apparso in queste settimane.

La mediazione aveva portato le parti molto vicino. In teoria oggi doveva esserci una specie di passerella. Un accordo buono più per i sorrisi e le strette di mano che per la sostanza. Ma oggi a Milano si rischia di assistere allo strappo che nessuno vuole.

Al tavolo ci sono i vertici della Qatar foundation, dall’altra quelli degli istituti di credito. Entrambi, sulla carta, vogliono chiudere. Per entrambi il tempo è un fattore fondamentale. Le società finanziarie devono rientrare almeno di una parte del maxi prestito che concessero a don Verzè per costruire il San Raffaele. Il Qatar vuole la piena proprietà di edificio e dei terreni per dare il via ai lavori. La data per l’apertura dell’ospedale è fissata per il primo marzo.

Ma le posizioni sembrano ancora lontane. E la Qatar foundation è pronta a percorrere vie diverse. Il Comune di Olbia fino a oggi ha appoggiato con totale convinzione il progetto presentato dalla cordata guidata da Qf e Bambin Gesù. E gli investitori arabi sarebbero pronti a un piano B. In caso di mancato accordo costruirebbero l’ospedale e il centro di ricerca in un’altra parte della città.

Qualcosa più di un’ipotesi. Più volte il numero uno della Qatar foundation Endowment, Lucio Rispo, ha detto che sarebbe costato meno ricostruire da zero l’edificio piuttosto che ristrutturarlo.

La cifra iniziale stanziata per mettere a norma lo scatolone bianco alle porte di Olbia era intorno ai 50 milioni di euro, ma da una prima stima i costi sarebbero schizzati in alto, una cifra top secret, ma che si aggira tra i 60 e gli 80 milioni di euro. A questo va aggiunto il costo per comprare l’edificio. In teoria lo scatolone è nelle mani dei commissari liquidatori, in realtà è di proprietà degli istituti di credito che hanno finanziato la costruzione dell’edificio da parte del Monte Tabor. Ma il maxi prestito concesso all’ex prete manager si è rivelato per le banche un pessimo affare. Anche perché la Qatar foundation ha offerto una cifra nettamente inferiore. Voci informali parlano di 35 milioni di euro.

Offerta che sembra non soddisfare i creditori. Ma tutto viaggia sottotraccia. Sotto il livello a cui operano i comunicati ufficiali e le strette di mano. Ora però lo strappo sembra vicinissimo.

Il Qf bussa alle porte del Comune e chiede altri terreni su cui investire 1,2 miliardi di euro per costruire la struttura di eccellenza. Alcuni emissari stanno gia sondando la disponibilità dell’amministrazione. Difficile che il Comune dica no a una proposta che ha tutte le autorizzazioni.

La Regione ha dato il via libera e ha accreditato i posti letto. Anche il governo con lo Sblocca Italia ha eliminato tutti gli ostacoli burocratici. Ha consentito alla Regione di far crescere i posti letto nelle Asl e di sforare il tetto di spesa per la Sanità.

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