Anche la Sardegna si ribella a Renzi

Ordine del giorno del consiglio regionale. Pigliaru: «Faremo di tutto per evitare pericolosi contraccolpi sociali»

CAGLIARI. Stavolta il governo Renzi l’ha combinata grossa. Se lo “Sblocca Italia” aveva scontentato tre quarti della Sardegna, il resto della ribellione l’ha scatenato con la Legge di stabilità. A scattare in piedi per poi battere i pugni sul tavolo sono stati tutti: il consiglio regionale, con un ordine del giorno unitario, la giunta, i partiti di maggioranza e d’opposizione. Renzi è finito nel mirino in un attimo, senza sconti da parte di amici o nemici. Le bordate per i nuovi accantonamenti per ridurre il debito pubblico sono partite all’unisono. Alla Sardegna – stando alle prime indiscrezioni – sarebbe preteso un ulteriore sacrificio di 97 milioni (ma potrebbe essere il doppio) che andrebbero ad aggiungersi ai 570 milioni con cui ogni anno i sardi contribuiscono alla “causa nazionale” del disavanzo, rinunciando a una parte delle entrate.

Di fronte al nuovo scippo, il Consiglio ha detto no, con un ordine del giorno in cui c’è scritto tra l’altro: «Esiste il rischio concreto che in una Sardegna già piegata da una crisi senza precedenti, siano messi in pericolo l’essenziale patto della salute e l’intero stato sociale». La preoccupazione è reale anche per il presidente della Regione, Francesco Pigliaru: «I tagli decisi dal governo – è scritto in una nota – per finanziare condivisibili interventi per lo sviluppo alla fine potrebbero avere però effetti così da gravi da annullare gli effetti positivi annunciati». Gli esempi non mancano: la Sardegna potrebbe essere costretta a cancellare il taglio dell’Irap (il 70 per cento in meno) concesso dall’anno scorso alle imprese. Oppure rinunciare alla fiscalità di vantaggio a favore del Sulcis, la provincia più depressa d’Italia. C’è di peggio: per mantenere fede agli impegni, potrebbe essere costretta ad aumentare le tasse: «Faremo di tutto per evitarlo – scrive Pigliaru – e cercheremo strade alternative per non aggravare la crisi ed evitare quelli che sarebbero preoccupanti contraccolpi sociali». Nello stesso comunicato è decisa anche la presa di posizione dell’assessore al Bilancio, Raffaele Paci: «Se i tagli saranno così netti – ha detto – anche la Sardegna avrà problemi con il suo bilancio ed è proprio in questo momento difficile che chiediamo allo Stato piena chiarezza sulle nostre entrate». Dai banchi dell’opposizione, a Cagliari e Roma, si è alzato subito l’allarme del capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis: «Renzi – ha detto – continua a fare il generoso con il portafogli degli altri, È sconcertante quello che continua a fare». Dai banchi della maggioranza, a Cagliari, ma all’opposizione in Parlamento, è partito il siluro di Sel: «L’isola non può pagare la propaganda di Renzi e saranno questi tagli indiscriminati a provocare un ennesimo massacro sociale». Toni duri ribaditi dal presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni, Piersandro Scano: «Le buone intenzioni del presidente del Consiglio, diminuire la pressione su cittadini e imprese è meritoria, ma non può scaricare il peso sugli Enti locali. Deve invece trovare il coraggio di andare a Bruxelles e rivoltare il tavolo, per ottenere meno vincoli sul

bilancio e liberare gli investimenti dal Patto di stabilità». Ma Angelo Carta, consigliere regionale del Psd’Az, ha riportato tutti con i piedi per terra: «Non fatevi illusione, questo è uno Stato che vuole distruggere l’autonomia». Se avesse ragione lui, altro che scippo: sarebbe un disastro.

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