230 milioni per ridurre il debito pubblico regionale

Ma il Governo restituisce all’isola le riserve erariali

CAGLIARI. C’è anche del buono, almeno pare, nella Legge di stabilità. Con un articolo, il governo ha restituito alla Sardegna i 230 milioni di riserve erariali (è l’aumento dell’Iva dal 20 al 22 per...

CAGLIARI. C’è anche del buono, almeno pare, nella Legge di stabilità. Con un articolo, il governo ha restituito alla Sardegna i 230 milioni di riserve erariali (è l’aumento dell’Iva dal 20 al 22 per cento) che la Ragioneria generale dello Stato pretendeva di far finire per tre anni (2015-2018) nel calderone per abbattere il debito pubblico. Non sono soldi reali che rientreranno in cassa: la Regione – come ipotizzato a suo tempo dall’assessore al Bilancio, Raffaele Paci – dovrà utilizzarli per ridurre il suo di debito pubblico, un miliardo e 600 milioni. Questioni contabili a parte, è comunque una vittoria di tappa per la Sardegna nella complicata Vertenza Entrate. Soprattutto perché conferma, come scritto anche dalla Corte costituzionale, «alle Regioni a statuto speciale non può essere imposto l’onere delle riserve erariali». Il successo era nell’aria, tanto che pochi giorni fa l’assessore Paci aveva annunciato: «La Ragioneria generale ha recepito il nostro parere negativo e ora manca solo il via libera politico». È arrivato con la Legge di stabilità e il commento di Paci è stato questo: «I soldi dei sardi resteranno in Sardegna. È una vittoria che restituisce anche pieno rispetto ai diritti dei cittadini». A vincere questa sfida con lo Stato è anche il consiglio regionale, che il 2 ottobre aveva votato all’unanimità un ordine del giorno con cui impegnava «la giunta a rivendicare le priorità della Sardegna». Proprio l’unità d’intenti è stata decisiva, insieme alle sentenze della Corte costituzionale, per convincere la Ragioneria e anche direzione del ministero per l’Economia a fare un passo indietro. Sin dalla pubblicazione del decreto, c’era stata una sollevazione non solo da parte della maggioranza ma anche dell’opposizione, con l’accusa al governo Renzi «di aver organizzato l’ennesimo scippo ai danni della Sardegna». Pericolo scampato in dirittura d’arrivo. «Abbiamo ribadito – ha commentato ancora l’assessore Paci – la sovranità della Sardegna come stabilito dallo Stauto, soprattutto perché siamo l’unica regione ad aver ottenuto questo riconoscimento dai forti significati politici e simbolici». Conquistata la vittoria di tappa, la Vertenza Entrate va avanti. La Sardegna continua a rivendicare una quota dell’Ires (l’imposta pagata dalle imprese con sede legale nella penisola ma

stabilimenti in Sardegna) di giochi e lotterie e delle riserve versate dalle assicurazioni. Questi sì che sarebbero soldi veri: 604 milioni di arretrati dal 2010 al 2013 e 150 milioni a regime. Però per sapere se la Regione ha vinto anche questa battaglia, ci vorrà ancora del tempo. (ua)

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