La statua vandalizzata di padre Zirano sarà restaurata e protetta

Sassari, la riparerà Stefano Chessa, l’artista che l’ha scolpita a tempo di record. Intanto viene trasportata nel cortile del convento

SASSARI. Gli sfregi che hanno deturpato la statua del Beato Francesco Zirano saranno cancellati con un restauro e la scultura rimossa dal luogo dove è stata oltraggiata: già da questa mattina dovrebbe essere sistemata nel cortile del convento di Santa Maria di Bethlem, al riparo da azioni vandaliche come quella che ha subito nella notte tra venerdì e sabato. Ma se si corre subito ai ripari per eliminare le ferite lasciate da un’azione insulsa e sacrilega, resta pesante il segno dell’oltraggio compiuto. Anche ieri in città si registrava sgomento per quanto accaduto, ci si poneva interrogativi sul perché. Domande che potranno avere risposte solo quando saranno scoperti i responsabili, ancora senza un nome.

Tra i tanti che sono rimasti addolorati e sgomenti per un atto che non ha né precedenti né giustificazione, c’è Stefano Chessa, l’artista a cui i frati di Santa Maria hanno commissionato l’opera per celebrare il loro confratello francescano martirizzato ad Algeri nel 1603 e beatificato una settimana fa in piazzale Segni davanti a diecimila fedeli. Lo scultore, 58 anni, originario di Birori, e che da 40 vive a Bancali dove ha anche il suo laboratorio, è stato tra i primi a sapere del grave gesto vandalico. «Sabato mattina sono stato avvertito dal parroco della mia borgata, don Antonio, che la mia scultura era stata mutilata – racconta Stefano Chessa –. Il sacerdote era stato a sua volta informato dello scempio da un fedele. Alle 9 mi sono precipitato a Santa Maria e ho dato la triste notizia ai frati: in convento nessuno sapeva ancora niente dell’accaduto». Con loro si è recato nel luogo dove la statua era stata collocata – pochi giorni prima della solenne cerimonia di beatificazione del francescano scorticato vivo – con una cerimonia durante la quale l’arcivescovo Paolo Atzei aveva impartito la benedizione.

Uno spettacolo indegno quello che si è presentato agli occhi dell’artista e dei monaci. Contro l’effigie di padre Zirano, che si era voluta posare proprio all’inizio della via che porta il suo nome, un vero accanimento: imbrattata di escrementi, le dita delle mani e l’alluce di un piede mozzati, il capo coperto con un pallone di cuoio a mo’ di bandana. Dopo lo stupore e lo sgomento iniziale, l’artista si è subito messo a disposizione per cancellare le tracce dell’offesa compiuta nei confronti dal beato sassarese. «Le falangi mozzate dalle dita saranno sostituite, sono già pronte – afferma Chessa – . Inserirò le nuove utilizzando perni e mastice: non apparirà più alcun segno delle lesioni subite dall’opera, per mano di persone che hanno dimostrato un disprezzo davanti al quale non ho parole». Chessa, già autore di numerose opere di ispirazione religiosa (portano la sua firma la via Crucis di Tergu, la Madonna e il crocifisso in legno nella parrocchia di Bancali) ma anche di due copie dei Giganti di Mont’e Prama situate all’ingresso di un’azienda florovivaistica, aveva lavorato con passione alla statua e a tempo di record. «Praticamente l’ho scolpita in due settimane, e mi ha occupato per 12 ore al giorno – ricorda lo scultore –. Ho ricavato la scultura da due blocchi di 45 quintali di trachite di Ittiri. C’era l’urgenza, infatti, che la statua fosse pronta prima della giornata della beatificazione. Ma ci sono state alcune procedure da seguire che hanno portato via più del tempo previsto. E alla fine mi sono ritrovato a “correre” per assicurare la consegna nella data stabilita».

Era sembrato bello ai frati di Santa Maria che l’effigie di padre Zirano fosse sistemata nella strada a lui intitolata e vicino al convento. Una scelta che sembrava la più giusta e ovvia. La figura del Beato sassarese poteva essere un luogo di devozione anche per i numerosi viaggiatori che attraversano la via per recarsi al terminal degli autobus.

Invece già oggi la statua viene trasportata, come è stato concordato con i padri conventuali, nel cortile interno, dove si aprono le sale in cui è ancor a in corso una mostra di opere sulla vita e la morte di padre Zirano. Al sicuro, questa volta, da nuovi vandali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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