Cadavere nel lago, era un falso allarme

I sub perlustrano i fondali del Coghinas dopo la segnalazione dei pescatori: solo pezzi di legno e tubi

TULA. Non c’era alcun cadavere nel lago Coghinas: l’allarme era stato dato sabato notte, ma il giallo, fortunatamente, si è risolto senza macabre scoperte. Nessun corpo umano, semplicemente qualche pezzo di legno o più probabilmente i resti di un’impalcatura di tubi Innocenti che si erano persi in fondo al bacino durante gli ultimi interventi di sistemazione del pontile del centro velico. Sono stati i sommozzatori dei carabinieri, arrivati da Cagliari, a risolvere il giallo che per una notte ha tenuto in apprensione Tula, il piccolo comune lacustre al confine tra la provincia di Sassari e quella di Olbia-Tempio.

L’allarme. Sabato sera, all’imbrunire alcuni giovani di Varese, che facevano pesca sportiva utilizzando un ecoscandaglio, avevano notato una presenza non proprio definita, e hanno pensato a un cadavere sul fondo del lago Coghinas, in prossimità del centro velico di Tula. Così senza perdere un attimo di tempo avevano opportunamente lanciato l'allarme ai carabinieri, tanto che immediatamente si era messa in moto la macchina investigativa.

Le verifiche. Sul posto, insieme con i militari della compagnia di Ozieri, della stazione di Tula e quelli del reparto operativo provinciale, erano immediatamente intervenuti i vigili del fuoco da Sassari e i sommozzatori della guardia costiera di Porto Torres. I quali tuttavia, a causa del buio avevano dovuto rinunciare ad immergersi nelle acque del lago per verificare l'attendibilità della segnalazione.

L’esito dell’indagine. Ieri mattina le ricerche sono riprese e, dopo diverse immersioni, i sommozzatori hanno verificato che sul fondo del lago, tra la fanghiglia, c'erano solo pezzi di legno e qualche tubo, che con tutta probabilità era stato utilizzato per un’impalcatura e poi buttato nel lago.

Ieri mattina gli interventi sono stati coordinati dal comandante della compagnia dei carabinieri di Ozieri, il capitano Francesco Giangreco, col quale ha collaborato il maresciallo della stazione di Tula, Gianfranco Dau e il maresciallo di Oschiri, Carlo Tortu.

Lieto fine. Un falso allarme, dunque. E del resto nella zona non risultava alcuna persona scomparsa. Tuttavia vale la pena di ricordare che in passato nel Coghinas erano effettivamente morte alcune persone: ad agosto del 2004 Mario Arghittu, 36 anni, di Nughedu San Nicolò, era scivolato in acqua nel tentativo di recuperare la lenza incagliata. Il nipote Davide, di 19 anni, si era gettato nelle acque limacciose per aiutare lo zio. E purtroppo erano deceduti entrambi, annegati a due metri dalla riva. A giugno del 2005 un’altra tragedia: Pietro Manuel Arba era morto ad appena 16 anni nella zona di ponte Frassu. Aveva chiesto

allo zio il permesso per fare il bagno ma dopo pochi minuti si era trovato in difficoltà, probabilmente a causa di un malore. Lo zio, che non sapeva nuotare, aveva tentato di aiutarlo lanciandogli una canna da pesca alla quale aggrapparsi. Ma purtroppo Pietro Manuel non ce l'aveva fatta.

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