documento di italia nostra, wwf e lipu

Ecologisti contro il Ddl edilizia «Un pericolo per il paesaggio»

CAGLIARI. Con il disegno di legge sull’edilizia approvato dalla giunta Pigliaru «si decide l’annullamento della pianificazione e si sancisce la fine di ogni governo pubblico del territorio» e «la...

CAGLIARI. Con il disegno di legge sull’edilizia approvato dalla giunta Pigliaru «si decide l’annullamento della pianificazione e si sancisce la fine di ogni governo pubblico del territorio» e «la Regione abdica al suo ruolo di controllo e priva i comuni di prerogative garantite dalle leggi dello Stato». È scritto in un documento dal contenuto durissimo elaborato e firmato da Maria Paola Morittu (Italia Nostra), Carmelo Spada (Wwf Sardegna) e Francesco Guillot (Lipu Sardegna) che contesta apertamente la decisione assunta dalla Regione di affiancare al recupero del Ppr di Soru in alternativa al Pps di Cappellacci una legge per l’edilizia che a giudizio delle associazioni risulta peggiore del piano casa approvato dal centrodestra e successivamente annullato dal centrosinistra. È scritto nel documento: «Le norme contenute nel disegno di legge sull’edilizia appaiono molto pericolose per gli effetti che avrebbero sul territorio, ma soprattutto per la filosofia che pervade buona parte degli articoli del provvedimento, che di fatto istituzionalizzano le deroghe alle norme urbanistiche comunali, regionali e nazionali». Secondo le associazioni «le finalità e il contenuto della normativa che si vorrebbe approvare sono esattamente gli stessi, peggiorativi del famigerato piano casa di Cappellacci, sinora fortemente avversato anche dall’attuale maggioranza politica. Con l’enorme aggravante che le deroghe al piano paesaggistico e ai regolamenti comunali da provvisorie diventano definitive».

Forte il richiamo al valore del paesaggio: «Il paesaggio e tutte le sue componenti naturali, sociali e culturali, che connotano ogni luogo e la sua specifica identità - è scritto nel lungo documento - costituiscono il nucleo fondante, collettivamente riconosciuto, dello “statuto” del territorio, non arbitrariamente modificabile e protetto da norme costituzionali. Ed è veramente incredibile che vengano consentite nuove volumetrie pari al 25 per cento nella fascia dei trecento metri dalla linea di battigia perfino alle strutture turistico-ricettive che hanno già usufruito di tale possibilità e a quelle appena realizzate nel 2013». Scrivono ancora Morittu, Spada e Guillot: «È veramente aberrante che gli incrementi volumetrici possano essere oggetto, successivamente alla loro realizzazione, di cambio di destinazione d’uso e che si preveda la monetizzazione per i parcheggi mancanti, mentre rivendichiamo per ciascun cittadino residente o insediabile dei contesti urbani il rispetto degli standard urbanistici dei diciotto metri quadrati previsti dalla normativa nazionale». Le tre associazioni chiedono al contrario «l’approvazione di leggi che abbiano come fine reale la effettiva conservazione del suolo non ancora edificato - bene comune e risorsa non rinnovabile - incentivando l’attività agricola, l’artigianato e un vero turismo culturale, attraverso la cura del territorio e dei suoi abitanti». In coda al documento Italia Nostra, Wwf e Lipu si dichiarano «totalmente contrari al testo del disegno di legge licenziato dall’esecutivo guidato da Francesco Pigliaru, perchè un piano casa in deroga perenne va in senso diametralmente opposto alla tutela del bene comune e non è pertanto emendabile». Esclusa quindi anche qualsiasi possibilità di ritorno sul testo approvato ed ora offerto alle osservazioni dei cittadini, come l’assessore Cristiano Erriu ha proposto. Perché se pure «al documento - come scrivono le associazioni - seguiranno osservazioni tecniche circostanziate» ad essere messi in forte discussione e contrastati sono proprio l’architettura e il senso del provvedimento,

che a giudizio degli ecologisti va contro la tendenza del Ppr dell’amministrazione Soru. La sostanza del documento è quindi una richiesta di ritiro del Ddl regionale «in materia di miglioramento del patrimonio edilizio» per tornare alla prospettiva del Ppr originario. (m.l)

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