Le partecipate costano 330 milioni all’anno

L’accusa arriva dalla Corte dei conti: perdite storiche e mancati controlli Aziende in liquidazione da dieci anni. La Giunta: cabina di regia contro gli sprechi

di Umberto Aime

CAGLIARI

La Corte dei conti è stata chiara, dura e perentoria: «Così la Regione certo non può andare avanti. Finora non ha indirizzato la spesa e neanche controllato i bilanci». Ebbene sì, con le società partecipate, controllate e in house, la Sardegna ha esagerato e non poco negli anni. Nell’anarchia o quasi che ha origini lontane, nel 2013 oltre 330 milioni, il 18 per cento del bilancio, è finito nel pozzo di ventisei aziende pubbliche per azioni, a responsabilità spesso neanche per ottenere in cambio servizi ma solo per ripianare le perdite.

La galassia. Alcune sono conosciute, in attività e svolgono un importante servizio di interesse generale o hanno una missione: Abbanoa, acqua, Saremar, traghetti, e Arst, autobus, le più note. Altre da dieci anni sono invece delle scatole vuote, inoperose e in liquidazione ma continuano a pesare lo stesso sulle casse della Regione. Poi ci sono i casi estremi come l’Igea. Doveva occuparsi di bonifiche nelle zone industriale inquinate, non c’è riuscita per un ingorgo politico-burocratico, e dopo aver lasciato a terra i dipendenti (in otto occupano da giorni la miniera di Lula) ha chiuso comunque l’ultimo bilancio con un deficit di 11 milioni a fronte dei 18 incassati dalla casa madre. Oppure c’è il paradosso della Fluorsid: dal 2009 destinata alla chiusura ma in dodici mesi è riuscita – chissà come – ad aumentare di 700mila euro il costo del personale che era intorno ai tre milioni. Di chiusure stile odissea e anche triste eredità di salvataggi fallimentari questa galassia è zeppa: dai meno 849mila euro dichiarati dalla Fluorite di Silius fino ai -266 euro della Stl-Sistema turistici locali. Con due ultimi numeri sconcertanti: ai vari liquidatori di lungo corso, la Regione ha pagato quasi 300mila euro di compensi e sono altri soldi gettati nel pozzo. Mentre fra amministratori unici e consiglieri delle società in attività il costo sfiora i 2,5 milioni,

La reprimenda. È una «situazione di irregolarità grave e complessiva» che «si è trascinata per troppo tempo», si legge in un altro passaggio della requisitoria della Corte dei conti all’udienza in cui, seppure fra mille dubbi, il rendiconto 2013 è stato certificato e approvato. Però potrebbe essere uno degli ultimi ad aver ottenuto tanta benevolenza: «È urgente e non più procrastinabile che la Regione controlli e indirizzi, come da sempre avrebbe dovuto fare, le società in cui ha il 100 per cento delle azioni, o la maggioranza, e dovrebbe essere anche più vigile nei confronti di quelle società in cui la sua partecipazione è minima». Col sicuro taglio delle entrate e il pareggio di bilancio dal 2015, l’esigenza è diventata un obbligo.

L’urgenza. A ottobre e dopo aver pesato con attenzione il volume delle azioni, il censimento era stato deciso una legislatura fa, la giunta Pigliaru ha voluto metterci una pezza. Ha istituito una «cabina di regia» fra gli assessorati per «apportare i correttivi necessari, come una banca dati comune finora inesistente, a ridurre la spesa e avviare le verifiche prima, durante e dopo sui bilanci delle controllate». Per poi guardare oltre: «Dovrà essere valutata, sempre in tempi rapidi, anche l’opportunità di mantenere o alienare le partecipazioni e nel caso sciogliere le società che non hanno più convenienza economica». Il tutto dovrebbe far parte della riforma della «macchina regionale».

Il censimento. C’è Abbanoa che con la recente capitalizzazione ha avuto dalla Regione 57 milioni e dopo il bilancio disastroso del 2012 (-11 milioni) è passata a un utile di 71 milioni anche grazie all’aumento delle tariffe comunque gran parte dei crediti li deve ancora incassare. A chiudere in attivo è anche l’Arst: +115mila euro, ricevuti 195 milioni, ma fra arretrati e tagli vari ora l’Azienda trasporti rischia di vacillare. Chi si è rimessa in carreggiata è la Sfirs: - 7 milioni nel 2012, +49mila l’anno successivo, ma va ricordato anche l’ammontare dei trasferimenti: 87 milioni. Sta bene anche SardegnaIt (software per la Regione): 22 milioni di entrate e un utile intorno ai 59mila euro Da quattro società virtuose o riabilitate nei conti, a quella che i soldi se li mangia, la Carbosulcis. L’ultimo trasferimento 20 milioni, da profondo rosso il bilancio: - 42 milioni. In perdita ha chiuso anche la Saremar (-1,7 milioni, 15 milioni dalla Regione) con una vendita imposta dall’Europa ma ancora lontana dall’essere realizzata. Stesso segno negativo per la società di gestione dell’aeroporto di Alghero, Sogeaal: 1,4 milioni di finanziamento, 2,3 milioni la perdita. Fra le società in liquidazione solo la Sarind ha un attivo (+421mila), le altre sono in rosso: Progemisa (-121mila), Sigma (-147mila) e Sipas (-167mila).

Dovevano occuparsi di industria e agroindustria, hanno chiuso, sono rimaste un costo. Per chiudere con questa botta: fra spese di rappresentanza e consulenze, le controllate divorano ogni anno altri 16 milioni. Troppi e neanche spesi con trasparenza, scrive implacabile la Corte dei conti.

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