Riforma delle Asl, la verà novità sarà il “codice rosa”

Equipe d’emergenza per far fronte alla violenza sulle donne Sulla legge confronto duro fra maggioranza e opposizione

CAGLIARI. Il «codice rosa» o pronto soccorso per l’emergenza delle emergenze, la violenza sulle donne, è l’unica novità reale (quasi) della legge sulla sanità. Tutto il resto, a futura a memoria, con effetti – buoni o cattivi? – rimandati all’anno prossimo, quando arriverà la riforma delle Asl, quella che sarà totale. Per ora il Consiglio regionale si è preso sulle spalle il peso di mettere assieme i pezzi di una leggina uscita con un testo dalla commissione e stravolta in aula dagli emendamenti presentati dalla maggioranza di centrosinistra. Ieri altri due articoli, oltre a quello sul «codice rosa», sono stati approvati da chi governa: la conferenza territoriale socio-sanitaria, composta dai Comuni amministrati dalle future Asl, e le «case della salute» o poliambulatori decentrati. Gli ultimi due articoli, compreso quello che darà il via libera al commissariamento delle Aziende sanitarie, saranno approvati mercoledì, con il voto finale dall’esito scontato: via libera e pubblicazione sul Bollettino della Regione.

Emendamento. L’emendamento è stato presentato in corsa, nessuno ci aveva pensato in commissione, dal consigliere regionale Luca Pizzuto (Sel). È stato approvato all’unanimità, anche se poche ore dopo ha scatenato l’ennesima polemica fra maggioranza e centrodestra, che ha ricordato come «il servizio fosse stato già inaugurato dalla giunta Cappellacci». Paternità a parte, il «codice rosa» sarà attribuito alle donne vittime di violenze che arriveranno al pronto soccorso. Sarà un’equipe multidisciplinare, composta anche da psicologi, a occuparsi dell’emergenza. La Sardegna è una delle prime regioni a istituire il «codice rosa» – oltre alla donne garantirà maggiore tutela ad anziani, bambini e immigrati – ed «è un segnale di grande attenzione e civiltà», è stato il commento dell’assessore alla Sanità, Luigi Arru.

Allarme rosso. È quello che, nella quarta seduta dedicata alla legge, si è accesso più volte durante e dopo ogni scontro fra i due poli in campo. Stavolta la minoranza ha contestato al centrosinistra non solo di aver «tirato fuori dal cilindro un pasticcio», ma commesso anche un altro errore: «Di fatto avete commissariato il Consiglio, perché tutti i poteri di fare e disfare da oggi in poi li avrà la Giunta». L’hanno detto Giorgio Oppi (Udc), Pietro Pittalis e Oscar Cherchi (Forza Italia) e Attilio Dedoni e Michele Cossa (Riformatori), con toni spesso accessi: «Il ruolo d’indirizzo del Consiglio – uno dei passaggi – non può essere svilito con così tanta brutalità». Al fuoco dell’opposizione ha risposto la maggioranza con Pietro Cocco, Lorenzo Cozzolino e Luigi Ruggeri del Pd, Anna Maria Busia e Roberto Desini del Centro Democratico. Dai banchi del centrosinistra la risposta è stata secca: «Possiamo solo rimproverarci di non essere intervenuti prima sul disastro economico e organizzativo ricevuto in eredità dalla giunta Cappellacci». Ora il centrosinistra ha accelerato i tempi e vuole portare a casa questo primo passaggio. Poi comincerà la fase di studio della seconda parte per arrivare in primavera alla grande riforma che – stando alle previsioni dell’assessore – «porterà a una riduzione netta della spesa», seppure ancora da quantificare, e «migliorerà subito la qualità del sistema sanitario regionale».

Grande partecipazione. A sollecitarla è stato, in uno degli interventi, l’assessore Arru. «Nessuna decisione operativa – ha detto – sarà presa senza aver consultato prima i territori». Nulla, neanche la novità dell’Azienda per le urgenze-emergenza e ancora meno la prossima mappa delle Asl, «sarà calato dall’alto».

Il giuramento della Giunta è stato: «Andiamo e andremo alla ricerca di condivisione, consapevolezza e responsabilizzazione, perché è questa l’unica strada per raddrizzare la sanità nelle città e nelle zone interne». La chiusura è stata del capogruppo di Sel, Daniele Cocco: «Dobbiamo fidarci».

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