Il ferito ancora in agonìa Il sindaco: no a vendette

Aldo Caboi resta ricoverato in Rianimazione all’ospedale di Nuoro I carabinieri di Jerzu continuano a sentire vicini e potenziali testimoni

NUORO. «Ancora in vita. Condizioni stabili ma gravi»: l’ultimo bollettino medico che arriva dall’ospedale San Francesco e dal reparto di Rianimazione, non conforta i parenti di Aldo Caboi, l’allevatore che insieme al compaesano Fabrizio Ligas, sabato mattina è stato vittima di un agguato a colpi di fucile nelle campagne di Gairo Taquisara. Le due sorelle di Caboi, gli amici con i quali spesso andava a caccia, ma anche tantissimi semplici conoscenti, vivono in queste ore con il fiato sospeso. Da un lato, la preoccupazione per le condizioni gravissime nelle quali versa l’allevatore, in continuo bilico tra la vita e la morte a causa di un proiettile conficcato nel cervello, dall’altro il timore fondato che con l’agguato di sabato, nel paese possano tornare a galla antichi odi o più recenti rancori figli della campagna. Lo ha detto, del resto, il sindaco di Gairo Roberto Marceddu, qualche giorno fa, nella sua pagina Facebook: «La violenza genera sempre violenza, tutti abbiamo famiglie, mogli, figli, parenti ed amici. Lasciarsi andare alla violenza provoca sempre altra violenza con effetti che alla lunga tutti quanti paghiamo, compresi quelli che assistono a questi tristi eventi. Mi auguro che non ci sia alcun morto e che questo fatto venga chiuso senza strascichi e senza vendette di alcun tipo. Diversamente, conosceremo altri momenti bui, di cui nessuno ha certo nostalgia e che, anzi, determineranno la fuga di molte persone e famiglie che non possono pensare di vivere in un contesto e clima di questo genere». E se da un lato il paese e il suo primo cittadino lanciano questa sorta di appello alla ragione, sul fronte delle indagini continua il lavoro dei carabinieri della compagnia di Jerzu, guidati dal tenente Giuseppe Merello. Ma si tratta di un lavoro tutt’altro che facile perché finora, tra le decine di potenziali testimoni sentiti in caserma, sembra che nessuno abbia fornito spunti interessanti per dare una svolta alle indagini. Al momento, tuttavia, i carabinieri propendono per la pista dei due killer: questo sembrerebbe suggerire la dinamica dell’agguato e la balistica. Mentre è nebbia fitta,

ancora, attorno al movente e rimangono sempre in piedi le ipotesi dei dissidi nati nel mondo delle campagne, dei cantieri forestali, della fame di lavoro, delle questioni di confine e di bestiame. Aldo Caboi e Fabrizio Ligas condividevano un centinaio di vacche nello stesso terreno comunale.

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